Urbano Cairo, la politica ha un Predestinato

Con la legge elettorale, Renzi e Salvini puntano all’eredità di Berlusconi. Con il suo impero editoriale, Cairo si muove come perfetto erede del Cav. Storia di un campione di una nuova italianità e di un sondaggio segreto sulla sua popolarità

Urbano Cairo, la politica ha un Predestinato

Urbano Cairo (foto LaPresse)

Avremmo la tentazione di parlarvi della storia dei due Matteo, ovvero di Matteo Renzi e di Matteo Salvini, e di dirvi, chiedendovi scusa per l’orrendo argomento trattato, che quei due furbacchioni sulla legge elettorale potrebbero fare un colpaccio mica male, approvando un testo, quello in discussione oggi alla Camera, che al di là dei tecnicismi permetterebbe ai due Matteo di raggiungere un risultato preciso. Il primo Matteo (ovvero Renzi) avrebbe la possibilità di costringere la sinistra non dalemiana (ovvero Pisapia) ad avvicinarsi al Pd, stringendo alleanze all’interno dei collegi e riallargando di fatto il perimetro del centrosinistra. Il secondo Matteo (ovvero Salvini) avrebbe la possibilità di costringere Berlusconi ad allearsi con la Lega (e non di andare da solo come vorrebbe il Cav.) portando il centrodestra a far suo (e non a respingerlo) il modello Le Pen. Potremmo parlarvi di questo e dirvi anche che per Renzi sarebbe una pacchia mica male essere l’unica alternativa possibile all’Italia dei Grillo e dei Salvini. Ma dato che abbiamo promesso di non parlarvi più di legge elettorale fino a quando la legge elettorale non diventerà un argomento serio (al momento ancora non lo è, forse, anche se Renzi sostiene di avere i numeri per poterla approvare non solo alla Camera ma anche al Senato, esattamente 171 voti anche senza il partito di Alfano e quello di Bersani, e più o meno è la stessa cosa che dice oggi Calderoli sul Foglio) abbiamo pensato di raccontarvi una storia che sfiora la politica e che riguarda un signore, un imprenditore, che negli ultimi tempi ha acquisito un ruolo sempre più importante, centrale, all’interno della vita pubblica italiana.

 

Un signore, un imprenditore, in un certo modo campione di una nuova italianità, che giorno dopo giorno viene indicato da molti suoi nemici (e anche da molti suoi amici) come il vero Grande predestinato: Urbano Cairo. Urbano Cairo sapete tutti chi è. E’ un imprenditore di discreto successo che ha cominciato a lavorare in Fininvest a 25 anni come assistente personale di Silvio Berlusconi (1982) e che nel corso degli anni ha creato un suo impero con caratteristiche simili a quelle create dal Cav. Ha una sua televisione (La7). Ha un suo gruppo editoriale (Rcs). Ha una sua squadra di calcio (il Torino). Ha una sua holding (la Cairo Communication) non così diversa come struttura da una holding dove Cairo ha lavorato negli anni Ottanta come direttore commerciale e vicedirettore generale (Publitalia, vecchia creatura berlusconiana). E proprio come fece Publitalia tra il 1993 e il 1994, Cairo oggi ha cominciato a reclutare giovani eccellenze in giro per l’Italia per offrire “un’opportunità” come agenti di vendita nella rete commerciale della società editoriale di Corriere e Gazzetta dello Sport. E dunque, guardi il profilo di Cairo, guardi la sua carta d’identità (60 anni domenica, auguri), guardi i risultati raggiunti (dopo cinque anni in rosso, il primo bilancio firmato Urbano Cairo ha registrato un utile di 3,5 milioni), guardi il modo in cui l’editore del Corriere e de La7 sta provando a formare l’identità di un nuovo establishment (che al momento trova più punti di contatto con il grillismo che un qualsiasi altro -ismo anche se nelle ultime settimane qualcosa è cambiato). Guardi tutto questo e non puoi che pensare a quello. 

Dove vuole andare Urbano Cairo

E’ impossibile non amare il presidente del Torino e proprietario di La7, ma perché il suo Corriere va dietro al già visto di Grillo e dei tremendisti che ce l’hanno con i poteri forti? Faccia l’editore, tiri fuori qualcosa che sorprende

Non puoi non chiederti se il motto utilizzato oggi dall’editore del Corriere della Sera per reclutare eccellenze in giro per l’Italia (pubblicato per molte settimane su tutti i quotidiani di Cairo) non valga anche per se stesso e per un suo futuro possibile alternativo a quello attuale ed esclusivamente imprenditoriale: “Una persona può fare la differenza e puoi essere tu”.

 

Insomma. Avete capito dove vogliamo arrivare. E avete capito, forse, perché abbiamo parlato di Cairo dopo avervi parlato di Matteo Renzi e Matteo Salvini. Oggi i due Matteo, anche attraverso la partita che stanno giocando sulla legge elettorale, stanno cercando di creare le condizioni giuste per potersi posizionare sulla scacchiera della politica con il profilo giusto per ereditare una parte dei voti che un tempo sarebbe andata facilmente a Silvio Berlusconi. Salvini ci proverà tentando di approvare una legge elettorale che possa dargli la possibilità di mettersi alla testa di un centrodestra che, unito, avrebbe certamente un profilo più lepenista che macroniano. Renzi, invece, a prescindere dalla legge elettorale che ci sarà, se ci sarà, lo farà presidiando una posizione centrale alternativa a tutti i populismi, a tutti i Grillo e a tutti i Salvini. I percorsi dei due Matteo sono chiari, anche se non per questo lineari. Ma se davvero in questa fase storica fosse necessario individuare un volto con caratteristiche simili a quelle di Berlusconi la domanda non potrebbe che essere questa: e se il vero erede del Cav., in fondo, fosse proprio Urbano Cairo?

 

La centralità dell’editore del Corriere è evidente e chiara. Così come è evidente, e chiaro, che il posizionamento dei suoi giornali, e delle sue reti televisive, indichi una visione del mondo che suona più o meno così: la politica di oggi non funziona, il paese non va come dovrebbe andare, nessuno dei candidati in campo è credibile, la prossima legislatura promette di essere un’accozzaglia peggiore di quella vista, gli unici credibili a volte sembrano essere coloro che lottano contro il sistema (in fondo anche Berlusconi tra il 1992 e il 1993, prima di scendere in campo, sostenne con le sue televisioni l’attivismo del pool di Mani pulite, arrivando a chiedere persino ad Antonio Di Pietro di essere il ministro dell’Interno del suo primo governo) e allora tanto vale non innamorarsi di nessuno oggi per innamorarsi magari di qualcuno domani. Viste le premesse, dunque, e viste le evidenti simmetrie con il primo Cav., verrebbe naturale chiedersi se la centralità di Cairo possa trasformarsi davvero un giorno in una centralità politica. La domanda potrebbe essere catalogata nell’ambito delle inutili e remote questioni della fantapolitica. Se non fosse che esiste un dettaglio, piccolo ma significativo, che riguarda una notizia sintetizzabile in tre lettere: “Bav”. Bav, come molti sapranno, è l’acronimo di Brand Asset Valutation ed è un metodo di valutazione che viene utilizzato per testare la popolarità di alcune marche e di alcune personalità legate ad alcuni brand. Prima di testare la sua popolarità politica, molti anni prima della sua discesa in campo, Berlusconi testò più volte il suo Brand Asset Valutation. Lo stesso, da alcuni mesi, sta facendo Urbano Cairo e chi ha testato la sua popolarità racconta (lo ha raccontato anche al Foglio) che il gradimento di Cairo è in continua ascesa. Se fossimo Henry John Woodcock diremmo che un indizio fa una prova ma naturalmente non è così: perché è evidente che non vuol dire nulla se un imprenditore cresciuto con Silvio Berlusconi, che ha una squadra di calcio come Silvio Berlusconi, un giornale come Silvio Berlusconi, una televisione come Silvio Berlusconi, una holding di comunicazione come Silvio Berlusconi, una visione dell’imprenditoria simile a quella di Silvio Berlusconi testi più o meno ogni mese quanto è in crescita la propria popolarità. Non vuol dire nulla, ovvio. E forse l’idea che Urbano Cairo sia il Grande predestinato è solo una nostra simpatica fissa. O forse no. Chissà.

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Commenti all'articolo

  • efis.loi

    22 Maggio 2017 - 21:09

    Chi ha fottuto Berlusconi? La Bo... la Boccà... La Boccass.... La Boccassini? diranno i miei grandi (e)lettori. Sì sì, proprio lei. E dunque? Fare pari pari ciò che lui fece, a parte la cazzata di metterseli contro. O pensate siano loro a voler conquistare il governo? Quando mai? mica sono filosofi. Sono solo due le Idee di cui si preoccupano: l'Indipendenza e la Libertà della Magistratura. Per il resto, fatti vostri.

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  • carlofrisaldi

    21 Maggio 2017 - 08:08

    Spero proprio che questa volta Cerasa si sbagli. Cairo, che pure quando viene intervistato specie per il suo Torino, ha tratti garbati e per nulla paragonabili alla sicumera del giovane Berlusconi, per molti versi è un personaggio inquietante. Guardiamo alla trasformazione della sette : un orgia di politica con alla base un settarismo che non può che alimentare il qualunquismo già dilagante. Otto e mezzo, la bella trasmissione magistralmente condotta agli inizi da Ferrara è ormai appaltata al Fatto con i vari Travaglio Scanzi e Gomez che vi spadroneggiano e che insultano chiunque osi contraddirli con la sorniona Gruber che con il suo sorriso imbalsamato pare divertirsi.E le cose non vanno diversamente per tutte le altre trasmissioni . Guardiamo poi al Corriere che ormai ingloba nelle sue pagine, compresa la prima, le tematiche ed i filmati che sarebbero più intonati al settimanale Chi mentre i suoi editorialisti, ad eccezione dell'ottimo Panebianco, arrivano a difendere la Raggi.

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  • balestrazzi

    19 Maggio 2017 - 15:03

    No Cerasa, per favore si faccia venire qualche altra fissa, che sennó ci becchiamo altri vent'anni di discussioni su conflitti di interessi e mezzi di informazione piegati su interessi personali. Si puó fissare anche su ricchi imprenditori (anche se non mi sembra debba essere una condizione necessaria),ma che non sia proprietario di mass-media per favore. Alessandro Benetton non potrebbe andar bene?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    19 Maggio 2017 - 14:02

    Al direttore - Noterella senza nomi. Darwin: “Dal ciclo perenne dell’evoluzione delle specie emerge chiaramente: quelle che sopravvivono non sono necessariamente le più forti o abili, ma quelle che sanno “adattarsi” meglio alle variazioni dell’ambiente in cui si trovano a vivere.” Non è intrigante traslare il principio nell'ambito della “sopravvivenza” politica? Se lo facciamo il “trasformismo”e le sue declinazioni, diventano “l’adattamento” necessario e legittimo. O no?

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