Difendere l'equilibrio costituzionale

Nessun inciucio su Lotti e Minzo, ma la giusta reazione all’attacco manettaro

Difendere l'equilibrio costituzionale

Luca Lotti (foto LaPresse)

I voti parlamentari che hanno bocciato la sfiducia individuale nei confronti del ministro Luca Lotti e successivamente non hanno sancito la decadenza dal Senato di Augusto Minzolini hanno fornito al Movimento 5 stelle il pretesto per denunciare uno scambio occulto di favori tra il Pd e Forza Italia. A questa campagna si è unito un coro di commentatori subalterni che tende a rendere questa denuncia infondata senso comune. Questo accade anche perché da parte dei protagonisti delle due vicende non si è risposto in modo deciso, affermando non la connessione tra i due episodi, che non esiste e non può esistere, ma l’argomento che le ha giustificate entrambe, la difesa delle prerogative del Parlamento e della politica di fronte agli attacchi del sistema mediatico-giudiziario. Come noto negli anni di Mani pulite l’equilibrio tra poteri dello stato è stato manomesso a vantaggio dello strapotere delle procure. Resta un solo argine a tutela dei poteri del Parlamento, la norma costituzionale che obbliga esplicitamente, per rimuovere un ministro o far decadere un parlamentare eletto, di un voto dell’assemblea. Quello che unisce i due episodi è proprio questo, l’aver rivendicato la superiorità del dettato costituzionale sulle inchieste o le condanne viziate da parzialità del giudice. Si sta creando, ancora embrionalmente, una consapevolezza comune a forze della maggioranza e dell’opposizione sulla pericolosità di un sistema politico che non può raggiungere un livello accettabile di stabilità perché mitragliato dall’attacco mediatico-giudiziario.

Non c’è uno scambio di favori, c’è una tendenziale convergenza su una diagnosi dei problemi più gravi del sistema politico. La comune difesa di quel che resta dell’equilibrio costituzionale tra i poteri è una necessità democratica, che non esclude il confronto e la battaglia politica anche tra le parti che la condividono. E’ strano che proprio quelli che hanno fatto del patto costituzionale la loro bandiera ora denuncino chi concretamente converge nel difenderne i valori reali. 

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    18 Marzo 2017 - 13:01

    E' la stessa Legge Severino che riserva al Parlamento un giudizio di ultima istanza sulla decadenza di un parlamentare condannato. E non poteva essere diversamente in un ordinamento in cui il Parlamento è sovrano. Il fatto che Gomez abbia scritto che Minzolini è stato "salvato da un senato di (maiali) politici" è inaccettabile e non dovrebbe rimanere senza conseguenze. E' esercitando il loro potere sovrano che galantuomini come Manconi, Mucchetti e Ichino hanno liberamente espresso il proprio voto. E' proprio vero che è il "fascismo" l'identità profonda della nostra nazione, un fascismo di cui i grillini sono le avanguardie e i Gomez, i Travaglio e i Mentana gli "intellettuali organici".

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  • Lou Canova

    17 Marzo 2017 - 21:09

    Purtroppo a parte il Foglio, ovviamente, e pochissimo altro, la dittatura del populista collettivo imperversa indisturbata su media, giornali, rete col suo corredo di scialbi luoghi comuni paragrillini. Temo ormai sia una partita persa...

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  • efis.loi

    17 Marzo 2017 - 20:08

    E finalmente. La Politica risponde di gancio destro e di montante sinistro. Dicesi Politica e non questi o quei politici. In quanti metabolizzeranno per il verso giusto? L'antipolitica, lo sappiamo, è un'altra cosa e, per molti versi, fa "politica" dopo aver vinto un concorso, dalle testate dei giornali, o calcando l'usato palcoscenico.

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