Renzi e le elezioni: “Sei mesi prima o dopo non cambia niente”

Il segretario torna a parlare della data del voto: “Il problema non è la legge elettorale, ma quella di bilancio”. E sullo sbarramento al 5% non tratta: “Se salta la soglia, salta l'accordo”

Renzi e le elezioni: “Sei mesi prima o dopo non cambia niente”

Matteo Renzi durante OreNove la nuova rassegna stampa del Pd

Si vota, non si vota, ma soprattutto, quando si vota? Dal momento esatto in cui Silvio Berlusconi e Matteo Renzi hanno avviato il confronto sulla legge elettorale il centro del  è diventata una sola: la data delle elezioni. Che secondo il patto non scritto tra il segretario Pd e il leader di Forza Italia, potrebbero tenersi il 24 settembre.

 

Sono giorni che non si parla di altro e in Parlamento è già nato un partito del “non voto”. Incalzato dalle altre forze della maggioranza, dai piccoli che temono lo sbarramento del 5% e dall'opposizione interna al Pd guidata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Matteo Renzi ha risposto alle polemiche questa mattina nel corso di OreNove (rassegna stampa quotidiana che, da oggi in poi, verrà condotta da esponenti del partito e trasmessa in diretta sui social network e sulla piattaforma Bob). 

 

 

In realtà già ieri, durante la direzione del Pd, il segretario aveva sfidato il “partito del non voto”. Ma oggi ha chiarito il concetto: “La discussione sul voto, su quando si vota, non si pone sulla base della legge elettorale ma su che tipo di legge di bilancio vogliamo fare. A me interessa ridurre il numero di disoccupati, il Pd lavora a questo. Non cambia niente se si vota sei mesi prima o dopo, il punto è che tipo di legge di bilancio va fatta e noi lavoreremo insieme a Gentiloni per capire che legge di bilancio va fatta”.

 

“Poi - ha aggiunto - magari si vota nel 2018, ma un passo alla volta, prima bisogna fare la legge elettorale.... Chi dice che
votare è un pericolo per la stabilita' non capisce che una risata europea rischia di abbracciarlo. Non andare a votare vuol dire non avere un sistema democratico. Ricordo che si vota a Malta poi in Uk, a settembre in Germania poi in Austria e tutti hanno le stesse regole e non hanno il problema di mandare la legge di stabilità in Ue. A me ora interessa portare a casa entro la prima settimana di luglio la legge elettorale. Dopo di che decideremo tutti insieme cosa fare”.

 

Quindi una risposta a chi, come Alfano, contesta lo sbarramento al 5%: “Se non c'è più la soglia non c'è più l'accordo sul sistema tedesco. Il Pd ha scelto di aderire ad un accordo sulla legge elettorale che riguarda non l'inciucio Berlusconi-Renzi ma FI, il Movimento 5 stelle, la Lega, la Sinistra italiana per una legge condivisa. Se salta l'accordo sarebbe un problema portarla a casa... Il Pd non ha i numeri da solo, quindi ha bisogno di fare accordi in Parlamento”.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    31 Maggio 2017 - 17:05

    Al direttore - Ma quante parole al vento: “Il Pd non ha i numeri per far da solo la legge elettorale, ma sul 5% non transige.” Non capisco, colpa mia, perché nessuno, nemmeno il Foglio, rimarchi che senza “la sfiducia costruttiva”, tutto rimane come prima. Il 5%, non va oltre il tentativo di levarsi di torno piccoli nugoli di zanzare fastidiose. Bene, le stesse si riaggregheranno in modi diversi perché l’imperativo categorico, quello per la sopravvivenza dell’attuale andazzo, impone che il governo non debba governare. Andando al sodo, espressione Giuliano Ferrara mutuata, è quello che ha ribadito il 4 dicembre. Già, ma come si fa a dirlo apertis verbis? L’informazione SSSSS. (sempre solo sospetti scandali sputtanamenti), la beniamina della cultura di massa, lo vieta.

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