Lo spirito anti nazionale grillino è tutto in una pazza idea neo-borbonica

L'idea dei pentastellati di fare del 13 febbraio il giorno della memoria delle vittime “dimenticate” del Risorgimento

Lo spirito anti nazionale grillino è tutto in una pazza idea neo-borbonica

Bene ha fatto Antonio Gurrado a richiamare sul Foglio l’attenzione su quanto è accaduto nel consiglio regionale pugliese, dove, “sotto l’occhio benevolo di Michele Emiliano”, è stata approvata una mozione presentata dal Movimento 5 stelle a favore dell’istituzione di un giorno del Ricordo dei martiri dimenticati del Risorgimento. Un’approvazione quella pugliese, che si inserisce in una strategia politica grillina a largo raggio che si sta sviluppando dalla scorsa primavera, con la presentazione di mozioni analoghe alla pugliese in tutte le altre regioni del Sud e con l’intervento in Senato del senatore Sergio Puglia.

 

Intendiamoci: la polemica anti risorgimentale della storiografia neoborbonica (che non va confusa con la storiografia meridionalistica classica), la sua accusa di rimozione dalla memoria collettiva e dall’insegnamento scolastico di tutti i mirabolanti primati del Regno delle Due Sicilie, del vero e proprio genocidio compiuto “dai piemontesi” nella repressione del brigantaggio, del saccheggio delle “immense” ricchezze del Regno delle Due Sicilie, non sono né di questa estate né di quella passata. Le sue prime manifestazioni si ebbero sin dagli anni Ottanta del secolo scorso, molto provocate e alimentate dall’irruente e rozza ondata anti meridionale leghista, e culminarono nel 2010 nella pubblicazione del Terroni di Pino Aprile, accolto con un’apoteosi inversamente proporzionale alla solidità documentaria del suo impianto interpretativo basato su affermazioni del tipo: “il regno delle Due Sicilie era, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo dopo Inghilterra e Francia…” (pag. 9); “Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi… L’impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell’Unità d’Italia” (pag. 94); la repressione del brigantaggio provocò, su una popolazione di 9 milioni di abitanti, da almeno ventimila a un milione di morti – che è la stima accettata dall’autore – (pag. 69). Ovviamente nessun accenno ai caratteri di un regime politico come quello borbonico, assolutista, privo di Parlamento e di tutti i fondamentali diritti di una moderna democrazia, e che nel 1860 lasciava il Sud con l’imbarazzante primato dell’analfabetismo su scala peninsulare e quello dell’assenza completa di ferrovie dall’intero territorio meridionale, tranne il centinaio di chilometri della Campania cui si contrapponevano i circa 850 del Piemonte. Enti, fondazioni, istituzioni culturali varie, amministrazioni pubbliche di ogni livello (regionali, provinciali, comunali) e di ogni colore politico hanno promosso per anni nel Mezzogiorno una miriade di convegni, tavole rotonde, incontri, conferenze a sostegno delle tesi di Aprile. Ora però la proposta grillina segna un salto di qualità molto importante rispetto al passato perché per la prima volta il dibattito entra nelle aule parlamentari e dei consigli regionali meridionali con una finalità ben precisa e concreta: fare del 13 febbraio il giorno della memoria delle vittime “dimenticate” del Risorgimento, cosa che assume nei fatti un carattere antinazionale che è inconcepibile venga coltivato nell’ambito di istituzioni pubbliche come le regioni e il Senato. Quella data non è infatti equivalente a quella del Giorno della Memoria dell’olocausto, o al giorno del ricordo delle vittime delle foibe. Non è la ricorrenza di un qualche evento legato alla repressione del brigantaggio. E’ notoriamente e semplicemente il giorno della resa di Gaeta e del definitivo crollo del Regno delle Due Sicilie, senza di che il Regno d’Italia non sarebbe mai nato.

 

A ciò si aggiunge il carattere strumentale a fini elettoralistici di tutta l’operazione. Sinora tutti i dibattiti neoborbonici erano rimasti grosso modo sempre abbastanza trasversali nei loro riferimenti politici e partitici. Ora invece con la sua iniziativa il Movimento 5 stelle si propone al movimento neoborbonico come l’unica forza politica che, per di più da posizioni minoritarie, è in grado di ottenere qualcosa di concreto sul piano istituzionale e per di più di altamente significativo sul piano della simbologia storica. E’ una strategia che si lega strettamente a quella iniziata dal M5S all’indomani del referendum istituzionale attribuendosi in esclusiva la grande vittoria del No nel Mezzogiorno, e si realizza, sotto gli occhi non si sa se disattenti o compiacenti degli Emiliano di turno, i quali rincorrendo le rozze strumentalizzazioni storiche del M5S dimostrano di non avere ancora ben compreso che le regioni che essi governano fanno parte dello Stato italiano nato nel 1861 dalle ceneri degli Stati e dei regimi preunitari, e soprattutto che le battaglie politiche si decidono non con le rincorse demagogiche, ma con la difesa netta e senza infingimenti delle idee, della cultura e dei valori fondanti della propria storia nazionale.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    14 Agosto 2017 - 14:02

    La constatazione di come la Storia nazionale, per tacere di quella generale, sia conosciuta poco e male, è sconfortante.

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  • gattodavide

    14 Agosto 2017 - 11:11

    Ben vengano le esagerazioni di aprile se servono a rivedere la storia. se vogliamo mischiare la storia con la politica di oggi, non scrivere che de magistris cavalca il movimento autonomista meridionale, inserendo la parola autonomia anche nel suo partito è compiere una omissione, e si capisce benissimo dove si vuole arrivare.

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  • gattodavide

    14 Agosto 2017 - 11:11

    l'articolo è davvero pieno di errori e questioni opinabili. una cosa è aprile (lo vogliamo chiamare il saviano dei neo borbonici?), una cosa sono i neo borbonici, che si organizzano in associazioni culturali e non di rado in associazioni politiche con rango di partito (i cui tesserati, lo ricordo, non hanno accesso nelle liste del m5s) che si sono abbinati anche a DEMA. va segnalato che chi crede nelle teorie avanzate dai neoborbonici e vota per il m5s è fortemente critico nei confronti dell'assenza di misure meridionaliste nel programma del m5s. Tuttavia capisco lo scopo dell'articolo, quello di accollare oltre alle scie chimiche ai no vax, anche gli errori "scientifici" di aprile, insomma vogliono usare Aprile per arrivare ad Aprile e vincere le politiche. questo discorso politico storico lo seguo fino ad un certo punto, viva la verità storica, va bene una commemorazione, anche sui morti del sud e non solo su quelli delle foibe.

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  • NAPOORSO

    13 Agosto 2017 - 22:10

    Io son della posizione del venerato Biffi: il Risorgimento è stato fatto male, disfarlo sarebbe peggio! Le posizioni grilline son pagliacciate che piacciano a tutti i politici non hanno nulla da fare e ciò permette loro di giustificare lo stipendio che rubano. Ma non di meno il Risorgimento è stato fatto male: perchè in primis è stato fatto e voluto da altre nazioni per altri scopi. Sarebbe il caso che ciò fosse posto in giusta evidenza, e se qualcuno ha il minimo dubbio, studi un pò la storia della nostra gemella di parto (anno e levatrice) la Romania.

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    • mauro

      14 Agosto 2017 - 14:02

      Il Risorgimento fu voluto dalle élites italiane dell'epoca, nell'ambito di quel romanticismo culturale europeo che era molto forte in quel periodo, non fu voluto da altre nazioni. Che al massimo non ci ostacolarono come nel caso del mille o ci dettero una mano come nel caso di Napoleone terzo che voleva danneggiare l'impero austriaco.

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