E il Cav. disse: candido Del Debbio e Bossi

I piani del Berlusconi tedesco contemplano anche la scissione della Lega

E il Cav. disse: candido  Del Debbio e Bossi

Roma. “La nostra arma segreta, non ditelo a nessuno, si chiama Paolo Del Debbio”. Ed è così che Silvio Berlusconi, qualche giorno fa, e con l’aria di chi rivela chissà quale novità, ha illustrato allo stato maggiore il piano di battaglia elettorale: sistema proporzionale tedesco concordato con Renzi, e coalizione “larghissima”. E pare che Berlusconi abbia accompagnato queste parole con un plateale, ampio gesto delle braccia. Perché di questa mastodontica, “larghissima” coalizione non faranno parte soltanto i partiti per così dire normali, come Forza Italia, o come Rivoluzione cristiana di Gianfranco Rotondi, ma pure il partito degli animalisti di Michela Vittoria Brambilla, il partito dei manager di Stefano Parisi, e infine il “partito degli arrabbiati”, in concorrenza aperta con Grillo e con Salvini, un nuovo movimento dei (mal)umori guidato dall’unico frontman che secondo il Cavaliere può essere capace (escluso il Cavaliere medesimo) di tenere tutti insieme e vittoriosamente: Paolo Del Debbio, il conduttore televisivo. E a ciascuno il Cavaliere, in questa “coalizione larga”, ha chiesto di allargare ulteriormente: “Trovate un rappresentante per ogni regione, uno per provincia, e uno per ogni comune”. E in sostanza per ogni sigla, per ogni simbolo, Berlusconi ha chiesto di mobilitare almeno 8.120 persone. 

  

E così nel cosmo agitato della corte di Arcore precipitano, come sempre, le fantasie e i giocosi cinismi del Cavaliere prestigiatore, a provocare svenimenti, sollevamenti di ciglia, pianti e anche qualche ironia. “Vuole fare il 10 per cento con la Brambilla, più il dieci con Forza Italia, più il dieci con Parisi, più il dieci con Del Debbio…”, racconta uno dei suoi più antichi scudieri, con tono spiritosamente sconsolato. “Certo, rimango affezionato ai miracoli del mio Cavaliere. E se lui mi dice che non ha smesso di camminare sulle acque io gli faccio largo verso l’Adriatico”, aggiunge. “Però, qualche dubbio che le cose non stiano proprio così ce l’ho. Lui ha in testa di fare la grande coalizione con il Pd, dopo le elezioni. E questo significa che dovremmo spiegare agli elettori che i voti dati a noi sono finalizzati ad aiutare il Pd. E’ dura. In tutta Italia, nei comuni, noi governiamo contro il Pd”. E certo mai Berlusconi si è fatto troppo influenzare dai castellani di Arcore, ma stavolta c’è un gruppo compatto, solido e numeroso, Giovanni Toti, Paolo Romani, Maurizio Gasparri, che non solo esprime qualche nemmeno troppo cauta perplessità sul proporzionale e sul sistema tedesco, ma ritiene un errore il complesso di questa strategia che all’apparenza – ma chissà – punta alla rottura con la Lega di Matteo Salvini.

 

Ma, per adesso, sembra questo il gioco al quale Berlusconi si sta consegnando, fatta sempre salva la possibilità di cambiare tutto – oplà – in un attimo, con una capriola. In una delle sue ultime confessioni strategiche, incontrati alcuni senatori del nuovo gruppo parlamentare che si è condensato intorno a Gaetano Quagliariello, il Cavaliere ha infatti manifestato tutto un fastidio ritorto e profondo nei confronti di Salvini, dei suoi sberleffi e del suo carattere “umorale, aggressivo e volubile”. Berlusconi ha così descritto le mosse da fare per ridurre Salvini a più miti consigli. Il sogno vagheggiato è quello di avere un listone largo del centrodestra guidato da un populista in giacca e cravatta – Del Debbio (che tuttavia non sembra granché interessato, ma chissà) – con al rimorchio anche Salvini, in mezzo a tutti gli altri, insomma tra Parisi e Brambilla, tra Meloni e Quagliariello. E nel caso in cui Salvini dovesse resistere, Berlusconi ha già squadernato con i suoi anche il piano B. Uno di quei piani segreti, ma così segreti che il Cavaliere lo ha già raccontato praticamente a tutti. E infatti, qualche sera fa, accarezzando con piacere l’idea di danneggiare, colpire e affondare il giovane rivale leghista da cui si sente insultato, Berlusconi ha spiegato ai suoi commensali che qualora Salvini non accettasse l’alleanza nel listone da “junior partner”, allora lo sistema lui: “Se non ci sta, io candido Bossi. Aiuto la scissione nella Lega, e a Salvini tolgo cinque punti alle elezioni”. Ma è davvero possibile, rompere con Salvini? Giovanni Toti, che con la Lega governa la Liguria, sorride e fa un elenco infinito di luoghi, da nord a sud, in cui Forza Italia e Salvini governano insieme o si candidano a governare, da Alessandria a Catanzaro passando per Genova e persino Rignano sull’Arno, il paese di Renzi. “Più facile a dirsi che a farsi”.

 

Eppure è questo, per il momento, la partita che sembra giocare il Cavaliere. E a questo sembra mirare il prestigiatore di Arcore quando agita in maniera contundente il nome di Bossi, quando evoca Del Debbio e la “coalizione larga”, quando propone il sistema elettorale tedesco (ma forse intende semplicemente un proporzionale puro) e dunque si affida a un’acrobatica trattativa con Renzi sulla riforma elettorale. Dice Maurizio Gasparri: “Temo che sulla legge elettorale non si capiscano, mentre si parlano. Può darsi che mi sbagli, ma ho l’impressione che il Pd tutto questo proporzionale non lo voglia affatto. Berlusconi dice tedesco, e quelli tendono a proporgli un maggioritario corretto, com’era il Mattarellum. La situazione è ancora molto, molto confusa”. E allora si capisce soltanto che le elezioni si avvicinano e che è cominciata anche la campagna elettorale, con tutte le sue schermaglie tattiche, i giochi di posizionamento, gli avvertimenti e gli imbonimenti, che prendono il nome di tedeschellum, rosatellum, mattarellum, legalellum… E’ un campo in cui contano l’agilità, la capacità d’improvvisazione e il cinismo ludico, tutte qualità di cui Berlusconi è dotato in abbondanza. E allora balla con Renzi per mettere l’anello al naso a Salvini. Ma balla anche con Salvini, per mettere l’anello al naso a Renzi. Così candida Del Debbio, ma anche Parisi. Dice proporzionale, ma se si potesse candidare lui farebbe subito il maggioritario. 

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