Concorrenza approvata

Passa il ddl Concorrenza: un risultato oggi e una lezione per il futuro

L'eutanasia del ddl Concorrenza

Il Senato ha approvato il ddl Concorrenza: finalmente l’Italia ha la sua prima legge “annuale” per la concorrenza. Gli ottimisti diranno: finalmente. I pessimisti: troppo poco, troppo tardi. I realisti saranno invece soddisfatti del risultato ottenuto, ma faranno anche tesoro dell’esperienza maturata. La legge nasce da un obbligo introdotto nel 2009 che, fino a ieri, è stato sistematicamente disatteso. Il provvedimento risale al 2015. L’impegno di approvarlo “rapidamente” è stato ribadito in ogni documento governativo, ma ci sono voluti tre anni. Paradossalmente, la critica corretta è opposta a quella che tanti hanno sollevato: il provvedimento era troppo vasto ed eterogeneo. Il Sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonio Gentile, ha parlato della “tenacia e perseveranza con cui abbiamo difeso i diritti dei consumatori contro le resistenze delle corporazioni”. Le lobby si sono coalizzate proprio grazie all’eccessiva estensione del Ddl. Bisogna, allora, recuperare lo spirito originario della legge annuale, cercando non di fare ogni anno una rivoluzione, ma di puntare a una politica di miglioramento incrementale, concentrandosi di volta in volta su un settore, o una questione, ritenuta in quel momento prioritaria. Questo anche perché i mercati cambiano, e non necessariamente le soluzioni sono buone per tutte le stagioni. Pensiamo, per esempio, ai taxi: dieci anni fa il tema era il numero delle licenze, oggi le nuove tecnologie come Uber e Lyft. La legge sulla concorrenza non va pertanto vista come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Se questa legislatura deve trasmettere una lezione alla prossima, è che non bisogna fare un singolo passo più lungo della gamba, ma dieci passettini ordinati. E poi altri dieci, e poi dieci ancora.

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