Lezioni per Torquemada Rodotà: la magistratura non vigila sulla pubblica moralità

Per il costituzionalista le intercettazioni non possono essere limitate per legge. Spetta alla magistratura selezionarle e vigilare anche sull'onore dei politici

Lezioni per Torquemada Rodotà: la magistratura non vigila sulla pubblica moralità

Stefano Rodotà (foto LaPresse)

Il diritto alla riservatezza, garantito dalla Costituzione, viene sistematicamente violato dalla propalazione delle trascrizioni di intercettazioni ambientali, diffuse anche quando non hanno nulla a che vedere con il reato su cui è aperta l’indagine e anche se riguardano persone del tutto estranee alla procedura giudiziaria. E all’origine di questo malcostume, che costituisce anche un reato, ci sono gli uffici giudiziari, come sanno tutti. Ma Stefano Rodotà pensa che spetti si magistrati e solo ai magistrati selezionare le informazioni e le intercettazioni, mentre ogni limite posto dalla legge sarebbe una indebita “interferenza”.

 

La tesi è davvero peregrina, intanto perché il magistrato è soggetto alla legge, non è la legge a essere soggetta ai magistrati. Per giustificare questa tesi stravagante, Rodotà sostiene che chi ha un ruolo pubblico ha un minore diritto alla riservatezza, perché il pubblico ha il diritto di essere informato di tutti i suoi comportamenti. Cioè i cittadini non sono eguali di fronte alla legge. Naturalmente è giusto che gli atti e i comportamenti che hanno attinenza con una funzione pubblica siano conosciuti e criticati. Ma quello che accade nelle relazioni private non si vede perché dovrebbe cadere sotto questa mannaia.

 

Cercando di dare un sostegno indiretto a questa tesi evidentemente traballante, Rodotà ricorre a un paralogismo: cita l’articolo della Costituzione che impone a chi esercita funzioni pubbliche di comportarsi “con disciplina e onore” e ne deduce che quindi i suoi comportamenti debbono comunque, anche nella sfera privata, essere sottoposti al vaglio della magistratura, che propalando informazioni anche irrilevanti per le inchieste, vigilerebbe sull’onore dei politici. Questa non è affatto la funzione della magistratura, che deve perseguire reati e solo reati, non comportarsi come una specie di vigilante sulla pubblica moralità. Questa tesi da Torquemada, secondo cui anche chi non ha commesso reati dovrebbe dimettersi perché il perverso meccanismo mediatico-giudiziario mette in discussione la sua onorabilità si commenta da solo. Rovinare la reputazione di una persona che avrebbe diritto alla riservatezza con l’uso illecito delle intercettazioni indebitamente propalate e poi pretendere le dimissioni di chi è stato screditato, proprio perché è screditato è già grave, sostenere che questa è la corretta applicazione della costituzione è addirittura paradossale.   

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    05 Aprile 2017 - 08:08

    E dove e quando nasce la Torquemada italiana? Basta dare un'occhiata al curriculum politico e parlamentare del prof. Rodota' per capire le radici della (seconda) Repubblica delle Procure costruita sul linciaggio mediatico giudiziario. Del PDS che ha figliato il Pd Rodota fu a lungo autorevole presidente....

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