“Abbiamo una democrazia debole perché è debole la classe dirigente”

“E’ sparita la fertilizzazione reciproca tra tecnici e politici puri”. “La maggior parte dei nostri rappresentanti ha scelto la politica come mestiere”. Parla il prof. Cassese

“Abbiamo una democrazia debole perché è debole la classe dirigente”

Foto LaPresse

Professor Cassese, un tema che ritorna, quello della classe dirigente. Vogliamo parlarne? A condizione di seguire il motto degli antichi: “Distingue frequenter”. Evitiamo semplificazioni. Cerchiamo di attenerci all’Italia. Distinguiamo personale, incentivi, “humus”, interlocutori, sentinelle.   Sono curioso di sentire che cosa intende per sentinelle, ma mi adeguo. Cominci con il personale. In Italia, abbiamo una democrazia debole proprio perché è debole la classe dirigente. Il personale politico nazionale è scelto dai vertici dei partiti, cioè dalla sommità del nulla. Quello...

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  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    18 Luglio 2017 - 16:04

    Questo vuol dire mettere il carro davanti ai buoi. La democrazia va a rotoli perché il demos non funziona nel momento elettivo. Abbiamo i politici che meritiamo perché li abbiamo eletti male proprio nel momento di massima autorità del popolo che, autorizzato a scegliere le proprie elites, le contesta consegnando le chiavi del potere ai soggetti peggiori per cinismo, irresponsabilità e perfidia. C'è qualcosa di malvagio che ci perseguita dall'illuminismo in poi. Purtroppo ci siamo convinti che sia cosa buona avendo definito ragione illuminata il cieco rancore.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Luglio 2017 - 13:01

    Al direttore - Giusto il prof Cassese, ma alzare un po' lo sguardo dal nostro ombelico, converrebbe. Tutti gli uomini che compongono le classi dirigenti, politiche, economiche, istituzionali, provengono ed emergono dall'insieme e dal mix dei costumi morali e comportamentali, dal sentire e dalle attitudini prevalenti, per indole propria, per cultura tradizionale, per senso di responsabilità individuale e senso dell’interesse comune, dal totale del corpo elettorale. Lo stesso che ha il potere e il dovere, in una democrazia rappresentativa, che condivide e accetta pianamente il principio dell’alternanza al governo, di scegliere coloro cui affidare il compito di governare i complessi e anche contrastanti interessi della società che li ha scelti. Tutte ovvie banalità, che riaffermano e rende dogmatica, nel clima politico nostrano, la proposizione del “tutto si tiene”. Menenio Agrippa Lanato dixit.

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  • giantrombetta

    18 Luglio 2017 - 11:11

    E mi scusi, professore, se mi permetto di applicare (maldestramente) il suo acuto e condivisibile ragionamento ai due leader attuali della politica nazionale, ovvero Berlusconi e Renzi, entrambi laureati e assurti alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ovvero alla sommità del governo del Paese. Del passato professionale di grande successo del Cav. prima del tardivo ingresso in politica si conosce tutto. Del passato professionale di Renzi prima del precoce ingresso in politica purtroppo non conosco nulla. E quanto alla temporanea sua uscita dal vertice del governo, non percependo egli alcuna indennità di parlamentare, sono indotto a pensare che egli sia comunque costretto a campar di politica, ovvero dall'emolumento che verosilmente e correttamente gli conferisce il partito di cui e' segretario per democratica e trionfale investitura delle primarie. Ma anche Renzi e Berlusconi non sono presi in considerazione nei suoi esempi e ragionamenti attorno al mesterie della politica.

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  • giantrombetta

    18 Luglio 2017 - 11:11

    A proposito degli esempi di nostri statisti portati in primo piano, illustre è stimato professor Cassese, sarei curioso che ne pensa del presidente Craxi che comunque aveva studi universitari alle spalle. Non conclusi, e' vero, ma ciò non gli impedì di essere immortalato al museo delle cere di Londra accanto alle statue di Mitterand e Kohl. Ovvero ai grandi statisti della Nuova Europa. Una pagliacciata turistica? Abbiamo una democrazia debole perché e' debole la classe dirigente, lei osserva. A me pare che l'uso dell'aggettivo debole sia fin troppo generoso. Ed infatti subito dopo lei precisa essere questa classe dirigente selezionata dai vertici dei partiti, ovvero " dalla sommita' del nulla". Sbaglio, professore, a continuare un po' rozzamente a pensare che il nulla non può produrre che il nulla? Gianfranco Trombetta.

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