Nell’Italia dei sindaci vince un centrodestra che esiste solo in città

Un conto è governare una città, un conto è governare l’Italia. Genova o non Genova, il Cav. sa che il centrodestra unito ha un costo molto alto e che con Salvini & Co. i conti è meglio farli dopo le elezioni. E ha ragione 

Nell’Italia dei sindaci vince un centrodestra che esiste solo in città

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini (foto LaPresse)

II giorno dopo il voto nei comuni, come spesso accade quando si parla di elezioni amministrative, il copione è sempre uno ed è sempre lo stesso: non esistono partiti sconfitti, esistono solo moltissimi vincitori e altrettanti fatti alternativi. Piccola carrellata, prima di arrivare al cuore del nostro ragionamento che riguarda una gigantesca fake news relativa ai veri vincitori delle comunali di domenica scorsa, ovvero i candidati del centrodestra.

 

 

Dice Beppe Grillo, il cui partito è rimasto fuori dai ballottaggi di tutte le principali città andate al voto perdendo un sindaco in tutti e tre i comuni conquistati nel 2012 (Parma, Comacchio, Mira), che domenica scorsa è andato tutto alla grande, che ogni maledetta elezione il Movimento 5 stelle continua a crescere e che da qui al governo ormai è questione di metri (bum). Dice Matteo Renzi che il centrosinistra ha perso qualche città importante ma alla fine dei conti i risultati non sono così male (bum) e nonostante le sconfitte a Genova, L’Aquila, Monza, Piacenza, La Spezia, Alessandria, Asti, Pistoia, Como, Rieti, Lodi e Oristano, che volete che sia, non bisogna essere pessimisti, perché nei comuni con più di 15 mila abitanti le coalizioni a guida Pd hanno vinto in 67 occasioni mentre quelle a guida Forza Italia hanno vinto solo in 59 casi. Dice Matteo Salvini che in realtà i veri vincitori delle elezioni comunali, in una tornata elettorale in cui il modello Le Pen è stato archiviato e in cui i candidati di centrodestra che hanno vinto nei comuni sono quelli che si sono presentati con un profilo nettamente alternativo al salvinismo (l’unica grande città ad avere un leghista candidato era Padova ed è l’unica grande città che il centrodestra ha perso), sono i compagni leghisti e che queste elezioni, senza possibilità di fraintendimento, dimostrano che la linea Salvini vince (bum) e che la linea invece Berlusconi perde (stra-bum). Si potrebbe andare avanti per ore ad elencare il numero di partiti e di politici che si auto-riconosce come autentico vincitore delle amministrative, ma il dato più significativo di queste ore riguarda un grande paradosso con cui i vincitori delle comunali dovranno fare i conti nei prossimi mesi. 

 

  

Il centrodestra di Silvio Berlusconi ha vinto nei comuni grazie a un posizionamento tattico tanto micidiale quanto sorprendente (più Renzi e Grillo litigano, più Berlusconi riconquista fiducia) e grazie a un particolare modello elettorale che esiste solo ed esclusivamente all’interno dei comuni e che a livello nazionale sarebbe potuto esistere solo ed esclusivamente se il centrodestra avesse fatto quello che non ha fatto sette mesi fa: sostenere per via referendaria il tentativo di Matteo Renzi di adattare il sistema istituzionale nazionale sul modello dei sindaci. Anche per questo, ma non solo per questo, l’Italia che oggi stiamo commentando, e sulla quale ciascuno di noi si esercita per trovare un qualche elemento utile da mettere a fuoco per anticipare un trend politico che si potrebbe andare a ripetere alle prossime elezioni a livello nazionale, è un’Italia che esiste solo ed esclusivamente a livello locale. Ed esiste esclusivamente in quel contesto non solo per ragioni legate al semplice modello di sistema elettorale.

 

Anche in queste ore Silvio Berlusconi sta mostrando di saperlo perfettamente: un conto è mettersi d’accordo con la Lega sul nome di un candidato a cui affidare la guida di una città, un altro è mettersi d’accordo con la Lega su questioni che riguardano il governo di un paese. Il fatto che sui temi relativi alla sicurezza, l’immigrazione, la politica estera, l’euro, il commercio mondiale, le pensioni, le tasse, il lavoro, il welfare, la lotta al terrorismo ci sia una distanza abissale tra un partito che si riconosce nei princìpi del Ppe (e che in questo momento esprime con un suo uomo persino il presidente del Parlamento europeo) e un partito che considera il Ppe una minaccia per la democrazia del nostro continente (e che continua a riconoscersi orgogliosamente nella figura di una Marine Le Pen) non è un punto del tutto secondario.

 

E non è un caso che nonostante il successo delle comunali il Cav resti convinto che la linea giusta da seguire, nel futuro, sia quella messa nero su bianco qualche tempo fa sul Foglio: “Le coalizioni imposte dalla legge elettorale – lo hanno dimostrato sia l’Ulivo che l’Unione – non funzionano. Anche nel centro-destra la convivenza obbligata con partner recalcitranti, se non addirittura infidi, ha reso molto più difficile la nostra azione di governo e ci ha impedito di fare alcune riforme, dal fisco alla giustizia, che consideravo indispensabili”. Può piacere oppure no, ma con il ritorno maestoso della repubblica dei De Mita e dei Pomicino, e con la fine almeno momentanea della stagione nazionale del modello maggioritario, Berlusconi è consapevole del fatto che da qui alle prossime politiche il compito dei leader che puntano a intercettare il voto dell’elettorato moderato sarà quello di marcare una distanza vera e concreta con tutti gli estremismi (compreso Salvini).

 

E' tornato il polo azzurro

Oltre i ballottaggi c’è di più. Facce, indizi e storie da seguire nel centrodestra risorto che guarda già al 2018, con Berlusconi come padre fondatore (ma anche come regista non tanto occulto)

 

Un centrodestra che regala la sua golden share a Salvini (a meno che Salvini non accetti di farsi commissariare dai Maroni, dai Giorgetti, e dagli Zaia) è un centrodestra che potrebbe regalare un’autostrada al Pd (ammesso e concesso che il Pd sappia liberarsi come dovrebbe e come potrebbe dell’incubo del modello Unione). Viceversa un centrodestra che mostra la sua indipendenza da Salvini e da altri estremismi sovranisti è un centrodestra che può puntare a recuperare buona parte dei sei milioni di voti persi dal Pdl tra le elezioni del 2008 e quelle del 2013.

 

“Da questi risultati – ha detto ieri il Cav. – il centrodestra può partire in vista della sfida decisiva per tornare a guidare il paese, sulla base di un programma condiviso, che in larga parte già abbiamo, e di una coalizione tra forze politiche diverse, caratterizzata da un chiaro profilo liberale, moderato, basato su radici cristiane, secondo il modello di centrodestra vincente in tutt’Europa e oggi anche in Italia”. Genova o non Genova, Berlusconi sa che in un’Italia proporzionale, come quella in cui ci troviamo oggi, le coalizioni si fanno subito dopo le elezioni. E sa bene che nell’Italia di oggi la distanza che esiste su base nazionale tra Forza Italia e la Lega è infinitamente maggiore della distanza che esiste tra Forza Italia e il Pd di Renzi. Per questo Berlusconi non vuole una legge maggioritaria. Per questo Berlusconi farà di tutto per non andare alle elezioni con una coalizione. Per questo Berlusconi continuerà a chiedere a Renzi di riprovare dopo l’estate ad approvare una legge sul modello tedesco, una possibilità concreta di andare alle elezioni senza doversi coalizzare con alleati birbanti (e forse Renzi dovrebbe iniziare a farci un pensierino). E per questo, infine, Berlusconi potrebbe accettare a ottobre la proposta che gli dovrebbe arrivare dal segretario Pd: mettere da parte gli estremismi di destra e di sinistra e iniziare a costruire insieme un percorso comune attraverso un progetto ambizioso da testare sulla prossima legge di stabilità. Il modello dei sindaci è un sogno. Ma quel sogno, purtroppo, continuerà a esistere solo nelle città,  mentre a livello nazionale continuerà a essere una gigantesca fake news.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    27 Giugno 2017 - 18:06

    Ultima ora (da giornale radio 24)ore 16: Il PD lombardo si accoda ai promotori del referendum sull'autonomia della Lombardia (input Maroni) ; il Pd comincia a inseguire vedi mio commento.

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  • lorenzolodigiani

    27 Giugno 2017 - 16:04

    Caro Cerasa, il suo articolo è interessante e condivisibile, ma è in coda ad esso che si trova la sua considerazione più importante. Lei la esprime con un condizionale d'obbligo, pero' non si vede quali alternative possa avere se non un lungo periodo d'ingovernabilita', dopo le prossime elezioni politiche. " Berlusconi potrebbe accettare la proposta del segretario del PD: mettere da parte gli estremismi di destra e di sinistra e iniziare a costruire un percorso comune". Dati per scontati i borborigmi di non pochi elementi sia del PD che di FI, non vedo altre strade percorribili, soprattutto per chi sostiene di rivolgersi ad un elettorato liberale e moderato.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    27 Giugno 2017 - 16:04

    Il Cavaliere ha governato il centro destra con dei buzzurri,degli ex fascisti,degli ex socialisti craxiani (sez.Sempione e Magenta chi scrive) e altri.Oltre a effettuare un cambiamento allora in una palude c'era un comune sentire pur nella diversità delle provenienze attraverso Berlusconi.Questi ci ha messo del suo per ridurre FI alle condizioni di oggi e i buzzurri che erano ridotti al 3/4% sono arrivati dove erano prima della loro caduta ma, comunque, deficitari nel sud. A oggi,nel contesto europeo e globale,nell'assoluto spappolamento di idee e contenuti dal PD alla sinstra e allo squallore intellettuale e politico di Casaleggio jr.&Grillo senior(mi taccio sulle"figurine panini"in parlamento)il centro destra può avere una "spazio 2018" su 5 punti e un nuovo"attrattore"(*). I punti sono: Immigrazione,Sviluppo economico e budget adeguato,Produttività multifattoriale,Riduzione della spesa. *L'attrattore( teoria del caos) è un leader che fa convergere i più verso i 4 punti del programm

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    27 Giugno 2017 - 12:12

    Dice Cerasa "i candidati di centrodestra che hanno vinto nei comuni sono quelli che si sono presentati con un profilo nettamente alternativo al salvinismo (l’unica grande città ad avere un leghista candidato era Padova ed è l’unica grande città che il centrodestra ha perso)". A parte che a Palermo, Taranto e Lecce (si possono considerare grandi citta?) il centrodestra ha perso (anche lì per colpa di Salvini?), segnalo che ad Alessandria (terza città del Piemonte) e a Lodi hanno vinto due candidati ultra-leghisti, rispettivamente Gianfranco Cuttica di Revigliasco e Sara Casanova. E a l'Aquila, città simbolo, la lista Noi con Salvini è risultata determinante. Comprendo la foga di sostenere ancora che Salvini e i leghisti sono tutti buzzurri, ma un po' di precisione non guasterebbe. Ma poi si è così sicuri che FI sia più vicina al PD che alla Lega? Guardiamo alle battaglie comuni si immigrazione, ius soli, Cirinnà, fisco ecc. Tutte le dichiarazioni pubbliche del Cav. dicono il contrario.

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    • Lou Canova

      27 Giugno 2017 - 19:07

      Col proporzionale nessun partito o sedicente coalizione di cdx o csx piuò andare oltre il 30/35%. Impossibile governare per quella via.

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    • Lou Canova

      27 Giugno 2017 - 13:01

      Lei sta alle dichiarazioni (parzialmente aggiungo io). Ma i fatti che ci dicono invece? Se l'unità del centrodestra non è un fake come mai il Cav. non si muove dal proporzionale/ognun per sé?

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      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        27 Giugno 2017 - 17:05

        Se è vero quello che dichiara, cioè che non è proponibile/pensabile un governo col PD, penso che la strategia possa essere quella di marciare divisi e colpire uniti (elettoralmente), con il vantaggio, così potrebbe pensare Berlusconi, di essere meno condizionato. Si può ricordare cosa successe nella legislatura 2001-2006 (mattarellum) con AN e UDC (defenestrazione di Tremonti, rimpasto di governo voluto da Follini ecc.). Per me in realtà anche con il proporzionale non cambierà niente, se ci sarà un governo di centro-destra si ripeteranno i tentativi di condizionarne il percorso, a meno di patti "alla tedesca" fra i partiti alleati. Anche quando si è votato col porcellum, proporzionale con premio di maggioranza, i guai non sono certo mancati (scissione di Fini). Piuttosto non capisco la testardaggine con cui si rifiutano le preferenze, dato che il sistema a liste bloccate (con candidati quindi imposti dai partiti) non ha certo portato a esempi di fedeltà. Almeno che si possa sceglierli.

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