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I nomi della segreteria, il varo di "Bob" a giugno e… un'edicola Matteo

Tutto quello che c'è da sapere questa settimana dal Nazareno

Salvatore Merlo

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I nomi della segreteria, il varo di "Bob" a giugno e… un'edicola Matteo

Renzi presenta martedì la segreteria, ovvero la squadra della campagna elettorale. Una “segreteria agile”, dicono, anzi “immediatamente operativa”, specificano, cioè “sul pezzo”, “combattiva”, “reattiva”, “pronta”, e senza nemmeno bisogno di agitarla prima dell’uso. E insomma non sarà più composta da una pletora di dirigenti più o meno sconosciuti com’è sempre stato. La presentazione, rullio di tamburelli, avverrà al terzo piano di Largo del Nazareno, scenario evocativo di altre – non del tutto fortunate – stagioni del Pd, ovvero nella stessa terrazza in cui Pier Luigi Bersani pronunciò le fatidiche parole alla vigilia delle elezioni politiche del 2013: “Lo smacchiamo”. Finì, come tutti ricordano, con altre parole: “Ho non vinto”. Ed evidentemente il ritorno alla terrazza è anche un rito scaramantico-apotropaico.

 

Ma chi c’è in questa nuova segreteria? Ci saranno, confermati rispetto alle primarie, Matteo Richetti nel ruolo di portavoce, Lorenzo Guerini coordinatore, Maurizio Martina vicesegretario, Matteo Ricci responsabile enti locali, Tommaso Nannicini al programma e Andrea Rossi. Per far dimagrire la segreteria e renderla, appunto, “agile” – le passate segreterie erano composte da quindici o venti persone – sembra che la solita vecchia carovana di nominati d’apparato finirà a riempire dei “dipartimenti”, esterni alla segreteria, ciascuno dei quali avrà un suo responsabile.

 

Bob parte da giugno. Doveva essere lanciata dopo il Lingotto, poi una serie di intoppi e di ripensamenti ha rallentato il varo della piattaforma digitale che – disegnata dai collaboratori informatici di Marco Carrai – dovrebbe fare concorrenza al grillesco Rousseau. Eppure nessuno, tra gli uomini del segretario, ha il quadro completo dell’opera. “L’unico che sa tutto è Matteo”, dicono. “Abbiamo lavorato per compartimenti stagni”, spifferano. “Quasi come in una cellula salafita!”, aggiungono. “Nessuno sapeva bene che cosa stessero facendo gli altri. Solo Matteo”. E d’altra parte questa “cosa”, cioè “Bob”, è già stata ribattezzata dagli amici di Renzi con il soprannome di “MatteoApp” (difatti sarà accessibile, dicono, anche dagli smartphone). Tuttavia spiegare – ma anche capire – esattamente che cosa sia “Bob” è difficile. E questo malgrado il lavoro del giornalista consista essenzialmente nello spiegare agli altri cose che non si sono capite. Qualcuno, nella struttura della comunicazione renziana, si lancia in una definizione: “E’ una piattaforma di confronto aperta ai militanti che combinerà la forza di un social con la partecipazione fisica”. E chissà che vuol dire. Intanto il 5 giugno, su “Bob”, sarà trasmesso – e proiettato in tutti i circoli del Pd d’Italia – un incontro sulla sicurezza con il ministro dell’Interno Marco Minniti, che parlerà dalla festa dell’Unità di Settimo torinese (ps. chiamato al telefono, il ministero dell’Interno casca dalle nuvole: “Bob chi?”).

 

Edicola Matteo. La rassegna stampa video di Renzi è forse il piatto forte di “Bob”. E infatti il 31 maggio, il segretario del Pd, lui che i giornali li soffre almeno quanto li desidera (e li compulsa), battezza sul neonato “Bob” una rassegna stampa video che si chiamerà, pare, “Sixty minutes”. Non è chiaro se sarà un appuntamento a cadenza quotidiana o settimanale, ma Renzi, dopo aver condotto la prima puntata, vorrebbe un avvicendamento di tutti i dirigenti del Pd alla conduzione. Un giorno Orfini, l’altro Martina… E insomma “Bob” avrà un suo palinsesto. “Una cosa a metà tra Radio Londra e Radio Radicale”. Non vediamo l’ora.

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