Dema-gogia

De Magistris imbarca i tassisti e per i cittadini aumentano le tariffe

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Luigi De Magistris durante il suo comizio a Napoli (foto LaPresse)

A Napoli la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma un viaggio in taxi. Sempre più caro. Secondo quanto previsto dal nuovo piano comunale sono scattati rincari delle tariffe che arrivano fino al 25 per cento: aumentano le corse ordinarie, aumentano quelle festive e notturne, aumenta del 50 per cento il costo della prenotazione telefonica con il radiotaxi e cambiano gli scatti del tassametro (ogni 48 metri e non più ogni 60, ogni 8 secondi e non più ogni 10). I cittadini pagheranno molto più ma guai a chiamarli aumenti, sono “adeguamenti”. E infatti sono il prodotto del lungo adeguamento di Luigi de Magistris alle logiche clientelari: l’accordo con i tassisti napoletani è il frutto del patto elettorale di De Magistris con il consigliere comunale Ciro Langella, leader dei tassisti napoletani, eletto con il centrodestra e passato in cambio del nuovo tariffario con il gruppo Dema, il partito personal-familiare del sindaco. Quello che accade a Napoli è molto simile a ciò che succede a Roma. De Magistris era stato eletto con la promessa di “scassare tutto”, Virginia Raggi con quella di aprire tutto “come una scatoletta di tonno”, e tutti e due sono finiti a fare patti con i tanti piccoli e grandi poteri organizzati e consolidati nella città. E’ un’evoluzione naturale di tutti i movimenti populisti e demagogici, che è particolarmente efficace nelle città in cui c’è diffusa disaffezione alla politica e scarsa partecipazione elettorale e quindi basta controllare pochi serbatoi di voti (corporazioni e municipalizzate) per mantenere il potere. La soluzione passa dalla costruzione di alternative che sappiano mobilitare il voto d’opinione.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    29 Luglio 2017 - 11:11

    Sì, ma la vera abilità dei truffatori come De Magistris e i 5 stelle non è comprare voti, questo lo sanno fare tutti dove i voti sono in vendita come in tutto il sud. Neppure comprarli con i soldi degli altri, in questo sono solo una costola malriuscita della sinistra cattocomunista e della peggiore DC. La specialità è nel cornificare e mazziare milioni di fessi: derubarli e farli felici regalando loro balle quotidiane adatte a farli ragliare contro un nemico al giorno: in genere gente onesta, i veri nemici del neofascismo 5 S e del cialtronismo alla De Magistris.

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  • giantrombetta

    29 Luglio 2017 - 09:09

    Voto di scambio? Traffico di influenze? L'ex magistrato ora sindaco pare ben sappia che le ipotesi di reato riguardano sempre gli altri. Preciso comunque di considerare una folle quanto pericolosa stranezza partorita dalla sinistra giustizialista l'aver classificato come reati quelli che da sempre sono il sale della politica. In senso nobile ma pure pragmatico ogni voto e' sempre frutto di uno scambio e di una mobilitazione di influenze. Nelle aule parlamentari, per le strade e nelle case, come storia insegna e le cronache quotidiane pure di Napoli e Roma confermano.

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  • carlo schieppati

    29 Luglio 2017 - 08:08

    Visto che "i confini tra ciò che è mafia e ciò che non lo è sono molto labili (Don Luigi Ciotti su Avvenire)" resta da stabilire se queste liste a carattere familistico siano da considerarsi associazioni di stampo mafioso (ex art. 416 bis) o meno. Comunque io sono per Carminati Sindaco (e Buzzi Direttore Generale).

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