Il Nazareno bis parla tedesco

Redazione

Il giro di Silvio Berlusconi ha ripreso i contatti con Matteo Renzi. Ecco la sua proposta

Roma. Silvio Berlusconi ha chiesto ad alcuni ambasciatori di Forza Italia di aprire un canale diretto con Matteo Renzi sulla legge elettorale. Vuole il sistema tedesco, pensa che l’attuale testo in discussione alla Camera avrà vita breve, e questo spiega anche tutta una serie di movimenti parlamentari, in Senato, come la nascita del nuovo gruppo parlamentare guidato da Gaetano Quagliariello. Un’operazione, con la regia di Paolo Romani e Maurizio Gasparri (che al nuovo gruppo hanno anche prestato un senatore: Francesco Aracri), d’appoggio alle manovre per adesso sotterranee sulla riforma del sistema di voto. “È solo quando la discussione arriverà in Senato che la faccenda si farà seria”, dice infatti Gasparri che, in questi ultimi giorni, con Romani, ha fatto di conto: quaranta sono i senatori di Forza Italia, quindici quelli del gruppo Gal, tre quelli dell’Udc di Cesa, e dieci – adesso – i senatori di Quagliariello, che portano i voti in mano al Cavaliere a Palazzo Madama fino alla ragguardevole soglia di settanta.

 

Così, adesso, ancora più indispensabile di prima, sicuro anche di questi numeri ingrossati, Berlusconi tratta, dialoga in segreto, lancia ami attraverso la sua rete di messaggeri, che seguono canali del tutto esterni al Parlamento. Come dice infatti uno dei senatori più importanti e di maggiore esperienza del Pd: “Le leggi elettorali, se si vogliono fare, non si fanno né in commissione né in Aula. Le leggi elettorali le fanno i partiti, anzi le segreterie dei partiti. L’idea che si possa presentare un testo, e sulla base di questo cominciare una trattativa parlamentare, è puramente naïf”. E dunque, se le cose stanno così, in realtà la proposta del Partito democratico – il cosiddetto “Rosatellum” (dal nome dell’estensore, Ettore Rosato) – proprio nel momento in cui sembra invece accendere la torpida vita parlamentare, è già stata messa da parte sia a Palazzo Grazioli sia al Nazareno. Ma chissà. Finora Berlusconi ha sempre insistito su una logica proporzionale “alla tedesca”, ma il Pd non ha mai raccolto, e anzi – a un certo punto – il lavoro di mediazione portato avanti da Letta pare avesse ingenerato qualche malinteso con Renzi che riteneva il “Rosatellum” un sistema alla tedesca mentre – dicono gli esperti di Forza Italia – “è solo un Mattarellum corretto”. E come si capisce la materia è di per sé inafferrabile e confusa.

 

Eppure capire quale sia il sistema elettorale preferito da Berlusconi non è così complicato. Basta infatti seguire il filo logico della proposta politica che il Cavaliere sta tessendo in questi giorni, nei colloqui e nei casting informali, convocando potenziali candidati ad Arcore e a Palazzo Grazioli. Berlusconi sta costruendo – questa è la formula – un “partito coalizione”, ovvero una coalizione nella quale includere, come fosse il lungo bancone di un supermercato, l’intero caleidoscopio degli umori e delle tendenze italiane. In un unico contenitore, dunque, dovrebbero entrare il partito degli animalisti, quello dei manager, quello dei politici di professione e anche il partito degli arrabbiati (il cui volto di leader vagheggiato appartiene a Paolo Del Debbio). Così, quando parla con i suoi uomini, Berlusconi si abbandona a slanci d’entusiasmo non sempre condivisi dai suoi colonnelli, “con un’organizzazione vasta di questo tipo possiamo anche prendere il 25 o il 30 per cento”, dice. E immagina anche quale sia il sistema elettorale che favorisce questo schema di gioco: il proporzionale. Dunque il sistema tedesco, grazie al quale – pensa Berlusconi – la sua nuova listona sarà anche libera di scrollarsi di dosso – in caso – l’ingombrante e arrembante Matteo Salvini che, appena riconfermato segretario della Lega, ha ingaggiato con lui un pericoloso conflitto generazionale. Il piano ha indubbiamente una sua logica, ma incontra anche degli ostacoli, il primo dei quali – malgrado questo genere di problemi non abbiano mai fermato nessuna delle intuizioni del Cavaliere – riguarda Forza Italia e i suoi colonnelli, alcuni dei quali sono intimamente legati a Salvini (Giovanni Toti) mentre altri manifestano preoccupazione. Dice per esempio Gasparri: “Con il proporzionale rischiamo la marginalità”, perché il proporzionale fotograferebbe in Parlamento la tripartizione con la quale si sono già divisi gli elettori italiani (centrodestra, grillini, centrosinistra) secondo tutte le rilevazioni demoscopiche. E insomma comporterebbe, il giorno dopo le elezioni, la necessità di convergenze. “E questo” – dice Gasparri – “può anche andare bene. È fisiologico. Ma non devi dirlo prima delle elezioni. Altrimenti favorisci chi si presenta con una linea oltranzista e ti accusa di inciucio”, cioè Grillo (o Salvini, nel caso in cui non si accodasse all’unione di centrodestra).

 

E insomma tra resistenze, timori e ambizioni, nel marasma di un dibattito parlamentare abbastanza noioso sulla riforma elettorale, prende forma lo schema di Berlusconi che con la mossa del nuovo gruppo parlamentare in Senato ha anche indebolito la maggioranza (sottraendo due senatori a Ncd) e dunque il governo di Paolo Gentiloni. Il Cavaliere si tiene pronto per qualsiasi evenienza, intercetta le tentazioni di una parte del mondo renziano (che spinge a corrente alternata per uno sganciamento dal governo) e si prepara anche alle elezioni anticipate. Si potrebbe votare a ottobre, e con una crisi aperta, o dietro l’angolo, le opzioni sulla legge elettorale si ridurrebbero sostanzialmente a due, ed entrambe proporzionali: il mantenimento del sistema attuale, per quanto disomogeneo, o il sogno del sistema alla tedesca. A quel punto ci sarebbe il famoso “partito di coalizione”. E poi, chissà, anche la grande coalizione. Il Nazareno bis. I berlusconiani ne parlano, anche con i renziani. Si vedrà.