Perché la battaglia sui vitalizi è il modo migliore per delegittimare la democrazia

C’è la progressiva introduzione di un principio pericoloso, letale: l’idea che essere pagati per fare il parlamentare sia praticamente un reato

Perché la battaglia sui vitalizi è il modo migliore per delegittimare la democrazia

Foto LaPresse

Al direttore - Il testo Richetti ha compiuto un primo passo per iscriversi nell’elenco delle leggi del disonore, a fianco della legge Severino. E’ un testo incostituzionale, indecoroso sul piano tecnico e vergognoso su quello politico perché si propone di punire la rappresentanza parlamentare, come se dovesse scontare una sorta di peccato originale. Quando una classe politica non si limita a farsi umiliare senza alcuna reazione, ma è la prima ad infilarsi nella gogna per compiacere la plebe populista, merita solo di essere travolta. Nessuno dovrà meravigliarsi quando passerà la ronda a prelevarlo da casa per portarlo in giro per le strade a raccogliere ogni tipo di ingiuria e umiliazione. Come, in Cina, ai tempi delle Guardie rosse e della Rivoluzione culturale.

Giuliano Cazzola

 

Con ironia, un deputato di Forza Italia, Simone Baldelli, martedì ha proposto di introdurre un emendamento particolare alla legge Richetti: istituire direttamente il reato di vitalizio, prevedendo dai due agli otto anni di reclusione per chiunque lo maturi e una pena dai cinque ai dieci anni per chiunque lo prenda. Il presidente della Camera, ieri visibilmente emozionata durante il voto sulla legge Richetti, ha dichiarato inammissibile l’emendamento, ritenendolo illogico, incongruo e provocatorio. Purtroppo Baldelli, pur volendo ovviamente provocare, ha centrato il punto: in ballo, quando si parla di lotta al vitalizio, non c’è solo un tentativo di far risparmiare allo stato qualche spicciolo ma c’è qualcosa di più. C’è la progressiva introduzione di un principio pericoloso, letale: l’idea che essere pagati per fare il parlamentare sia praticamente un reato. La lotta contro il vitalizio è cominciata anni fa con alcune foto segnaletiche sul blog di Grillo. Oggi, purtroppo, la battaglia di un clown è diventa la battaglia di un pezzo importante del Parlamento italiano, e tutti saranno lì a battere le mani, senza capire però una verità drammatica: trasformare il mestiere di parlamentare come un mestiere comunque è il modo migliore per delegittimare non solo il Parlamento ma la nostra democrazia.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    27 Luglio 2017 - 14:02

    Al direttore - La triste, penosa, squallida vicenda di “un volgo disperso che nome non ha” è andata in scena nel teatro di Montecitorio. E’ al 1993 che tutti, nessuno escluso, hanno dato una mano per scriverne il copione. Sarebbe indispensabile che in un Paese che si definisce “Repubblica democratica fondata sul lavoro” ci fosse, per lo meno, una condivisione comune su cosa s’intenda per “democrazia”. Ci riempiamo la bocca del lemma, ma ciascuno lo interpreta secondo fini e scopi e convenienze proprie. E' un vizio vecchio per antico pelo. Il Parlamento ne è l’esempio. Era più genuina, sincera, la sigla URSS. Unione repubbliche socialiste sovietiche". Era chiarissimo a quale tipo di società si riferisse, non prendeva in giro nessuno. Il progetto è fallito, perché l'uomo universale, smaltiti i bollori intellettualistici e velleitari lo ha rifiutato. Riproporlo, in sostanza il fine è quello, sotto la veste del "pensiero unico, ma democratico" è truffa culturale aggravata e continuata.

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  • Giovanni Attinà

    27 Luglio 2017 - 12:12

    Caro Cerasa, a suo tempo il sociologo Max Weber scrisse il libro" La politica come professione". Sono tra quelli che non mi scandalizzo per questa professione, ma nel frattempo sono stati introdotti troppo privilegi nell'impegno politico che poi riguarda persone che espletano già una professione e magari poi in Parlamento lottano per la difesa delle lobby che rappresentano. Pertanto non mi straccerei le vesti, come fa Cazzola, per il provvedimento approvato dalla Camera perché non mortifica nessuno. Sull'esiguità in percentuale della spesa siamo alle solite: fare parte delle èlites deve perpetuare il privilegio, mentre per la massa plebea sempre pane e acqua , perché sono in troppi. Ad ogni modo spero che "Il Foglio" si batta per l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione per il riconoscimento giuridico dei partiti e perché ci siano regole democratiche, anche sulla scelta dei candidati, altro che capilista bloccati e roba del genere.

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    27 Luglio 2017 - 11:11

    Il "problema" e' che si trasforma il mestiere di parlamentare in qualcosa che solo tre categorie di persone potranno o vorranno fare: 1) i ricchi a cui i soldi di uno stipendio comunque non servono (questi ovviamente in quanto rappresentanti dei poteri forti e portatori di interessi ai grillini non andranno bene e a suon di attacchi sui conflitti di interesse verranno fatti fuori) 2) gli incapaci a cui uno stipendio significativo comunque nessuno lo darebbe 3) gli idealisti competenti con spirito di sacrificio disposti ad abbassare il proprio tenore di vita per servire il paese (rari come i diamanti e la cui tenuta nel tempo, una volta eletti in un parlamento costituito fondamentalmente di persone appartenenti alla seconda categoria, e' tutta da verificare). In sostanza stiamo costruendoci di fatto un parlamento monopartito grillino.

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      27 Luglio 2017 - 23:11

      Meglio di così non si poteva dire, grande Marco. Un Parlamento del genere è quel che serve ai veri principi: quelli del foro - nemmeno metaforicamente fa più una piega.

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  • luigi.desa

    27 Luglio 2017 - 11:11

    Ho già scritto che quando uscì 'La casta' -e ancor di più per il successo masochistico che ebbe ,dei due babbioni del Corriere l'Italia ,come struttura istituzionale ,aveva avuto un danno come una guerra perduta. E gli effetti di lungo periodo li abbiamo visti ieri in parlamento.

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