Ecco le città che ci faranno capire se le elezioni si vincono ancora al centro

Il centrodestra favorito è quello meno estremista, il centrosinistra sfavorito è quello meno moderato. Genova, ma non solo

Ecco le città che ci faranno capire se le elezioni si vincono ancora al centro

LaPresse/Tano Pecoraro

Roma. Ai ballottaggi di domenica 25 giugno si affronteranno due modelli, emersi nei comuni al voto in tre regioni: Toscana, Liguria e Veneto. Da una parte c’è un centrosinistra che si presenta alle urne con candidati il cui orientamento politico è decisamente spostato a sinistra (Pistoia e Lucca in Toscana, Genova in Liguria), dall’altra ci sono candidati “moderati” o civici che rivendicano l’indipendenza dai partiti (Padova, Belluno e Verona in Veneto). Guardiamo nel dettaglio le situazioni e il contesto politico.

    

In Toscana, dove il Pd è in sofferenza da tre anni, stiamo assistendo a una contrazione del numero di comuni controllati dal centrosinistra: prima delle elezioni erano 23 (il 76,7 per cento sul totale), mentre ora sono 17 (58,6). Fra le regioni rosse, la Toscana è quella in cui il Pd è andato peggio, come dimostra anche un’analisi dell’Istituto Cattaneo: rispetto al 2012, ha perso 4 punti percentuali. Cinque anni fa, le candidature “di sinistra” di Samuele Bertinelli a Pistoia e Alessandro Tambellini a Lucca risultarono vincenti. Stavolta invece rischiano la sconfitta. Nel 2012, Bertinelli, di professione libraio con velleità da intellettuale novecentesco, all’epoca vicino a Bersani, prese il 59 per cento dei voti, due domeniche fa si è fermato al 37. Tambellini, insegnante, nel 2012 andò al ballottaggio con il 46,81 per cento e poi vinse con il 69,72, riconquistando la città dopo 14 anni di governo di centrodestra. A questo giro il sindaco uscente, che si è fermato al 37,48, si è presentato con l’appoggio di “Sinistra con Tambellini”, una lista civica benedetta da Giuliano Pisapia, che ad aprile si presentò a Lucca per appoggiare la ricandidatura del sindaco. Nota bene: ha preso il 5,81 per cento, mentre il candidato di CasaPound il 7,8 per cento e la lista dei fascisti del terzo millennio il 4,92. Una eventuale sconfitta in queste due città (per non parlare di Carrara, dove il Pd va al ballottaggio con il M5s) sarebbe un segnale di non poco conto per capire con quale modello il Pd intende affrontare le prossime competizioni. A Genova uguale. Nel capoluogo ligure la sinistra governa da sempre, ma stavolta al centrodestra potrebbe riuscire il blitz. A sfidarsi sono Giovanni Crivello, con un curriculum di sinistra (classe 1952, ex Pci, è stato coordinatore dei Ds e poi è entrato in Sel) e Marco Bucci, manager di esperienza internazionale che, sotto la benedizione di Giovanni Toti, si presenta con tutto il centrodestra unito. La volta scorsa il candidato di Pdl Pierluigi Vinai non riuscì neanche ad arrivare al ballottaggio, stavolta Bucci è arrivato addirittura davanti (38,80 per cento) a Crivello (fermo al 33,39). L’analisi dei flussi elettorali fatta dall’Istituto Cattaneo aiuta a capire che cos’è successo all’elettorato di centrosinistra che nel 2012 scelse l’arancione Marco Doria. “L’elettorato che in quell’occasione premiò il candidato di centrosinistra Doria si riversa in maggioranza sul nuovo candidato di questo schieramento, Crivello, ma perdite di un certo rilievo sono subite a favore del non voto (5,8 per cento del corpo elettorale) e del candidato pentastellato Pirondini (3,4 per cento del corpo elettorale). Queste perdite – sommate al fatto che l’esponente del centrodestra Bucci mantiene solidamente l’elettorato del proprio schieramento e fagocita quasi per intero anche quello del candidato che nel 2012 si presentò sotto le bandiere della Lega (Rixi) e buona parte di quello del ‘civico’ Musso (Enrico, sfidante di Doria al ballottaggio nel 2012, ndr) oltre a piccole fette di altra provenienza – hanno determinato un ribaltamento di forze tra centrosinistra e centrodestra”. Interessante anche il confronto con le elezioni politiche del 2013, che evidenzia “le forti perdite verso l’astensione subite dal Pd (ben il 7,7 per cento del corpo elettorale)”. 

   

“Contrariamente a quanto si osserva solitamente nelle elezioni ‘di secondo livello’ (comunali, regionali), il Pd subisce a Genova (e anche in altri comuni analizzati dall’Istituto Cattaneo in questa tornata) perdite verso l’astensione maggiori di quelle subite dal principale partito di centrodestra (ossia, quello che nel 2013 era il Pdl)”. Il candidato di centrodestra, Bucci, “ha saputo mantenere più del 60 per cento dell’elettorato del Pdl e, oltre a questo, è riuscito a strappare la quasi totalità dell’elettorato del ‘centro’, ossia della coalizione montiana, e una quota rilevante dell’elettorato che nel 2013 scelse il partito di Grillo”.
Il modello civico è quello che emerge in Veneto, anche nel centrosinistra. La svolta civica, qui, non è una svolta arancione ma è generalmente una svolta di centro. A Padova, dove si è votato in anticipo rispetto alla scadenza naturale (nel 2016 la giunta è caduta dopo le dimissioni di massa dei consiglieri comunali), il leghista Massimo Bitonci (40,25 per cento) va al ballottaggio contro l’imprenditore Sergio Giordani (29,20), sostenuto dall’associazione Amopadova (e dalPd). Tre anni fa, nel 2014, Bitonci vinse agilmente con il 53 per cento. La sua lista civica prese il 16,66 per cento, stavolta il 24,10. La lista di Giordani ha presto il 9,32, non lontana dal Pd, fermo al 13,48 (nel 2014 al primo turno il Pd prese il 24,93). A Verona, comunque vada, vincerà un candidato di centrodestra, peraltro sostenuto con successo da liste civiche. Lì si sfidano Federico Sboarina (29,26 per cento) e Patrizia Bisinella, compagna dell’ex sindaco Flavio Tosi. (23,54) La lista di Sboarina ha preso il 13,66, più di Lega Nord (8,86) e Forza Italia (3,43), ma ancora meglio ha fato la Lista Tosi (sostenuta al ballottaggio dal Pd) che sostiene la candidata Bisinella (16,46). A Belluno invece il duello è tutto fra liste civiche. A sfidarsi sono il sindaco uscente Jacopo Massaro, ex Pd, e Paolo Gamba, mentre il candidato del Pd Paolo Bello è arrivato quarto. Entrambi i duellanti sono candidati civici e rivendicano la loro distanza dal sistema dei partiti. “Non ho tessere di partito in tasca da anni e non ho intenzione di riprenderne. Penso che in questo momento storico sia più importante avere delle idee e la forza di portarle avanti”, si è presentato Gamba. Massaro, ex capogruppo dell’Ulivo in comune nel 2007, ha lasciato il Pd, deluso, cinque anni fa. Un partito, dice Massaro, “che avrei voluto davvero fosse ciò che noi cittadini da tempo auspicavamo: un grande Partito ‘umanista’, partecipato, che ha il coraggio di fare le riforme e che chiama in particolare le nuove generazioni a decidere della loro Italia e del futuro dei loro figli mettendoci la faccia, con responsabilità. Un partito che non ha bisogno di giustificare il proprio operato con vecchi retaggi ideologici, ma che, semmai, pensa al futuro senza dimenticarsi dei grandi valori che gli sono stati portati in dote”. Massaro ne è uscito “profondamente deluso da questo Pd, che ogni tanto sembra pare essere un po’ schiavo, come gli altri partiti, di persone che hanno perso ogni contatto la vita reale di noi cittadini”. Lasciando il Partito democratico nel 2012 – in largo anticipo rispetto agli attuali scissionisti – ha fondato la lista “In movimento” (ricorda qualcosa?) per continuare il “cammino nel solco del riformismo del Pd originario, che il Pd stesso ha successivamente abbandonato”. Adesso, insomma, pur tenendo conto che sono amministrative, resta da capire qual è il modello che potrebbe funzionare per vincere le elezioni. L’impressione preventiva però è che la storia sia sempre la stessa. Civiche o non civiche, le elezioni si vincono al centro.

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