I vitalizi garantiscono la libertà dei parlamentari. Ecco perché vanno difesi

L'intervento di Ferdinando Adornato durante la discussione in aula alla Camera: “L'idea di punire chi ha fatto politica, chi è stato parlamentare, con regole che allora erano legittime, è un'idea folle” 

I vitalizi garantiscono la libertà dei parlamentari. Ecco perché vanno difesi

(foto LaPresse)

Pubblichiamo l'intervento del deputato di AP-CPE-NCD Ferdinando Adornato durante la seduta della Camera del 25 luglio 2017 dedicata alla discussione sulle norme in materia di abolizione dei vitalizi.

 


 

Presidente, la mia generazione sa che uno scoglio non può arginare il mare. In verità, non so se ci sia questo scoglio, ma il mare dell'antipolitica è diventato un oceano. Ormai sparare contro la politica è come sparare contro la Croce Rossa; si dice, con un modo di dire popolare. Ebbene, io credo che oggi sia un dovere difendere la Croce Rossa, sia un dovere difendere la storia della Croce Rossa in Italia, le sue funzioni e le sue prerogative. L'antipolitica è un conto. Anch'io, nella mia storia politica, l'ho praticata diverse volte; attaccare i partiti, il finanziamento, i rimborsi, è legittimo. L'antipolitica non crea un problema; crea un problema culturale, crea un problema di reazione, di difesa, ma non crea un problema alla democrazia, mentre l'antiparlamentarismo sì. E oggi è una svolta storica, perché è la prima volta che l'antipolitica colpisce al cuore il parlamentarismo. L'antiparlamentarismo in Italia si è diffuso negli anni Venti e alla fine degli anni Sessanta: in entrambi i casi, le conseguenze non sono state positive per il Paese, perché superare la soglia che passa dall'antipolitica all'anti-parlamentarismo mette in gioco i valori della democrazia.

 

È difficile dirlo, perché ha ragione il collega Toninelli: uno su dieci - non so se i termini siano quelli, ma sostanzialmente lo sono - non ha fiducia nelle istituzioni, nella politica. Lo dico ai colleghi di Cinquestelle, senza nessuna volontà particolare di polemica, ma spero ancora si possa ragionare - anche se Adriano Celentano direbbe che gridare oggi è rock e ragionare è lento -, vorrei provare a ragionare, a scegliere il lento: contestare un fatto, legittimamente, anche con ragione, perché voi spesso avete ragione, ma per contestare questo fatto arrivare alla violazione di un principio, questo è sempre sbagliato.

 

Per contestare un fatto, anche legittimamente, in questo caso intendo dire il fatto, che è del tutto evidente anche ai bambini, che la politica è in crisi da molti anni, che la politica non ha risposto ai suoi doveri, anzi ha fatto molto, molto peggio di questo; ma contestare questo fatto, legittimamente e anche con ragione, arrivando a violare un principio, questo non lo fate. Ma ormai è tardi. Poi dirò qualcosa sul PD. Infatti, contestare un fatto e arrivare a violare un principio, questo non porta bene, non porta bene alla democrazia, perché ci possono anche essere 100 parlamentari qui, e soltanto dei Cinquestelle, ma nonostante questo io direi la stessa cosa: questi parlamentari non possono in nessun modo essere uguali agli altri cittadini, perché rivestono una funzione che non può essere paragonata a nessun'altra funzione in giro per l'Italia.

 

Questa storia che siamo uguali tutti, non è vera, perché le funzioni cambiano! Poi, sono temporanee, uno viene eletto… E sapete perché c'era il vitalizio? Per garantire la libertà del deputato! Non solo l'indipendenza e l'autonomia dai poteri forti, ma dal lavoro, dal ricatto di non avere un lavoro, di non trovare più un lavoro dopo dieci anni! Era una forma di garanzia di un'Italia che forse è giusto superare, ma perché volete punire questa Italia? Perché volete punirla? È stato già abolito il sistema retributivo, dal 2012. Sono state fatte tante cose sbagliate in Italia, ma l'idea di punire chi ha fatto politica, l'idea di punire chi è stato parlamentare, con regole che allora erano legittime, è un'idea folle! È un'idea sbagliata! Quante cose sbagliate sono state fatte in Italia? Ve ne dico una: chiedete alla signora Ermanna Cossio, che è una dei 531.752 italiani che sono andati in pensione con quattordici anni di contributi. Nel 1973 ci fu la famosa legge: le baby pensioni. Noi paghiamo 1.500 euro lorde da quarant'anni - ex bidella friulana -, e spendiamo 10 miliardi all'anno. Era giusto abolire le baby pensioni? Certo! Ma non era giusto che i Grillo o i Renzi dell'epoca telefonassero alla signora Cossio e le dicessero: “Sai che c'è? Hai 35 anni e adesso non prendi più niente! Adesso, da oggi, non prendi niente!”.

 

È sbagliato punire, ecco perché la Costituzione sancisce il carattere non retroattivo delle leggi! Perché non si può ragionare solo al presente! Oggi è così, avete ragione, anche se, attenzione, la maggioranza ragiona così come voi, e chi ha la maggioranza ha ragione di esibirla e di detenerla anche in Parlamento, ma non è detto che abbia ragione. Non è detto che le maggioranze hanno sempre ragione, altrimenti don Sturzo e Antonio Gramsci dovevano iscriversi al Partito Nazionale Fascista! Non è che il mood di un'epoca stabilisce i valori! I valori sono universali, altrimenti non sono valori! E la democrazia rappresentativa si basa sul fatto che i parlamentari - lo ripeto - non sono uguali agli altri cittadini! Che poi, possono essere 100, e allora bisogna fare le riforme. Io personalmente sono perché ci sia una Camera sola con 150: hai voglia a risparmi! Sono per la Repubblica presidenziale, sono per le cose per cui mi sono battuto e mi batto, ma si agisce così, riformando, non distruggendo! E poi ci vogliono delle ragioni: perché c'erano gli stipendi dei parlamentari così come erano - poi sono stati bloccati, perlomeno negli scatti - e i vitalizi? Perché i padri costituenti - mi rivolgo a chi ha agitato il libretto della Costituzione per votare no - hanno detto: chi sono i parlamentari? Chi saranno i parlamentari nella nostra Repubblica nuova, dopo il fascismo? A chi li paragoniamo? E hanno detto: sono dei magistrati; sono dei magistrati della Repubblica. E gli stipendi e tutto quanto fu omologato ai magistrati, per il semplice motivo che ci fu un ragionamento. E ancora, quando il Presidente della Repubblica ci chiama, verso Natale o in altre circostanze, dice: invito alle magistrature della Repubblica; e lì trovate la Corte dei Conti, la Consulta, i parlamentari. Magistrati: ecco perché ci sono questi stipendi, che sono a garanzia, proprio come la magistratura, dell'autonomia della politica dai poteri, e dei magistrati dai poteri. Vogliamo cambiare? E cambiamo; cambiamo anche le indennità! Ma dopo un ragionamento, cambiamolo. Chi dobbiamo essere? Non siamo più magistrati? Siamo camerieri dei leader politici di turno? E omologhiamoci al sistema alberghiero! Ma ci vuole un principio, ci vuole un criterio, e, caro Richetti - sai quanta stima ho di te, lo dico davvero, non in formula retorica; Cera no, ma io sì - non possiamo essere omologati ai dipendenti pubblici, perché siamo dipendenti di chi? Siamo, sarete - ho molta amarezza nel dover fare uno degli ultimi interventi in quest'Aula su questo tema ma lo ritengo un dovere - chiunque sarà qui deve sapere chi è: non può essere giunto qui per caso guadagnando 5.000 euro e perché 5.000, perché non 4.000, perché non 6.000? Vi rendete conto che così tagliamo l'accesso agli strati: uno che guadagna di più non ci verrà e la democrazia non è rappresentativa se non può rappresentare tutti gli strati sociali. Io per me - ma non voglio perdere tempo - farei zero perché è un servizio alla Nazione; però ognuno mantiene lo stipendio che aveva prima e ha la giurisdizione che gli garantisce che è in aspettativa e non perde il lavoro. Io quindi farei zero: vi scavalco non so se a sinistra o a destra ma l'antiparlamentarismo è stato sia di sinistra sia di destra.

 

Dunque chi siamo? Questa è una domanda alla quale bisogna rispondere. Non fare appunto propaganda di qua, di là, i soldi, 5.000, 4.000, in un bazar in cui pensate che i cittadini certamente escano rinfrancati dalla discussione perché passerà la proposta di legge in esame? Ma forse escono ancora più disgustati perché non capiscono niente e vedono solo la lotta di tutti contro tutti e, ripeto, nessuno che ragiona. Si può cambiare tutto: si possono cambiare gli stipendi, le pensioni ma a partire da ragionamenti e senza toccare i diritti di chi, forse sbagliando, li ha acquisiti ma non si può entrare nel passato in nome di un eterno presente. C'è stato il passato, ci sarà il futuro e non c'è democrazia che si salva se distrugge il suo passato, se ha vergogna del suo passato. Bisogna capire perché certe cose sono avvenute. Si può cambiare tutto ma ragionando e riformando, non con quest'aria iconoclasta di chi, distruggendo i simboli del Parlamento, alla fine distruggerà la democrazia. E lo dico anche a voi, colleghi del PD: ho visto che c'è la gara a chi è stato primo. Ma lasciate loro la primogenitura, lasciate loro la primogenitura e seguite la tradizione e la storia della cultura che ancora rappresentate. Facciamo tanti scogli, alla fine argineremo il mare. Bisogna avere coraggio: il coraggio di metterci la faccia ma è ora questo coraggio di dimostrarlo perché questa è una svolta storica di questo Paese.

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  • gheron

    26 Luglio 2017 - 18:06

    Voi a Roma, in Regione, in Provincia, in Comune, nel corso dei decenni avete chiesto e ottenuto, anche legiferando in materia, ogni sorta di privilegio. In tal modo vi siete assicurati la piena libertà di parola e azione per ben operare a favore di noi comuni cittadini... Bene!... In poco più di cinquant'anni quella Italia dei De Gasperi, Einaudi, Segni, Togliatti e Almirante è divenuta questa Italia dei D'Alema, Pomicino, Speranza, Capanna, De Mita, Bertinotti, Prodi, Vendola, Cicciolina, Alfano, Berlusconi, Bonanni e compagnia cantando...Da cantiere a discarica...Con a lato una montagna di debiti.... Non è che all'Italia abbia portato male, ma proprio tanto male, una così grande libertà di "manovra" conquistata da codesti sedicenti "Onorevoli"?

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  • mario.patrizio

    26 Luglio 2017 - 12:12

    Ci sono sistemi reali e quelli ideali. I due possono avvicinarsi o allontanarsi. Nel primo caso occorrerebbero interpreti di un certo spessore. Il fatto che i sue sistemi tendono a divergere è la misura dello spessore.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    26 Luglio 2017 - 09:09

    Lei , "caro" Adornato, ha già adottato il sistema alberghiero in Parlamento: PCI, PDS, Alleanza Democratica, Gruppo Area, Forza Italia (circ.Veneto 2 volte), UDC (circ. Abruzzo), Unione di Centro (circ.Sicilia), Scelta Civica, Centristi per l'Europa. GrandHotel con 9 camere vista mare, vista monti, a Est, a Ovest (superamento Destra e Sinistra Lei va oltre). Quanto sopra pone il problema qualitativo del lavoro di parlamentare: il mandato (per me l'ideale è il collegio, al minimo, e cioè interazione eletto-elettore che evita l'effetto GrandHotel visto sopra. Per la questione economica: scordammuce u passato per il "past" per il futuro pensione con metodo in atto per tutti. Egregio, "rendere liberi..dal lavoro" è da Luigi XVI, da utilizzatore finale del Bagno Briatore in Versilia: le ricordo, e non dovrei, che "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". C'è chi confonde la lbertà con il ruolo di "libero" nel calcio.

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  • giantrombetta

    26 Luglio 2017 - 08:08

    Il suicidio della politica ha origini lontane, come Giuliano Ferrara ed il Foglio hanno puntualmente sottolineato. Basti pensare alla cancellazione dell'immunita' parlamentare costituzionalmente garantita dai saggi padri della Repubblica che ha spalancato le porte alla nuova Repubblica giudiziaria. E' grottesco osservare la resa al più becero populismo da parte di una sinistra che si proclama politicamente in guerra contro i populismi. Alcuno nota che la questione di fondo non sono le indennità ed i vitalizi dei parlamentari, ma la qualità dei medesimi. Ovvero ti pago in ragione di ciò che fai. Autodimezzare le indennità ed affini significa soltanto riconoscere che il proprio lavoro e la propria funzione valgono poco, se non quasi nulla. Altra cosa, ovviamente, sono alcuni privilegi ingiustificati. Ma l'idea di un Parlamento di francescani francamente dovrebbe far ridere, ancorché non stupire se l'unica riforma costituzionale e' stata l'eliminazione dell'istituto dell'immmunita'.

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