La legislatura che dura e qualche "caveat" dal Pd

Cogliere ancora impreparati gli avversari, affrontare la legge di Bilancio e schivare un “governo Draghi”

Draghi ripete che l'euro è irrevocabile

Mario Draghi (foto LaPresse)

Matteo Renzi lo ha detto su questo giornale e poi lo ha ripetuto in televisione l’altro ieri pomeriggio: il governo può andare avanti fino al 2018. Di più: anche la cabina di regia messa su da Renzi con il governo e i gruppi parlamentari, che ha fatto il suo debutto giovedì scorso ha come “titolo” ideale: “Orizzonte legislatura marzo 2018”. Ma è realmente così? Se si parla con i renziani, e per tali, ovviamente, si intendono quelli di stretta osservanza, si capisce che non è affatto detto che nelle intenzioni del Partito democratico la legislatura debba arrivare alla scadenza naturale. Due, spiegano, sono i fondamentali motivi che suggeriscono ancora oggi di andare alle elezioni prima. Innanzitutto la difficoltà della prossima manovra economica, che dovrà recuperare diversi miliardi. È questa maggioranza in grado di farsene carico? È la domanda retorica che si pongono dalle parti del Pd. E, sopratutto, è in grado di fare una manovra che scontenterà necessariamente più d’uno prima delle elezioni? Altra domanda, ovviamente altrettanto retorica.

 

Ma c’è un seconda ragione che consiglia di non chiudere definitivamente la porta alle elezioni anticipate. Se si andasse infatti a votare subito gli avversari del Partito democratico si troverebbero impreparati. Il complesso e variegato mondo della sinistra non ha ancora deciso se presentarsi sotto le bandiere di un unico listone o se tentare la strada delle tre liste separate (Si, Mdp e Campo progressista). E lo stesso dicasi per il centrodestra dove Silvio Berlusconi non ha ancora trovato un modus vivendi con la Lega di Matteo Salvini. Conviene al Partito democratico dare tempo a tutte queste forze di attrezzarsi?

Su questi interrogativi in realtà il Pd renziano non ha ancora preso una posizione definitiva. La suggestione delle urne anticipate quindi resta. E resta anche perché nelle fila dei renziani sta emergendo un sospetto. E cioè che quel che resta dei poteri forti stia immaginando di fiaccare il Pd, utilizzando a questo fine pure il Movimento cinque stelle per poi creare le condizioni adatte all’avvento, nel prossimo anno, di un governo Draghi. Quindi, giocare d’anticipo su questo progetto potrebbe far sì che questo scenario venga evitato.

 

Ma il problema della legge elettorale rimane. Come riuscire ad andare velocemente alle elezioni evitando lo stillicidio di questa riforma che sembra impossibile? È su questo punto che il Pd si sta esercitando. E i bene informati sostengono che tra oggi e domani il relatore della nuova legge elettorale, Mazziotti, possa essere costretto alle dimissioni per accelerare le cose e drammatizzare la situazione. Vero? Falso? Tra poco tempo lo si saprà, ma quel che è certo è che sulla legge elettorale il Pd si gioca tutte le carte rimaste a sua disposizione per lasciar aperto lo spiraglio delle elezioni anticipate.

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