Il rompicapo siciliano

Perché le elezioni d’autunno rischiano di non risolvere il problema dell’ingovernabilità

Il rompicapo siciliano

Beppe Grillo annuncia il candidato alle prossime elezioni regionali in Sicilia. Foto LaPresse/Guglielmo Mangiapane

Centrodestra e centrosinistra si affannano in questi giorni a cercare un candidato alla presidenza della regione siciliana, come bastasse la sua elezione per governare l’isola. E invece no. Perché in Sicilia, come in tutte le altre regioni, non vige un sistema presidenziale, in cui il presidente può quasi sempre governare indipendentemente dal legislativo, ma un sistema parlamentare a elezione diretta, in cui le sue iniziative devono essere approvate dall’Assemblea regionale. Il presidente, quindi, per governare, ha bisogno di una maggioranza politica disciplinata e coesa che ne condivida e sostenga dialetticamente l’indirizzo politico.

   

Ebbene, la legge elettorale siciliana, al contrario di molte altre, favorisce ma non assicura al presidente eletto la maggioranza in Assemblea, limitandosi ad assegnare alle liste che l’hanno appoggiato un premio di governabilità (il 10 per cento: dalla prossime elezioni 7 seggi su 70, presidente eletto incluso). Un premio che, nell’attuale assetto tripolare, con tutta probabilità non consentirà a nessuna forza politica di avere la maggioranza in Assemblea.

  

Poco male, obietterà chi ritiene che le maggioranze non si debbano creare artificialmente. Come nelle camere nazionali, così anche in Sicilia il presidente dovrà cercarsi la maggioranza in Assemblea, negoziando con le forze politiche il consenso per allargare il perimetro della sua coalizione. Peccato però – come coraggiosamente denunciato dal presidente dell’Ars, Ardizzone sulla base di dati peraltro inequivocabili – che la frammentazione politica abbia raggiunto in questa legislatura vette così alte che i gruppi parlamentari, più che espressione di forze dotate d’identità politico-elettorale, sono mere aggregazioni tecniche di singoli deputati. Inoltre, si sottovaluta che, al contrario del presidente del Consiglio, quello della regione è eletto direttamente dagli elettori per cui, in forza di tale legittimazione diretta, non solo non può essere sostituito in corso di legislatura ma ha il diritto di avere gli strumenti per poter governare.

  

Trappole legali

Orbene, non solo tali strumenti sono molto deboli ma all’opposto ve ne sono altri che sono fatti apposta per intralciare l’azione dell’esecutivo, primo fra tutti la prevalenza del voto segreto, che è la vera norma fondamentale del sistema siciliano, perché nei fatti serve non a garantire la libertà di mandato dei deputati regionali ma a permettere all’Assemblea di poter contrastare e difendersi dal presidente. Si crea così un equilibrio del terrore tra un presidente eletto direttamente dagli elettori ma non in grado di poter governare (anche perché, fateci caso, mai proveniente dalle file del partito di maggioranza relativa) e un’Assemblea che ha gioco facile nell’affossare le iniziative del presidente, senza però prendersi la responsabilità politica di sfiduciarlo per non essere costretta all’autoscioglimento. Quali ricadute negative possa avere tutto ciò lo riprova con tutta evidenza il disastroso governo Crocetta che, oltreché espressione di un’evidente incapacità personale, è frutto del fallimento di un sistema politico-istituzionale.

  

In queste condizioni, è fin troppo facile prevedere che le divisioni che hanno attraversato, attraversano e attraverseranno le presunte coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, unitamente all’assenza di una maggioranza in assemblea, non consentiranno al presidente eletto, qualunque esso sia, di poter governare. Lo stesso dicasi qualora dovesse vincere il M5s giacché, essendo com’è noto indisponibile a ogni alleanza, il loro sarebbe un governo minoritario che avrebbe contro tutta l’opposizione in Assemblea. In entrambi i casi, il risultato sarebbe lo stesso: la completa paralisi e il rischio, non irreale, di nuove elezioni. Esattamente il contrario di ciò di cui la Sicilia oggi ha più che mai bisogno.

     

* Professore di Diritto costituzionale

Università Kore - Enna

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