Il renziano Andrea Romano contro Calenda "l'equidistante"

Il deputato del Pd commenta le aperture del ministro a Forza Italia: “Non bisogna confondere la destra immaginaria con cui ci si vorrebbe alleare con la destra reale che si ha di fronte”

Il renziano Andrea Romano contro Calenda "l'equidistante"

Andrea Romano (foto LaPresse)

Roma. L’insofferenza renziana verso il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda e il ministro dello sviluppo Carlo Calenda, teorici di un fronte anti-populista, si fa consistente. “L’errore più grave di qualunque politico, anche e soprattutto quando si nega di esserlo – dice al Foglio il deputato renziano Andrea Romano, che peraltro viene dallo stesso partito di Calenda, Scelta Civica – è credere alla propria propaganda. Comprendo l’ambizione di Calenda, che nel momento di difficoltà del Pd dopo il referendum del 4 dicembre ha forse immaginato di essere il punto di equilibrio tra destra e sinistra, ma il tempo dell’equidistanza è finito da un pezzo e appartiene ad una stagione politica sepolta dagli eventi di questi anni”.

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“Il governo Gentiloni è il luogo dove trovare convergenze con il centrodestra. Ma Renzi batta un colpo, faccia il riformista. Altrimenti vince la banalizzazione populista”. Parla Calenda, che dice sì al memorandum proposto dal Foglio

 

E oggi è doveroso, aggiunge Romano riferendosi al dialogo avviato da Luigi Zanda con Forza Italia, “non confondere la destra immaginaria con cui ci si vorrebbe alleare con la destra reale che si ha di fronte, un po’ come è doveroso richiamare Bersani e la sua illusione di allearsi con M5s alla realtà dei M5s in carne e ossa. Guardiamo che cos’è Forza Italia davvero; è quel partito che in Parlamento, in questa legislatura ha votato contro il jobs act, le riforme costituzionali, la riduzione della pressione fiscale. E’ il partito sta votando contro il testamento biologico. Ha votato contro le unioni civili. Non confondiamo dunque Forza Italia con un partito liberale. Direi anzi che c’è stato un passo indietro rispetto al classico ventennio berlusconiano, quando qualche timido tentativo ci fu. Adesso meno che mai”. Forza Italia, sottolinea Romano, “è ben rappresentata da Brunetta e Toti. Anche a me farebbe piacere avere un partito liberale dall’altra parte Ma la realtà è un’altra, non solo per ragioni di tattica politica ma anche di convinzione. Di fatto Forza Italia è sempre più vicina alla retorica sovranista sia sul tema delle politiche economiche che sui diritti civili. Aggiungo un altro elemento. Quando noi polemizziamo con i Cinque Stelle definendoli un partito azienda, non dimentichiamoci che il modello cui Casaleggio si è ispirato è Forza Italia, per quanto i Cinque Stelle siano più brutali”. Attenzione però, avverte il deputato del Pd: “Io non ho mai confuso gli elettori di Forza Italia con Forza Italia, un partito che al proprio interno non è affatto organizzato in modo democratico. Tant’è che ancora oggi non riesce a risolvere il tema della successione a Berlusconi”. Per Romano “è molto sbagliato confondere il Pd con un partito populista”, come fa Calenda, “non vedendo la differenza tra essere populisti ed essere popolari. Come si fa ad attaccare la riduzione della pressione fiscale realizzata dal governo Renzi, come fa Calenda? Come si fa a considerare semplicistica una strategia incentrata su meno tasse e più diritti? Il disprezzo dell’elettore, che giustamente chiede semplificazioni leggibili, non è mai un buon viatico per chi svolge un lavoro politico”.

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Quanto a Zanda che teorizza un confronto elettorale con Forza Italia, Romano dice che “quello di oggi finalmente è un Pd che realizza compiutamente la vocazione maggioritaria che fu immaginata dai fondatori. Il Pd di Renzi si rivolge a tutti gli italiani, anche a coloro che non sono nati come elettori di sinistra, e non solo alla tribù elettorale di riferimento. In questo c’è un finalmente una maturazione culturale ma anche il recepimento di un dato di realtà: l’elettorato è effettivamente mobile”. Se la competizione è finalmente aperta, libera dai vincoli tribali, “abbiamo il dovere di continuare a fare quello che abbiamo fatto finora. Sarebbe del tutto autolesionistico rinchiuderci dentro i confini di un arrocco di sistema, per quanto nobile e in nome della democrazia. Intanto non faremmo capire cosa vogliamo agli italiani; capirebbero che c’è una forza molto aggressiva, i Cinque Stelle, e tutto il resto del mondo che si batte contro di essa. I Cinque Stelle non li sconfiggeremo con l’allarme democratico, che pure condivido, ma con proposte politiche efficaci, su tasse, lavoro Europa, diritti civili”.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    19 Aprile 2017 - 17:05

    Andrea Romano? Conosco solo gli intelligenti in poll position: il duo Parisi-Calenda. Parlare di partiti è il nulla parliamo di persone che fanno politica cosi evitiamo di fare nomi a casaccio.

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  • Lou Canova

    19 Aprile 2017 - 11:11

    Di sicuro Romano, piaccia o non piaccia, non ha tutti i torti evidenziando come una FI a trazione totiana e brunettiana, accodata a molte, se non tutte, le pulsioni populiste/sfasciste che imperversano nel paese, non possa essere spacciata davvero per una forza liberale, né si vedono margini per resipiscenze a breve…

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    19 Aprile 2017 - 09:09

    Andrea Romano? Chi è? .

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  • giantrombetta

    19 Aprile 2017 - 08:08

    Il prof. Andrea Romano, di professione storico, nelle ultime elezioni democratiche si e' candidato ed e' stato eletto nella lista del prof. Monti in contrapposizione all'alleanza maggioritaria del Pd con Sel. In precedenza il suo avventuroso sentiero politico l'aveva portato a militare nel partito in fieri di Luca Cordero di Montezemolo, e poi nella corrente sinistra di D'Alema. Infine e' politicamente e parlamentarmente approdato alla parrocchia di Matteo Renzi. Percorso politico un tantino tortuoso e forse tormentato, figlio certo della assoluta libertà di pensiero e pure dell'assenza di alcun vincolo di mandato parlamentare. Testimonianza storica del tramonto delle ideologie e della crisi dei partiti che ha segnato la cosiddetta seconda repubblica. Sparizione delle ideologie e fine dei partiti tradizionali che per alcuni sono alla base del diffondersi del populismo anti casta e del grillismo, denunciati e combattuti dal Foglio come sfascisti.

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    • Nambikwara

      Nambikwara

      19 Aprile 2017 - 17:05

      "Percorso politico un tantino tortuoso........": come è umano Lei. Quel che colpisce del Personaggio, infatti, è la libertà dell' "assenza".

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