Una sinistra matura si riconosce quando parla di Berlusconi, dice Farinetti

Il dopo primarie, il futuro di Renzi. "Mi scandalizzerebbe se questo Parlamento non riuscisse a fare una legge elettorale".“Si voterà nel 2018”. Intervista al patron di Eataly

Una sinistra matura si riconosce quando parla di Berlusconi, dice Farinetti

Oscar Farinetti. Foto LaPresse/Stefano De Grandis

Roma. “Renzi è andato molto bene, ma me l’aspettavo. C’è stato un alto numero di votanti, mentre tutti temevano una bassa affluenza per mille ragioni, che vanno dalla scelta della data alla cronaca di una vittoria annunciata, fino a una certa disaffezione. Sono anche contento che gli altri due, Andrea Orlando e Michele Emiliano, abbiano preso un numero decente di voti. Le opinioni diverse sono utili, in un partito grande come il Pd, che deve avere plurivisioni”. Oscar Farinetti, patron di Eataly, risponde al telefono dal suo store di Milano.

       

Con il Foglio parla di politica a tutto campo. Partiamo dalle aspettative. Secondo lei che farà il nuovo segretario del Pd? “Premessa. Io non sono un esperto della politica da spogliatoio o da mercato, perché non mi piace. A me piace la politica delle riforme, del fare. Penso che lui dedicherà questo anno che ci divide dalle elezioni a due cose fondamentali. La prima è la legge elettorale. Mi scandalizzerebbe se questo Parlamento non riuscisse a fare una legge elettorale decente. Sarebbe una vergogna”.

     

“E il partito principale, che esce rafforzato da queste primarie fatte bene – prosegue Farinetti – deve operare in maniera costruttiva per avere una legge elettorale. L’altra cosa è lavorare sui territori perché il partito sia attivo e ben rappresentato. D’altronde, il Pd è rimasto l’unico partito nel senso vero del termine. Io credo alla funzione dei partiti come asse fondamentale della democrazia; dal Dopoguerra a oggi, hanno reso l’Italia un paese fortemente democratico e, nonostante la guerra persa, uno dei paesi con il più alto pil del mondo. In più hanno fatto la Costituzione italiana, che nella prima parte è intoccabile ma nella seconda magari è da aggiornare”.

     

L’imprenditore piemontese dice che il governo deve proseguire fino alla fine della legislatura: “Ha un senso fino alla sua morte naturale. Ora bisogna fare prima possibile la legge elettorale; se poi questi partiti non riusciranno a realizzarne una, noi cittadini ne prenderemo nota”. Quindi, con un nuovo sistema elettorale si potrebbe andare subito al voto o bisognerebbe aspettare? “Guardi, leggi primordiali da rispettare non sono scritte da nessuna parte… Io però penso che sia impossibile avere una nuova legge per l’estate. Ci sono un sacco di punti controversi, è una cosa importante e ci vuole il suo tempo per farla. A quel punto, votare a novembre o a febbraio non cambia nulla”. Che cosa si attende da un futuro esecutivo, magari con il Pd alla guida? “Il nuovo governo deve essere una forza europeista, che vede l’Europa come un punto fondamentale e intoccabile. Deve naturalmente lavorare perché l’Europa diventi una cosa vera. Altro punto: serve un governo che tenga ben presente che il nostro modello sociale è una società dei consumi fondata sul lavoro. Servono nuovi posti di lavoro, che però non si creano con i decreti legge”. E come si creano? “Con imprenditori che hanno idee originali, coraggio e creano imprese. Il compito della politica è invece creare le condizioni per far venire voglia agli imprenditori di investire. Io rimango per un modello sociale impegnato sul lavoro e non sull’esistenza, per cui se esisto ho diritto a un reddito. No: io prendo un salario perché lavoro. Temo invece che se passa l’idea del reddito di cittadinanza – godo di un reddito perché esisto – si creeranno caste insormontabili”. Dice che l’Europa va cambiata. Che cosa non le piace? “Non mi piace il fatto che non esista e che la parte finanziaria sia l’unico punto in comune. Invece dovremmo avere un esercito comune, una politica estera comune, un capo dell’Europa con un governo costituito dai vari paesi, una politica sociale e un welfare comuni. Insomma, servono gli Stati Uniti d’Europa, che potrebbero anche risolvere l’immane problema dell’immigrazione. Per fare questo però è impossibile essere in 28, o in 27 dopo la Brexit: bisogna ripartire da quattro paesi pilota, i più forti. Bisogna che Francia, Italia, Spagna e Germania si siedano attorno a un tavolo e facciano insieme questa nuova Europa. Sarebbe, come ha detto la Merkel, un’Europa a due velocità”.

   

La malattia di fare troppe cose
A proposito di velocità. Michele Anzaldi, spin doctor di Renzi alle primarie, dice che l’ex presidente del Consiglio faceva “troppe cose”. Condivide? “Sa, io sono malato della stessa malattia. I miei figli sono gli Anzaldi della situazione. Troppi progetti, troppo in fretta. Quindi Renzi lo comprendo, abbiamo la stessa natura. Se vuole può chiamarlo difetto, eppure qualcosa abbiamo combinato rispetto a chi è molto più lento”. Ma Renzi ha commesso qualche errore in occasione del voto costituzionale? “L’errore vero è stato dei cittadini a non votare quella riforma; oggi avremmo una legge elettorale che funziona, non avremmo il Senato, non avremmo il Cnel. L’errore è stato dunque votare sul carattere di una persona anziché su una riforma”. La colpa non è stata anche di Renzi, che lo ha personalizzato? “Certo, ma ha riconosciuto l’errore. Quante altre volte deve dirlo? Però, vede, la cifra della narrazione del nostro paese è diventata la lamentela. Me ne sono accorto qualche tempo fa ascoltando il radiogiornale. C’era un titolo sul tennis: ‘Nadal viene sconfitto ancora una volta da Federer’. Non hanno titolato: ‘Ancora una volta Federer ha vinto’. Ormai è un riflesso automatico: i giornali partono sempre dalla notizia negativa. Ci sono trasmissioni televisive che parlano di imprenditori bastardi che pagano i propri collaboratori in nero; sembra che sia tutto così, anche se non è vero. Altrimenti l’Italia sarebbe come la Nigeria. Il motivo per cui facciamo fatica a riprenderci è questa collettiva caccia alle streghe, non ci fidiamo più”. 

    

Farinetti è un sostenitore di Renzi della prima ora. Secondo lui è ancora l’uomo giusto per guidare il paese, però “io non sono un renziano, tutt’altro. Anzi, la definizione di renziano mi dà fastidio. I tifosi della politica non mi piacciono. Matteo è una persona valida, ma ce ne sono anche altri. Gli ottomila sindaci italiani per esempio sono degli eroi, sempre in trincea. Io trovo che ci siano tanti politici in gamba, Renzi è fra questi. Penso che la lezione gli sia servita ed è un personaggio che all’estero ci può far fare bella figura; è stimato, ma ha le palle per non farsi mettere i piedi addosso. Però ce ne sono anche altri che mi piacciono”. Chi? “Ho sempre avuto una buona relazione con Bersani, mi dispiace che sia uscito dal partito. Ha commesso un errore, è un bel tipo e speravo che lavorassero in tandem, lui e Matteo. Mi piacciono Pisapia e Sala. Stimo moltissimo Emiliano; a Bari ho visto un campione, poi avrà i suoi difetti ma chissenefrega. Sapesse quanti ne ho io. Mi piace Maurizio Landini, non sono d’accordo con lui ma si vede che è uno che ci crede e abbiamo bisogno di gente così. Mi piace Berlusconi; ci stiamo rendendo conto che alcune cose che diceva non erano sbagliate. Come quando parlava dei ristoranti pieni. Aveva ragione: non è una follia tirarsi su di morale. Gli hotel e i ristoranti migliori si riempiono quando sono gestiti da quelli bravi. Idem sul ponte sullo stretto di Messina: sono favorevole, purché stia su, ma quello me lo devono garantire gli ingegneri naturalmente”.

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