Fondazioni e think tank, la trasparenza non è a Cinque stelle

Il M5s aveva promesso la pubblicazione periodica dell’elenco dei finanziatori, ma della lista dei donatori all’associazione Rousseau non c'è ancora traccia

Fondazioni e think tank, la trasparenza non è a Cinque stelle

Davide Casaleggio (foto LaPresse)

Roma. Non c’è traccia, ancora, dei donatori all’associazione Rousseau, il “sistema operativo del M5s”. Eppure, il movimento aveva garantito la consueta trasparenza, annunciando la pubblicazione periodica dell’elenco dei finanziatori (a meno che, giocando con le parole, non si intenda “un anno”, che è pur sempre un periodo, o simili).

 

Lo scorso 12 aprile il Foglio aveva raccontato la contraddizione del partito di Grillo, che a parole è per l’istituzionalizzazione di un Panopticon politico in cui non ci sia neanche un briciolo di opacità, ma nei fatti è uguale agli altri. Al 30 maggio, Rousseau ha raccolto 415.882 euro grazie a 13.405 finanziatori (oltre un mese fa erano 404.331 euro date da 12.994 persone), ma l’elenco ancora non c’è. “ll MoVimento 5 stelle non riceve alcun finanziamento pubblico e ha rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali per l’attuale legislatura. Da sempre tutte le attività del MoVimento si reggono sulla volontà di tutti noi di cambiare in meglio questo paese. Rousseau è il suo cuore pulsante su cui si svilupperà e permetterà di sviluppare la democrazia diretta in Italia con il coinvolgimento di tutti voi per poterla portare a essere la forza al governo in questo paese. Oggi Rousseau ha bisogno di tutti per poter funzionare e svilupparsi. Le spese verranno come sempre rendicontate in modo pubblico”. Sì, ma dove? Il problema della trasparenza non riguarda tuttavia solo le associazioni legate ai Cinque stelle, come dimostra un dossier OpenPolis pubblicato lunedì 29 maggio, secondo cui solo il sei e mezzo per cento delle strutture analizzate rende pubblici i propri finanziatori. Il punto è l’assenza di una normativa intorno a think tank e fondazioni politiche. Da anni una parte dei partiti chiede che la politica sia una casa di vetro, che le donazioni ricevute dai partiti siano pubbliche. Come avviene negli Stati Uniti, dove i finanziatori dei candidati alla presidenza sono online: basta andare su Fec.gov, selezionare il candidato e di ognuno si può vedere l’elenco dei soldi ricevuti. Ogni quadrimestre i comitati elettorali devono, pena sanzioni, produrre un report che poi viene pubblicato sul sito. Online c’è persino una mappa interattiva molto intuitiva. In Italia no. Nella XVII legislatura sono stati presentati alcuni disegni di legge, ma i due testi presentati alla Camera (a firma Pisicchio e Misiani) e gli altri due presentati al Senato (a firma Lanzillotta e Quagliariello) sono fermi nelle commissioni parlamentari.

 

OpenPolis realizzò un primo censimento nel 2015, analizzando 65 strutture. Oggi siamo arrivati a quota 100, fra think tank, fondazioni, associazioni politiche e centri di formazione politica. Il quadro che emerge è abbastanza desolante. Delle 93 organizzazioni con un sito internet attivo e funzionante, il 46,24 per cento pubblico lo statuto, il 10,75 per cento il bilancio e solo il 6,45 l’elenco dei finanziatori e/o associati. A pubblicare lo statuto sono EYU, fondazione vicina al Pd, il cui presidente è Francesco Bonifazi, tesoriere del Pd, Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Glocus, Human Foundation, Italia decide, Magna Carta, Fondazione Nilde Iotti, Open, la fondazione vicina a Matteo Renzi, Fondazione Sviluppo sostenibile, Symbola. L’elenco dei finanziatori invece è pubblicato solo da Aspen, Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Italia decide, Open e Symbola. Un po’ poco, in effetti.

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