Gotor spiega a Zanda perché i Cinque stelle sono come Rita Rusic

Articolo1 Democratici e Progressisti si presenta per la prima volta a Roma e l’ossessione bersaniana si materializza subito: Matteo Renzi e il Pd.

Gotor spiega a Zanda perché i Cinque stelle sono come Rita Rusic

Pier Luigi Bersani (foto LaPresse)

Roma. L’età media che non si calcola, per rispetto dei presenti, l’intervista pubblica in stile talk-show di mezzogiorno con uno sceneggiatore, un’ex assessora del Comune di Roma, il segretario della Cgil di Roma, “Ahò, ma er Costanzo Show è ’na cosa seria!”, dice un signore abbandonando la sala, dove non prendono i cellulari, “e si può mai fare un’iniziativa politica dove non c’è linea?”, aggiunge una ragazza. Roberto Zaccaria dopo una ventina di minuti se ne va. “Sono venuto per ascoltare Bersani”, ma Bersani è seduto in prima fila, dicono che interviene a fine talk. Cosa che in effetti avviene, ma Zaccaria ha già preso la via della toilette, e non si capisce se sia soprattutto un modo cortese per dire che ne ha le scatole piene dello sceneggiatore, dell’ex assessora, che parlano di tutto, dalla periferia di Corviale al nuovo film del suddetto sceneggiatore, a Sky che se ne va da Roma.

 

Articolo1 Democratici e Progressisti si presenta per la prima volta a Roma. Assemblea pubblica alla Residenza di Ripetta, in via Ripetta. Non c’è neanche una bandiera del nuovo partito di Pier Luigi Bersani, che quando parla lo fa ripreso dalle tv senza avere manco un simbolo dietro le spalle. C’è anche la storica portavoce di Massimo D’Alema, Daniela Reggiani, vagamente disappointed, che si aggira per la sala. L’ossessione bersaniana si materializza subito: Matteo Renzi e il Pd. “Un Pd governato da Renzi consegnerebbe il paese alla destra”, dice Bersani, prendendo di mira l’alleanza disegnata dal presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda sul Foglio: “Se emergono forze di centrosinistra spero che ci sia la possibilità di tirare il Pd a una riflessione. Se il Pd prende una deriva di accordi con i cosiddetti responsabili, auguri”. Bersani precisa: “Sono contrario alla Union sacrée contro i barbari che vuole fare Renzi. Con Berlusconi. Se vogliamo prosciugare la democrazia dal populismo il centro sinistra deve fare il suo mestiere”.

 

Miguel Gotor, senatore-ideologo del bersanismo, spiega così al cronista la metafora dei barbari: “Zanda fa un’analisi giusta ma sbagliata”. Cioè? “Non è tollerabile che il Pd dica la verità, cioè che inevitabilmente si alleerà con Forza Italia”. Che poi, dice Gotor, è un’idea di Dario Franceschini, ma è frutto della sua “ingenuità”. Segue teoria gotoriana e bersaniana: “L’Italia è una democrazia matura”, dove però c’è una classe dirigente, politica e non solo, “che s’inventa nuovi barbari per nascondere le proprie mediocrità. Io invece sogno e lavoro per avere una democrazia senza barbari”. I barbari in questione, naturalmente, sono i Cinque stelle. “Attenzione però: i barbari piacciono, quindi potrebbe essere controproducente. Lo dimostra ‘Attila, flagello di dio’”. Il film? “Sì, il film: l’unica cosa di cui tutti si ricordano è Rita Rusic seminuda. Quindi, occhio Zanda e Franceschini: i barbari piacciono”.

 

Bersani, davanti al pubblico che ha resistito un’ora e mezza, spiega come si recupera Roma dopo la sconfitta. Il modello, spiega, è quello di Bologna, quando la città finì nelle mani di Giorgio Guazzaloca. Stiamo parlando di ere geologiche fa. “Quella notte, quando perdemmo Bologna, non ci dormii”. E che cosa successe, il giorno dopo? Punto uno: “Si sono dimessi tutti subito”. Punto due: “Si sono chiusi in una stanza” e sono andati avanti così, “a insulti e lacrime”. Poi “siamo andati da Guazzaloca, senza cacciargli le dita negli occhi e gli abbiamo detto: se fai qualcosa di buono per la città, noi ci saremo”. Al che la gente ha cominciato a capire che Guazzaloca “non era Mandrake”. Riportando tutto all’oggi, alla Roma scappata di mano al Pd e governata dai Cinque stelle, lo schema insomma si ripropone. Forse la fase degregoriana di baci, abbraci, e sputi è stata superata, resta da capire come la sinistra possa recuperare la Capitale. Anche qui, per Bersani e i suoi, il problema non è Virginia Raggi, cui si deve accuratamente evitare di mettere “le dita negli occhi”, secondo metafora bersaniana, ma il Pd. “Il Pd – dice il portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia – fa un’opposizione sterile, limitandosi a qualche tweet e poco altro”. Meglio, molto meglio, lo streaming.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    21 Aprile 2017 - 20:08

    Se questa è l'analisi sui neofascisti a 5 stelle prevedo mandrie di mucche in corridoio.

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