Renzi batte Emiliano, ma il sud resta il suo tendine d'Achille

Campania, Sicilia, Calabria. Al sud, tra gli iscritti del Pd, passa la mozione renziana. E ritorna potente la questione meridionale

Renzi batte Emiliano, ma il sud resta il suo tendine d'Achille

Michele Emiliano (foto LaPresse)

Roma. Se il progetto di Michele Emiliano era quello di conquistare il Sud e diventare così il capo del Pd meridionalista, i dati del congresso, della conta tra gli iscritti, benché ancora ufficiosi (diventeranno ufficiali domani, dopo la convenzione nazionale), sono una forte delusione per il magistrato e presidente della Puglia. In Campania Renzi è davanti con il 77,5 per cento, Orlando è secondo con il 15,9, mentre Emiliano è fermo al 6. Così come in Sicilia (Renzi 77,55 - Orlando 15,9 - Emiliano 5,29) e in Calabria (Renzi 76 - Orlando 18 - Emiliano 6). Solo in Puglia, a casa sua, sembra che il presidente della regione ce la stia facendo, in un tormentoso testa a testa con il segretario uscente (51 a 49), e con Bari che però si schiera con Renzi (55 per cento) persino nel collegio dove vota Emiliano, sezione Murat, nel centro storico:59 a 38. E a questo punto, fallito il progetto dentro il partito, potrebbe succedere qualsiasi cosa, malgrado si sappia che Renzi – vincitore – è pronto a garantire posti in lista per il prossimo Parlamento e diritto di tribuna nel partito agli uomini che Emiliano vorrà indicargli. Ma tutto, si diceva, è possibile. Emiliano potrebbe anche raggiungere Pierluigi Bersani e Roberto Speranza fuori dal Pd, o piùprobabilmente abbandonarsi a quelle vaghe ma stuzzicanti ambizioni che – “voglio fondare un neo-popolarismo”, è il canto di battaglia del presidente pugliese – già in passato l’avevano portato a stringere rapporti di amicizia politica con gli altri due masanielli d’Italia, Luigi De Magistris e Leoluca Orlando (che forse non a caso già si parlano da tempo). Le elezioni politiche si avvicinano, quelle amministrative saranno a giugno (si vota in Sicilia per la regione, a Palermo per il comune, ma anche in Puglia a Taranto) e il proporzionalismo è una forte tentazione disgregatrice che si accompagna al dissolvimento dei partiti, specialmente al sud, e al proliferare delle liste civiche (a Taranto, per esempio, quasi i partiti non esistono più e l’elezione a sindaco se la contendono civici ed ex magistrati).

E dunque è in questo contesto sospeso che oggi Renzi sbarca nel Mezzogiorno, a Bari, dove conclude la campagna elettorale interna tra gli iscritti e di fatto apre quella delle primarie nei gazebo. Una conta, questa, tutta diversa: l’ultima speranza di Emiliano che, anche secondo i suoi stessi sostenitori, probabilmente pesca più voti fuori dal partito che dentro il Pd. Una ragione in più, fosse vero, per abbandonarsi a progetti esterni, a cavallo tra il Movimento 5 stelle e la forza carismatica dei sindaci di Palermo e Napoli. Ed è di Sud e Mezzogiorno infatti che tutti parlano e si attrezzano a parlare, anche Renzi, che allo sviluppo economico del Mezzogiorno ha dedicato un intero capitolo della mozione congressuale di cui è cofirmatario assieme a Maurizio Martina. E non è un caso che dal Sud Renzi abbia estratto Teresa Bellanova, ex sindacalista, viceministro nel governo Gentiloni, donna di sinistra meridionalista data molto in ascesa nell’entourage dell’ex segretario, lei che parla di “centralità del Mezzogiorno”, di “un Sud cuore della ripresa del paese”. Si (ri)apre così per la politica italiana, come in un eterno ritorno, la questione meridionale, che è più vecchia del cucco e scatena sbadigli, ma pure ritorna con prepotenza a ogni appuntamento elettorale, in quella fascia di paese che lo scorso 4 dicembre ha votato in massa per il No al referendum costituzionale: 68, 5 in Campania, 67 in Puglia e in Calabria, 71 in Sicilia. Il sud in cui Renzi non sfonda – se non tra gli iscritti del suo Pd – in cui i partiti si prosciugano e le tentazioni populiste si fanno fortissime, abbastanza da spingere i prodotti più genuini del meridionalismo carismatico, Orlando e De Magistris, e forse anche Emiliano, a percorrere la strada autarchica di un’alleanza tra personalità più che tra sigle e movimenti organizzati.

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