Il piagnisteo del M5s

Il partito di Grillo che si lamenta per lo “sciacallaggio politico” non è credibile

Il piagnisteo del M5s

L'articolo pubblicato sul blog delle Stelle

Il Sacro blog piagnucola perché, dopo gli attacchi informatici subiti dal sito dell’Associazione Rousseau, nessuno è andato ad abbracciare Beppe Grillo e a offrirgli un cioccolatino. “Ci saremmo aspettati solidarietà da parte di tutti – scrive il M5s – ma questa non è arrivata da nessuna parte. I partiti si sono distinti solo per uno squallido sciacallaggio politico con dichiarazioni, in particolare di esponenti del Pd, completamente fuori da ogni logica e senza mai prendere le distanze dagli atti criminali che il MoVimento 5 stelle ha subito”. Onestamente, tutto ci potevamo aspettare in questo agosto molto caldo, tranne l’indignazione del M5s per un presunto “sciacallaggio politico” a suo danno.

 

Che in effetti sia proprio il partito del Casalgrillo a lamentarsene sarebbe materiale per uno dei vecchi spettacoli comici del cofondatore del Movimento. Basterebbe ricordare un famoso post del 2014 che Grillo pubblicò sul suo Facebook, da manuale dello sciacallaggio: “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina? Guardate un po’. Belìn, è fantastico!”. Seguiva link a un video prodotto da un attivista nel quale fingeva di guidare l’auto con a fianco una sagoma di cartone di Laura Boldrini. Seguivano, ancora, valanghe di insulti alla presidentessa della Camera, vomitate su Facebook senza alcuna moderazione. Ma d’altronde, che cosa c’è da aspettarsi da un partito che teorizza e pratica gogne pubbliche, esibisce manette e sventola manuali etici salvo poi non rispettarne neanche uno e infine lamentarsi se lo stesso metro di giudizio manettaro viene adottato nei suoi confronti? Si prenda l’annosa questione giudiziaria. Il M5s sul “non penalmente rilevante”, sui sospetti, sul vortice di nomi che saltano fuori dalle carte di qualunque inchiesta, ci si è aggrappato per anni, ci ha costruito larga parte della propria fortuna elettorale, al grido di “onestà, onestà, onestà”. A un certo punto, però, sono arrivati i primi indagati e il M5s ha riscoperto il fascino del garantismo. Non prima di essersi lamentato, naturalmente. Come fece Luigi Di Maio. “Sui giornali c’è una carrellata di fango contro di me, tutti piccoli schizzi ma non per questo meno fastidiosi di una valanga”. Dopo il fango e lo sciacallaggio, adesso ci manca solo una feroce indignazione per gli eccessi di internet e della tecnologia.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    17 Agosto 2017 - 08:08

    Ma se 1) prima hanno detto che l'hackeraggio era una robetta da niente; 2) poi -tanto per cambiare e in spudorata contraddizione -hanno accusato in massa anzi in gregge l'ackeraggio dei criminali del piddì. Si vede che, con l'avvicinarsi delle lezioni in Sicilia, hanno capito che il piagnonismo rende. Comunque: superior stabat lupus, longeque inferior agnus. Tiè, così passeranno il 17 agosto a metterla sul traduttore di Google dal cinese.

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