L'implosione del Cnel

Prosegue la guerra tra il segretario generale Massi e il presidente Napoleone, che viene denunciato dal collegio dei revisori dei conti di Villa Lubin

L'implosione del Cnel

Roma. Il Cnel procede a passo svelto verso l’implosione: il collegio dei revisori dei conti di Villa Lubin, riunito lo scorso 23 marzo, ha denunciato il presidente facente funzione Delio Napoleone. Perché? Riavvolgiamo il nastro: da anni è in corso una guerra - raccontata dal Foglio in alcuni articoli - fra Napoleone e Franco Massi, magistrato della Corte dei Conti, vicesegretario generale al ministero della Difesa e segretario generale del Cnel. Il 17 marzo il presidente ha emanato un atto che dichiara la “presa d’atto dell’avvenuta cessazione con effetto immediato delle funzioni di Segretario generale”, con conseguenti disposizioni, tra cui anche l’annullamento del badge per entrare negli uffici e la cancellazione dal sito internet del Cnel del nominativo e del profilo “del cessato segretario generale”. E qui nascono i problemi.

 

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Secondo il Collegio dei revisori, presieduto da Luigi Pacifico, l’atto di Napoleone presenta “sulla base della legislazione vigente, rilevanti profili di illegittimità”, apparendo non in linea con la legge 936 del 1986, che dispone la nomina del segretario generale con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del consiglio dei ministri. Il presidente del Cnel dà solo un parere alla nomina del segretario generale. “Tali profili di illegittimità si riflettono, ad avviso del Collegio, anche sugli atti connessi e conseguenti”, quali la nota che invita la dirigente responsabile “a provvedere all’annullamento del badge” di Franco Massi. Il collegio dunque ha chiesto il ritiro degli atti firmati da Napoleone e ha trasmesso il verbale alla Procura della Repubblica, di fatto denunciando l’atto di Napoleone, oltre che alla Corte dei Conti e alla presidenza del Consiglio dei Ministri e al ministero dell’Economia.

 

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Infine, un appunto più generale: “Il Collegio non può esimersi dal sottolineare, ancora una volta, i negativi riflessi istituzionali della situazione di contrasto tra i vertici politico e amministrativi del Cnel, già rilevata nei precedenti verbali dei revisori dei conti e confermata dagli atti esaminati oggi, che presumibilmente potrebbero, ove posti in essere, alla ‘paralisi’ delle attività, anche di ordinaria amministrazione, in un momento particolarmente delicato, caratterizzato dalle iniziative di recupero dell’azione di un Organismo di rilevanza costituzionale, dopo l’esito del referendum del 4 dicembre 2016”. Insomma, quando è troppo, è troppo.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    27 Marzo 2017 - 09:09

    Sarebbe un vero peccato se il CNEL implodesse, così, adesso, per il suo rappresentare una meravigliosa Italia in piccolo, e proprio appena dopo che il meglio dell'Italia gli ha votato il proprio amore viscerale.

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