Renzi si smarca sui voucher e lancia segnali contro il patto Gentiloni

L'ex premier non apprezza la linea del dialogo con tutti, per questo fa di tutto per smarcarsi dal suo successore

Renzi si smarca sui voucher e lancia segnali contro il patto Gentiloni

Paolo Gentiloni e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Roma. Il governo abolisce i voucher e Matteo Renzi parla di vaccini. “Morbillo. Nei primi mesi del 2017, + 230 per cento. Meno propaganda, per favore. Sì alla scienza, sì ai vaccini”. In Senato si sancisce – via salvataggio di Augusto Minzolini – il nuovo patto fra Forza Italia e Pd e Matteo Renzi si fa fotografare ad Amatrice insieme al sindaco Sergio Pirozzi. Che cosa succede? Semplice, spiegano i collaboratori dell’ex segretario del Pd: Renzi vuole smarcarsi dal governo e dal suo successore Paolo Gentiloni.

 

I rapporti fra i due sono buoni, il problema è la linea politica. L’ex segretario del Pd non apprezza molto (eufemismo) la linea del dialogo con tutti, quella del “patto Gentiloni”. È però, ragionano i renziani, naturale conseguenza della vittoria del No al referendum del 4 dicembre. Ora c’è appunto un governo e un parlamento che fanno cose diverse da quelle che avrebbe voluto realizzare Renzi. Le vicende degli ultimi giorni sono particolarmente emblematiche, secondo i renziani, per i quali non ci dovrebbe essere nessun cedimento alla Cgil, tant’è che se fosse per Renzi i voucher sarebbero rimasti (anche se viene il legittimo sospetto che in questo modo viene evitato un referendum molto pericoloso per il consenso del Pd). Con Forza Italia, poi, non vorrebbe accordi su niente, almeno in questa fase, anche perché espongono il Pd agli attacchi del M5s (ma è paradossale, visto che il patto del Nazareno ha consentito a Renzi di governare serenamente nella fase iniziale del suo mandato).

 

C’è poi la questione delle banche. Renzi ha detto di volere una commissione d’inchiesta. Richiesta che però è stata respinta dal capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda, per il quale “c’è il rischio che la democrazia italiana venga egemonizzata culturalmente dai grillini, dal loro populismo antieuropeo e giustizialista”. In campagna elettorale una commissione d’inchiesta, ha detto Zanda a Repubblica, “verrebbe usata per regolare conti politici e non per cercare la verità e proteggere il risparmio”. Altro punto di differenza riguarda l’Europa, come già si era capito al Lingotto lo scorso fine settimana, quando Renzi ha recuperato un vecchio cavallo di battaglia prendendosela con i “tecnocrati europei” e sottolineando la debolezza della politica italiana nei loro confronti: “Per anni una parte delle elite dell’Italia ha usato l’Europa per convincere gli italiani a fare riforme che altrimenti non avrebbero voluto fare. Ci sono stati premier che andavano in Europa con la giustificazione, come a scuola, premier tecnici animati da sentimento antipatriottico e antitaliano. Dicevano: ‘Ce lo chiede l’Europa’. Quella stagione ha migliorato forse i conti pubblici, forse. Ma ha disintegrato l’idea di Europa dei padri fondatori. Alla celebrazione del Trattato di Roma il 25 marzo dobbiamo mettere da parte quella stagione!”, ha gridato dal palco del Lingotto.

 

Gentiloni appare piuttosto distante da questa impostazione barricadera di Renzi, che mostra segni d’insofferenza anche per la lentezza del Parlamento sulla legge elettorale. L’ex segretario del Pd è convinto che arriveremo alla fine dell’anno senza avere un nuovo sistema elettorale. Infine, la giustizia. Su InCammino.it, sito della campagna elettorale di Renzi, viene dato spazio a una robusta critica alla riforma del processo penale voluta da Andrea Orlando – ministro del governo Renzi, poi di Gentiloni, e oggi anche candidato al congresso del Pd. “Anziché impegnarsi sul fronte delle risorse e dei gap di produttività tra i diversi tribunali, in un sistema a macchia di leopardo, il governo Gentiloni annuncia la fiducia su un provvedimento che estende fino a vent’anni i termini per l’estinzione del procedimento”. Insomma, si farebbe prima a dire su cosa Renzi e Gentiloni sono d’accordo, a parte l’amicizia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    18 Marzo 2017 - 15:03

    Caro David, mi consenta la familiarità, : chi dei 2 sta governando a sua insaputa? Ovvero tutti e 2 governano a loro insaputa?. Morale speriamo di governare almeno lo sbando della Nazione.

    Report

    Rispondi

  • giantrombetta

    18 Marzo 2017 - 09:09

    Il minimo che ci si attende da un regime democratico e' che governi chi ha la maggioranza dei consensi popolari espressi attraverso libere elezioni. L'attuale parlamento ha da tempo perduto ogni legittimazione popolare, con centinaia e centinaia di parlamentari trasmigrati in gruppi diversi dalle liste e dai programmi sottoposti agli elettori. L'assenza del vincolo di mandato ha limiti evidenti e dovrebbe porre problemi seri alle persone responsabili. Sottrarsi al voto popolare non è mai buon segno di credibilità e responsabilità politica. Sottrarsi perché si teme d'essere sconfitti e' ancor peggio. E' semplicemente la fine della democrazia rappresentativa come l'abbiamo fin qui intesa. Da tempo i governi stanno in piedi con voti di fiducia inflazionati ed espressi al solo misero finire di mantenere il seggio parlamentare nella consapevolezza che se si votasse la rielezione sarebbe per molti poco probabile. Ecco spiegati i si in aula che poi diventano no elle urne dei referendum.

    Report

    Rispondi

    • Giovanni

      18 Marzo 2017 - 18:06

      L'articolo 67 della Costituzione prescrive l'assoluta libertà di mandato e chiaramente dice che il parlamentare eletto non è sottoposto ad alcun vincolo nè di partito nè di programma elettorale nè verso gli elettori. Ciò proprio per evitare che demagoghi come fu Mussolini e come i tanti che oggi affollano lo scenario politico possano subornare i parlamentari. E guardi che un articolo simile è presente in quasi tutte le costituzioni dei paesi democratici. Che poi i parlamentari italiani abusino di questo loro sacrosanto diritto è un altro paio di maniche e dipende dallo scarso senso di rispetto nei confronti del vero significato di questo articolo della costituzione. D'altra parte come dicono gli inglesi "...ogni popolo ha i politici che si merita...". Noi ci meritiamo questi. Tuttavia potrebbero essere i partiti a porsi delle regole che limitino questo fenomeno, ad esempio non candidando personaggi che abbiano in passato esercitato questo loro diritto in modo spropositato.

      Report

      Rispondi

Servizi