Totò Cuffaro che vinse due volte

Il cuffarismo in Sicilia è tutt’altro che morto. Dai candidati del Pd a tutti gli altri, ecco cosa hanno in comune

Totò Cuffaro che vinse due volte

Salvatore Cuffaro (foto LaPresse)

Palermo. Il cuffarismo non è morto. Anzi, tra le strade di Sicilia, snodi decisivi per il destino politico del paese, è più vivo che mai. Basta guardare i fedelissimi di Salvatore Cuffaro che dopo i guai giudiziari dell’ex governatore di Raffadali sembravano destinati a sparire. E che invece sono stati capaci di “riciclarsi”, di riproporsi, passando indenni attraverso il “tradimento” e i ribaltoni di Raffaele Lombardo e la farlocca rivoluzione catartica di Rosario Crocetta.

 

Sono tutti lì, a guardar bene, in queste ore nelle quali, nell’Isola, si gioca l’importante partita delle candidature per la presidenza della regione. Persino, anzi soprattutto, a sinistra, dove, tra i nomi più quotati spuntano quelli di Roberto Lagalla, Giovanni La Via e Dore Misuraca. Cosa hanno in comune i tre possibili candidati di Pd e alleati? Hanno fatto parte tutti dell’ultimo governo di Totò Cuffaro sulle poltrone della Sanità, dell’Agricoltura e del Turismo.

 

Altro che morto. Il cuffarismo non è mai stato così in salute. Forse nemmeno ai tempi in cui il presidente che ha recentemente finito di scontare la sua pena regnava a Palazzo d’Orleans. Erano gli anni tra il 2001 e il 2008 quando, ad esempio, a far parte dei suoi governi era anche Giuseppe Castiglione oggi sottosegretario alle Politiche agricole e in quegli anni vicepresidente della Regione. Vice, cioè, di Totò Cuffaro, che lo nominò anche assessore all’Agricoltura. Castiglione prima, Misuraca poi, entrambi nei governi del politico agrigentino, sono oggi i leader siciliani di Alternativa popolare, il partito guidato da Angelino Alfano che in queste ore si accinge a chiudere un accordo politico per le regionali siciliane con i più intransigenti avversari di Cuffaro.

 

Di quei governi ha fatto parte anche Michele Cimino. Il politico agrigentino, in passato tra i più vivaci animatori di Forza Italia nella stessa provincia d’origine di Alfano, è il portavoce del movimento Sicilia Futura, fondato da Totò Cardinale, ex ministro delle Comunicazioni nei governi di Massimo D’Alema tra il 1998 e il 2001. Una formazione politica, a guardar bene, zeppa di “cuffariani”. Tutti a sinistra, oggi. Dove in tanti spingono in queste ore per candidare alla presidenza della regione Gianpiero D’Alia.

  

Che con l’Udc di Cuffaro fu eletto al Parlamento nazionale nel 2006 e nel 2008. Fu proprio D’Alia a lanciare, cinque anni fa, come candidato alla presidenza l’attuale governatore Rosario Crocetta. Oggi è tra i nomi più caldi per segnare la “discontinuità” da quel progetto politico. Magie di Sicilia. Dove Crocetta si scaglia contro l’ipotesi della candidatura di Roberto Lagalla: “Al mio posto vogliono un cuffariano” ha protestato. Peccato che il governatore dimentichi che ex assessori di Cuffaro hanno popolato anche i suoi governi. Il cuffarismo ha attecchito persino nei terreni apparentemente impervi della Rivoluzione antimafia e legalitaria. E’ il caso di Giovanni Pistorio che Crocetta “caccerà” dalla sua giunta solo dopo la pubblicazione di alcune conversazioni “hot” finite dentro l’inchiesta sui trasporti marittimi che vede lo stesso governatore indagato. Anche Pistorio è stato un assessore alla Sanità con Cuffaro. Nella giunta di Crocetta, del resto, oggi siede Luisa Lantieri che fu componente della segreteria particolare di Cuffaro e candidata con le liste dell’ex presidente alle elezioni europee del 2009. Proprio Cuffaro chiuse la campagna elettorale nella città d’origine dell’attuale assessore di Crocetta. Qualcuno ricorda ancora l’intervento accorato dell’ex governatore a Piazza Armerina, in provincia di Enna. L’elezione fu solo sfiorata, ma otto anni dopo la “pupilla” di Cuffaro è ancora lì. Con Crocetta. Uomini e donne di chiarissima matrice cuffariana, insomma, sono sempre nei posti che contano. Dove amministrano e danno le carte, dove decidono e influenzano. E pochi, tra questi, oggi sarebbero pronti a rinnegare pubblicamente quel passato. Anzi, qualcuno sottovoce rivendica il rapporto d’amicizia e di riconoscenza col governatore finito in carcere. E che oggi, scontata la pena per favoreggiamento alla mafia, nell’Isola della confusione e della memoria corta, sembra essere in grado di spostare ancora gli equilibri politici. Non a caso, nel corso dell’ultima campagna elettorale per le elezioni a sindaco di Palermo, Leoluca Orlando ha più volte fatto riferimento al “pericolo Cuffaro”, declinato nell’immagine assai efficace della “palude”. Peccato che nemmeno lui si sia accorto che le sue liste erano popolate da tanti ex cuffariani, camuffati da candidati “civici”.

 

Cuffaro dal canto suo assicura di “non occuparsi più di politica”. In realtà non è per nulla ai margini. Pochi giorni fa, solo per fare un esempio, una sua nota ironica con la quale ha scherzosamente “schiaffeggiato” Crocetta, pubblicata sul quotidiano Live Sicilia, è stata letta da decine di migliaia di persone che hanno anche rivolto all’ex governatore commenti intrisi di affetto e nostalgia. E’ la rivincita del cuffarismo. Che in Sicilia non muore mai.

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