Il silenzio delle élite di fronte allo sfascismo grillino ha una spiegazione

Giorno dopo giorno il grillismo sta diventando un modo diverso di declinare una forma precisa di statalismo (vedi Di Maio). E questo non fa paura, anzi

Grillo e Di Maio

Beppe Grillo e Luigi Di Maio (foto LaPresse)

In un delizioso corsivo pubblicato sabato sul Foglio, il nostro Guido Vitiello si è posto la domanda giusta: come è possibile che il mondo dei girotondini – che lamentava la farraginosità delle procedure costituzionali di Berlusconi, la vergognosa presenza sulla scena politica di un partito azienda, l’inaccettabile affermazione di un conflitto di interessi incarnato nella figura del Cav. – di fronte a un partito che sputa ogni giorno sulla Costituzione, che vuole abolire il vincolo di mandato, che vuole superare...

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  • mariotto

    18 Aprile 2017 - 19:07

    Di quali liberalizzazioni parlate? di quelle che hanno fatto Monti e Bersani? quelle non erano liberalizzazioni ma espropri. Espropri proletari fatti da governi di sinistra per colpire il ceto medio. Quelle liberalizzazione hanno spinto l'italia nella recessione più lunga del dopoguerra dalla quale non siamo ancora usciti e non sappiamo neppure se ne usciremo mai. La superficialità di analisi dei giornalisti e dei politici è uno dei drammi dell'informazione. provate prima a osservare la realtà per farvi opinioni più precise invece di parlare a vanvera.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    18 Aprile 2017 - 16:04

    Prezioso Direttore, Berlusconi: è milanese, è ricco, ed è felice. Tre peccati capitali per la burocrazia bizantina, tre crimini di guerra per i plotoni della gogliottina e pel popolo cui piace guardar teste rotolare. Renzi per contro è fiorentino (automaticamente "arrogante") ed è felice, e come terzo peccato è Nazareno, in quanto tale per Roma, da crocefiggere senza rimpianti. Detto ció, le "elites" in Italia non esistono. I girotondi che la bella gente che conta si diverte a fare nei propri salotti televisivi, sono una patetica e dolorosa rappresentazione dell'insabbiamento collettivo di intelligenza italiana, una desertificzione sahariana, che ci ha preparati alla prossima dittatura, già "desiderata" da tanti, senza vergogna, senza pensiero. Casaleggio si diverte a matto col suo giochino per ricchi (infelici) sentendosi un dio, e usa Grillo come un piede di porco.

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  • lorenzolodigiani

    18 Aprile 2017 - 14:02

    Caro Cerasa, la democrazia diretta, quella che ha sconfitto Renzi, non può che essere favorevole ai suoi avversari e, principalmente, a coloro che se ne ritengono i depositari: i 5 stelle. Se, poi, tra questi avversari si allinea anche il cav. che, come lei dice, ha favorito, a suo modo, politiche economiche liberali, é difficile individuare qualche via di affermazione per il partito dell'apertura. Speriamo che le elezioni, in Francia, volgano in senso positivo e possano alimentare qualche dubbio in quell'elettorato che ci sta portando nel campo di chi osteggia le liberalizzazioni, parla di economia soltanto per sostenere il reddito di cittadinanza, e' ostile all'Europa e propugna la decrescita felice (ma non per tutti).

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Aprile 2017 - 13:01

    Al direttore – Le Elite nostrane non hanno una base culturale che le caratterizzi per chiaro convinto, orientamento politico. Quelle, diciamo, intellettuali provengono da una cultura fondamentalmente anti-liberale, quelle economiche idem, quelle politiche, anche. Dal 1876. Questo ha prodotto un insieme di entità denaro pubblico dipendenti. La contesa politica s’è sempre sviluppata sul disputarsi il controllo e la gestione delle finanze pubbliche. I sindacati, tutti impostati ideologicamente e la propensione italica all’assistenzialismo di Stato, hanno fatto il resto. Il grillismo rientra, concettualmente in quell'alveo, come il NO referendario. Cinicamente: la botte restituisce il vino che c’è stato messo dentro. Il consenso per il Berlusconi 94: “Cambiare lo stato in senso liberale” fu dovuto, alle rivincite di parte e al fatto che i suoi elettori non avevano capito cosa significasse, anche per loro, il cambiamento in senso liberale. Siamo ancora lì. Grillo è un epifenomeno. Auguri.

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