Quanti problemi ancora sulla legge elettorale

Legge elettorale, Forza Italia è ferma sul “tedesco”. Il Pd dice sì “in teoria”, ma ci sono difficoltà. Zanda: “Il maggioritario sarebbe meglio, ma le condizioni non ci sono. Non resta che insistere”

Quanti problemi ancora sulla legge elettorale

Foto LaPresse

Roma. “Ripartiamo dal modello tedesco”, ha detto qualche giorno fa al Foglio il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta. “Noi siamo fermi al sistema tedesco”, ha spiegato Silvio Berlusconi al Corriere. Dopo l’incagliamento – o implosione, per meglio dire – della discussione sulla legge elettorale, i partiti si guardano con sospetto. Le regole del gioco sono state congelate, sparite dal dibattito pubblico. Forza Italia avrebbe voluto calendarizzare la legge per luglio, ma il Pd ha chiesto di spostare tutto a settembre. “Spero che agosto possa ispirare i partiti”, dice al Foglio il capogruppo al Senato Luigi Zanda, che non sta seguendo in prima persona l’iter della legge, tornata in commissione alla Camera. “Servirebbe un sistema maggioritario, ma non mi pare ci siano le condizioni favorevoli. Quindi non rimane che insistere sul tedesco o comunque su un modello che sia proporzionale; magari potremmo riuscire ad aggiungere un piccolo premio. Lo dico a malincuore, però, perché il proporzionale danneggia molto l’Italia, che invece avrebbe bisogno di un maggioritario. Ma, appunto, non mi sembra che gli equilibri politici ci consentiranno altro. I partiti mi sembrano più orientati a fare i propri interessi che quelli dell’Italia. Con il Mattarellum, che il Pd ha tenuto in campo per tanto tempo, peraltro, sarebbe stato tutto più semplice. Non ci sarebbe stato neanche bisogno di rifare i collegi”. Insomma, come dice il presidente del Pd Matteo Orfini, “in teoria” si riparte dal modello tedesco. “Ma la vedo difficile”. C’è chi va oltre, come Roberto Giachetti, e dice che ormai le possibilità di un accordo sono svanite. “Non si farà nessuna legge elettorale”, certifica il vicepresidente della Camera. La difficoltà principale sta anzitutto nello stallo che si è creato. Chi prenderà l’iniziativa, dopo il caos di giugno? Spiega David Ermini, deputato vicino a Matteo Renzi: “Io direi che si riparte da quello che c’è, cioè dal Consultellum”.

 

“Per lavorare sul tedesco dovremmo riportare la legge in aula”, prosegue Ermini, “finire di approvarla e mandarla in Senato per correggere la norma sul Trentino, altrimenti salterebbe l’accordo con Svp. Mi pare tutto complesso se alla base non c’è un accordo fortissimo. Correttivi alla norma attuale non se ne faranno. Quindi o rimane la norma attuale, così com’è, o si fa una legge elettorale nuova, come il tedesco o il Rosatellum. Onestamente non so chi potrebbe prendere iniziativa sul tedesco. Renzi non mi pare che voglia. D’altronde, non è il tedesco il sistema che volevamo; avevamo detto sì dopo l’accordo con Forza Italia, M5s, Lega e Svp, ma quello è saltato e noi siamo sempre per il maggioritario”.

 

Qualche speranza, però, per i sostenitori del tedesco rimangono. Spiega Matteo Mauri, vicecapogruppo del Pd alla Camera: “Non è ancora deciso niente. Se si riparte dalla Camera bisogna farlo esattamente dal punto che avevamo lasciato. Perciò dal tedesco. Altrimenti, se si cambia modello, bisogna reincardinare tutto al Senato e ripartire da capo”. E il tedesco, spiega Mauri, “è probabilmente il minimo comune denominatore. Ma, essendo nei fatti un proporzionale puro, non è molto diverso dal sistema – benché disomogeneo – uscito dalle sentenze della Consulta”.

 

Insomma, nessuno è entusiasta del modello tedesco, ma le alternative per il momento non sono troppe, come dicono diversi interlocutori del Pd interpellati dal Foglio. Il rinvio a metà settembre certifica le difficoltà dei partiti a trovare un accordo unitario. Intanto martedì prossimo, il 18 luglio, la commissione Affari costituzionali della Camera tornerà a occuparsene, solo però in ufficio di presidenza, su richiesta di Alfredo D’Attorre di Mdp, con l’obiettivo di “riprendere l’esame” della riforma del sistema di voto “prima della pausa estiva” ed evitare così che ci si riduca “di nuovo a fare le cose in modo frettoloso”. Ma che qui nessuno abbia fretta lo si era già capito il primo giorno della legislatura. Avanti tedesco, però piano, pianissimo.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    14 Luglio 2017 - 09:09

    La corte costituzionale ha bocciato il ballottaggio previsto dallItalicum con la motivazione, se non ho capito male; che il ballottaggio può permettere anche a chi ha avuto pochi voti di ottenere il premio di maggioranza. Ho letto la sentenza che potete leggere anche voi a questo link http://www.cortecostituzionale.it/actionPronuncia.do - scrivete nello spazio "anno" 2017 e date invio. Compare la prima pagina delle sentenze emesse nel 2017. Andate a pagina 2 e scorrendo l'elenco arrivate alla sentenza 35 - 2017 , cliccate invio e compare l'intera sentenza ma se vi interessa la questione ballottaggio andate al paragrafo 8.4. Forse sbaglio ma sono convinto che con qualche correzione il ballottaggio potrebbe essere riconsiderato positivamente e la cosa non sarebbe di poco conto.

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  • mario.patrizio

    14 Luglio 2017 - 08:08

    Suppongo che il Cav. se la goda osservando quel che succede dopo che le forze politiche hanno accettato di lavorare sul tedesco. Soprattutto quando esponenti del PD dicono di essere per il maggioritario. Ma non è proprio il maggioritario ad essere stato sconfitto in questi ultimi 20 anni? Poi si dice che è stato l'odio a far perdere a Renzi il referendum. Quante ne combina l'odio se entra come variabile nella politica.

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  • giantrombetta

    14 Luglio 2017 - 07:07

    Caro Allegranti, ciò che scrive certifica un ulteriore fallimento del Pd renziano, che guida il governo del Paese e la maggioranza del Parlamento. Accettando che l'intera baracca si regga malamente in piedi a continui voti di fiducia da parte di un Parlamento squalificato la maggioranza dei cui membri voterebbe pure un decreto che affermasse che la terra e' quadrata pur di arrivare alla fine regolare della legislatura. Una volta le maggioranze si reggevano su un patto politico, ora su uno sconcio politico e istituzionale. Poi mi scusi e' interesse del Paese o del Pd che si vari una legge elettorale per tutti gli italiani, meno che per gli alto atesini? Si diceva che la legge e' eguale per tutti. Secondo lo statista Renzi no, perché chi fa accordi con lui e' più uguale degli altri. Altro sconcio politico.

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