Giornali in cerca di autore (e di linea)

Il proporzionale aiuta a identificare chi nega le nuove divisioni della politica

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Foto di Jon S via Flickr

La politica non capisce la realtà, è una delle accuse che i giornali rivolgono ai partiti. C’è però anche un problema con i giornali, che hanno difficoltà a capire la realtà della politica. Viviamo in un periodo di transizione e di trasformazione del panorama politico, ma i quotidiani sembrano legati a schemi concettuali vecchi. Il terzismo del Corriere, con la sua attitudine all’equidistanza o all’equivicinanza, era efficace nel sistema bipolare e perfetto negli anni del montismo, una sorta di sublimazione di quell’approccio. Ma in un sistema partitico così frammentato, il Corriere oscilla senza una precisa identità tra terzismo di lotta e di governo, grillismo e alfanismo.

 

La Repubblica, giornale-partito e guida politica e morale della sinistra italiana, ha smesso da tempo di guidare e in molti casi semplicemente di indicare la rotta al suo lettorato, come nel referendum del 4 dicembre. E ora, bloccata dalla barriera ideologica dell’antiberlusconismo, Rep. traina una coalizione che non esiste – un ipotetico Ulivo a trazione Pisapia – e che non avrebbe i numeri per governare. Tutto per non ammettere che l’unica soluzione è un’alleanza, o quantomeno un compromesso, tra il Pd e il Caimano. Allo stesso modo Marco Travaglio, abituato a usare l’accetta del moralismo giustizialista, fa tenerezza quando con la sua mano da giustiziere usa il fioretto della politica, proponendo sul Fatto un giorno un’intesa del M5s con Renzi e il giorno dopo un patto M5s–Bersani (contro Renzi e Berlusconi). Tutto per non ammettere che, nella realtà, l’unica alleanza possibile per Grillo è con la Lega di Salvini. Renzi e Berlusconi da un lato, Grillo e Salvini dall’altro. Partito dell’apertura vs partito della chiusura. La realtà è sotto gli occhi, ma i giornali fanno fatica a vederla.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    01 Giugno 2017 - 07:07

    I giornali citati sono da lungo tempo non tanto lo specchio dei mali della nostra politica, ma il perverso e pervicace motore di quei mali. Ovvero i corresponsabili dell'immobilismo conservatore, i difensori di molte caste che si dilettano a combattere per abbattere la cosiddetta casta della politica.

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