Che fare con Renzi e Gentiloni

Il Pd deve investire nel governo se non vuole farsi investire

Che fare con Renzi e Gentiloni

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con Matteo Renzi (foto LaPresse)

Dopo la vittoria del no al referendum costituzionale, le elezioni anticipate sarebbero state con ogni evidenza la soluzione migliore per restituire al paese un Parlamento pienamente legittimato dal popolo e un governo costruito in modo da presentarsi dinnanzi all’appuntamento cruciale della prossima legge di stabilità (probabilmente l’ultima che avrà a disposizione l’ombrello di Mario Draghi) con una forza diversa rispetto a quella mostrata oggi – se il modello del prossimo def sarà quello usato per i voucher, meglio la Troika. Le elezioni nel 2017 non sono oggettivamente più possibili e il voto, come era prevedibile, cadrà alla scadenza naturale della legislatura, ovvero tra poco meno di un anno.

 

In undici mesi ci sono molte cose che un governo potrebbe fare e molti dossier che potrebbe aprire: ci sarebbe la legge barzelletta sulla concorrenza, che da due anni riposa incredibilmente in un qualche cassetto di una qualche commissione parlamentare; ci sarebbe l’altra barzelletta della legge elettorale, che doveva essere l’unica ragione per far partire questo governo e che chissà se mai verrà fatta davvero; ci sarebbe la possibilità di finanziare anche con un po’ di deficit in più un taglio ulteriore all’Irap e uno all’Irpef, a meno di non volersi rassegnare a costruire una manovra recessiva.

 

Si potrebbero fare molte cose, che purtroppo temiamo non verranno fatte, ma il vero problema dell’esecutivo Gentiloni non riguarda direttamente le policy ma riguarda la politica e in particolare il suo rapporto con Renzi. Una volta che verrà archiviata la campagna congressuale (vi preghiamo, fate presto!) andrà infatti chiarito il rapporto tra il presidente del Consiglio e segretario del partito azionista di maggioranza di questo governo. E non ci sarebbe nulla di più dannoso per il governo e per il segretario del Pd che continuare a giocare una partita impossibile: quella, cioè, di chi prova (il segretario del Pd) a dissociarsi dall’azione del governo a guida Pd, tentando di dimostrare che un conto sono le azioni del governo (a guida Pd) e un conto invece sono le azioni del Pd (azionista del governo).

 

Può piacere o non piacere, ma quando Renzi diventerà nuovamente leader del Partito democratico dovrà investire sull’esecutivo per non essere a sua volta investito dall’eventuale fallimento del governo. Un successo di questo governo sarà un successo del segretario del Pd. Un insuccesso di questo governo sarà un insuccesso del segretario del Pd. E’ naturale che Renzi non riesca ad accettare fino in fondo il fatto che non coincidano il ruolo tra segretario del partito e quello di presidente del Consiglio. Ma la separazione dei ruoli è una delle conseguenze della vittoria del no al referendum costituzionale e anche in vista della prossima legislatura il prossimo probabile segretario del Pd dovrebbe cominciare ad entrare in una nuova logica neo proporzionale: i presidenti del Consiglio mediano (e cambiano), i segretari di partito guidano (e restano). E’ la prima repubblica, bellezza, e tu non puoi farci niente (se non evitare di farti travolgere).

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    22 Marzo 2017 - 14:02

    Caro Claudio, sei giovane ma non nato ieri. Sai benissimo che il nodo è l'ossessione/avversione, quasi fisica, verso Renzi, come lo è stata verso Berlusconi. Grillo sarà il prossimo. Da noi far politica s'identifica con "essere contro", a prescindere. Le radici delle nostre anomalie sono nella prassi abituale, perenne, del “Viribus unitis?, nunquam!” La classe politica: verbosi, queruli, autoreferenziali, supponenti, piccosi, infantili, meschini, attaccati alla “roba”, invidiosi, very unfit to governor. Mi sono stufato, al punto da sproloquiare: una schiera di puntuti Piercamillo al comando sarebbe il minore dei mali.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    22 Marzo 2017 - 10:10

    "Che fare con Renzi e Gentiloni" ?: al "macero".Il primo già sconfitto dalla maggioranza delle persone e del quale ne vediamo, via Istat, i risultati con la povertà in cui versano 1 milione di famiglie ((mi taccio su Industrie 4.0, Produttività etc., voltafaccia di bronzo del secondo in combutta col primo (latente o lattante) sui voucher)).

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  • giantrombetta

    22 Marzo 2017 - 07:07

    La vicenda tragicomica dei voucher mostra soltanto qual è la statura politica sia di Renzi che di Gentiloni. Che guidino il maggior partito o il governo, o tutti e due contemporaneamente poco importa. Credono a tal punto ai provvedimenti per i quali chiedono e addirittura ottengono la fiducia del,parlamento sovrano da cancellarli al primo stormir di fronda referendaria della Cgil. C'è qualcuno che rifletta che cosa significa istituzionalmente e politicamente ritirare un provvedimento appena entrato in vigore per scelta del governo e approvazione del,parlamento legislatore per cancellare un referendum voluto da un sindacato? Con che coraggio domani Renzi e Gentiloni chiederanno agli italiani il voto per governarli? Con che credibilità oseranno chiedere la fiducia al parlamento su provvedimenti sui quali credono al punto d'essere pronti a rinnegarli se qualcuno gli chiede semplicemente di verificare se tali provvedimenti godono pure della fiducia del popolo sovrano?

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  • lorenzolodigiani

    22 Marzo 2017 - 02:02

    Caro Cerasa, condivido fin quasi alla fine ogni parola del suo articolo. Fino a quando lei avanza qualche dubbio sul fatto che Renzi possa accettare la separazione delle cariche di segretario del partito e presidente del consiglio. Che la cosa gli faccia piacere non lo sosterrei, ma lo ritengo abbastanza intelligente per comprendere che si tratta di un "male" necessario nell'era del proporzionale. Piuttosto si auguri che il futuro capo del governo sia del suo stesso partito.

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