Come salvarsi dal trionfo della Prop Art

Appello per una legislatura decidente, vero antidoto contro i ritorni al passato

Claudio Cerasa

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Come salvarsi dal trionfo della Prop Art

Edmund Burke, filosofo e scrittore britannico di origine irlandese, in una bellissima lettera indirizzata il 19 gennaio del 1791 a un membro dell’Assembla nazionale, ricordò che l’essenza della buona politica può essere sintetizzata in meno di dieci parole: “You can never plan the future by the past”. “Non si può mai pianificare il futuro pensando al passato”. La frase di Burke ci permette di mettere a fuoco un problema che ci pare persino più importante, caro Mario Calabresi, dell’approvare una legge sulla cannabis prima di andare alle elezioni e che ci pare, caro Giorgio Napolitano, persino più importante del dibattito (perfettamente inutile) sulla data giusta in cui si andrà a votare.

 

Potremmo metterla così: preso atto (prendetene atto) che l’unica legge elettorale possibile in questa legislatura, coerente con il risultato del referendum costituzionale, è una legge proporzionale destinata a far resuscitare lo zombie politico-culturale della Prima Repubblica, cosa si può fare per evitare di pianificare il futuro pensando solo ed esclusivamente al passato? La risposta è semplice anche se spericolata: immaginare che la nuova legge elettorale, ormai prossima a essere vidimata dal Parlamento, sia un mezzo e non un fine. Sembra solo un gioco di parole ma in realtà il passaggio dall’Italia maggioritaria all’Italia proporzionale può avere una prospettiva non apocalittica e dunque machiavellica solo a una condizione: impegnarsi affinché la nuova legge elettorale si limiti a cambiare provvisoriamente il nostro sistema senza cambiare definitivamente le nostre teste.

 

E’ una sfida complicata ma è la vera essenza della sfida di oggi e sarà su questo terreno che sarà possibile misurare nei prossimi mesi quali sono le leadership responsabili e quali quelle cialtrone. Modificare il nostro sistema senza modificare le nostre teste significa considerare il trionfo della Prop Art e il ritorno alla Prima Repubblica (Giancarlo Leone in Rai sarebbe una perfetta ciliegina sulla torta) non come un definitivo punto d'approdo ma solo come un passaggio obbligato da percorrere prima di tornare su una strada più scorrevole e meno tortuosa. Se sarà questo lo spirito incarnato dai leader destinati a uscire vincitori dal prossimo passaggio elettorale sarà possibile trasformare la nuova legislatura non in una sfilata di zombie ma in una legislatura decidente, prima ancora che costituente, all’interno della quale capitalizzare il definitivo (anche se tardivo) clima di pacificazione culturale tra centrodestra e centrosinistra e modernizzare il paese in un modo semplice e razionale: mettendo in circolo e in fretta gli strumenti giusti per governare la frammentazione e non per farci governare in eterno da essa (magari utilizzando proprio le leve della Prima Repubblica per proiettare il nostro paese direttamente nella quinta repubblica, esportando in Italia il meraviglioso modello semi-presidenziale francese). Parlare di tutto questo oggi può sembrare prematuro. Ma la politica responsabile deve capire in fretta che in un paese come il nostro – dove la metà del corpo elettorale (compreso chi scrive) ha visto nella sua vita solo Parlamenti eletti sulla base di criteri maggioritari – mai come oggi i politici verranno votati solo se riusciranno a incarnare un principio non negoziabile: essere più credibili degli altri a pianificare il futuro facendoci uscire in fretta da questo nuovo e forse necessario passato.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Giugno 2017 - 16:04

    Al direttore - A parte le reazioni di Giorgio Napolitano, non appare foriero di bel tempo politico aver pervicacemente coinvolto i 5S, nella stesura delle legge elettorale. Si muovono portandosi dentro una menzogna: dicono di difendere la Carta, quando la loro finalità vera è quella di mandarla al macero. Il grande Onida, lo capisce?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Giugno 2017 - 13:01

    Al direttore - Decidente?, costituente? Quello che è necessario, indispensabile, non procrastinabile è una legislatura "governante" E' lapalissiano, per decidere devi poter governare. Governare, in democrazia, non significa un regime tirannico, come vorrebbe far credere la imbecillità de "l'uomo solo al comando", ma semplicemente la possibilità di potere, attraverso compromessi fecondi, affrontare e tentare di risolvere i problemi del paese. Il consociativismo e la concertazione, come italicamente intesi e praticati, sono altra, diversa cosa. Infatti, sia consociativismo che concertazione non hanno bisogno, anzi rifiutano una legislatura governante. Inutile girarci intorno.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Giugno 2017 - 13:01

    Al direttore – La “conta”, apparirebbe attualmente un mezzo utile per fare in bilancio chiarificatore. Teoricamente il proporzionale è il sistema che più s’avvicina al concetto di democrazia rappresentativa delegata. Postula, ovviamente, che la maggioranza parlamentare, ottenuta da un singolo partito o da una coalizione post voto, dopo aver ricevuto la fiducia del Parlamento possa “governare”. Il baco culturale nostrano, deriverà dalla nostra indole, dai nostri costumi, dalla frammentazione politica, dalla storia, fate voi, è nella pervicace resistenza, anzi contrarietà, ad accettare questa banalità. Lo dimostra il fatto che nel 1953, De Gasperi, fu costretto ad proporre un premio di maggioranza che potesse mettere al riparo l’esecutivo dai “giochi anti governabilità” del Parlamentarismo”. Siamo ancora lì. Non so cosa ne verrà fuori, ma tertlum non datur, o tutti accettano, senza retro pensieri, che un governo, comunque composto, possa “governare”, o saremo colonizzati. Occhio!

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  • lorenzolodigiani

    07 Giugno 2017 - 11:11

    Caro Cerasa, guardare ad una prossima legislatura non inutile, decidente e, magari, costituente ed in grado di introdurre nel paese un sistema semipresidenziale alla francese, costituisce il massimo di ottimismo che ci possiamo permettere. Ma, davvero, sarebbe possibile con duecento grillini occupanti altrettanti seggi alla Camera?

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