Non solo Renzi. Da Orlando a Emiliano: a ciascuno il suo cerchio magico

Se l’origine del renzismo è nella provincia di Firenze e dintorni, l’orlandismo prende il via da La Spezia, luogo di nascita del ministro. Per Emiliano bisogna spingersi più a sud

Non solo Renzi. Da Orlando a Emiliano: a ciascuno il suo cerchio magico

foto LaPresse

Roma. Tutti i leader hanno un gruppo di persone fidate o fidatissime, gigli magici, tortellini ancora più magici e corti dei miracoli. Matteo Renzi ha la sua cerchia ristretta, raccontata più volte da questo giornale, così come Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani, per non parlare di Umberto Bossi. Vale anche per i due sfidanti di Renzi al congresso del Pd, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

 

Se l’origine del renzismo è in un fazzoletto di terra della provincia di Firenze e dintorni, l’orlandismo prende il via da La Spezia, luogo di nascita del ministro. Da lì vengono la capo ufficio stampa Laura Cremolini, ex giornalista di Tele Nord, collaboratrice di Orlando dal 2008, quando entrò in Parlamento come deputato, e il capo della segreteria Matteo Bianchi, classe 1986, da tanti anni assistente parlamentare di Orlando (mantiene le relazioni con deputati e senatori, che lo chiamando quando c’è qualche questione da sciogliere). Il segretario particolare è Luca Spataro, classe 1978, descritto da chi lo conosce bene come una persona colta: “E’ il suo ghost writer e il suo ideologo”, spiega al Foglio chi frequenta l’ambiente orlandiano. Siciliano, una laurea in storia, ex segretario provinciale del Pd di Catania finché non è stato sfiduciato, Spataro, insieme alla Cremolini, cura Lo Stato Presente, il blog che Orlando ha lanciato qualche giorno fa. Il capo di gabinetto al ministero è Giovanni Melillo, magistrato esperto di camorra, che a fine 2016 ha presentato la candidatura per diventare capo della Procura di Napoli, di cui è stato procuratore aggiunto dal 2009 al 2014. Dagospia scrive, con una punta di malignità, che è lui il vero ministro della Giustizia (e nel Pd confermano). “Se un magistrato al vertice del ministero della Giustizia non fosse ‘vietato’ per principio dal Colle – e dal condannato Berlusconi – Giovanni Melillo sarebbe probabilmente ministro. Così l’ex procuratore aggiunto di Napoli, e consigliere giuridico del Quirinale ai tempi di Carlo Azeglio Ciampi, si accontenta tranquillamente di fare da capo di gabinetto al piddino Andrea Orlando. Solo che in via Arenula Melillo è ormai per tutti ‘il ministro ombra’, quello che conosce i problemi, che sa come guidare la macchina della giustizia, l’uomo che può tenere testa a magistrati e avvocati anche nel merito delle singole questioni”, scrive Dago. Poi ci sono i deputati e senatori più stretti. Il braccio destro in Parlamento è Daniele Marantelli, noto per i suoi solidi rapporti con la Lega (è di Varese, da dove viene la meglio genìa padana). Poi ci sono le vedette del territorio, da Silvia Velo, donna di riferimento in Toscana, ad Antonio Misiani, la voce di Orlando in Lombardia. In Piemonte c’è Anna Rossomando, in Sicilia c’è Giuseppe Berretta, mentre in Puglia c’è Michele Bordo, che è anche nella commissione di garanzia per il congresso. Nel Lazio il punto di riferimento è il duo Nicola Zingaretti-Goffredo Bettini.

 

Una delle critiche fatte a Renzi riguarda l’uso eccessivo di toscani nei luoghi chiave del governo e del partito. Un paio d’anni fa, quando è diventato presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano si è ritrovato in una situazione analoga, con la nomina a capo ufficio stampa della sua compagna, Elena Laterza, che già lo aveva seguito per dieci anni da sindaco di Bari. “Non cambio il miglior addetto stampa che abbia mai avuto e che lavora per me da 11 anni solo perché ci siamo innamorati. Non sarebbe giusto”, disse Emiliano in un tweet poi rimosso. Nel cerchio magico del magistrato-governatore ci sono l’avvocato salentino Claudio Stefanazzi, capo di gabinetto, e quattro consiglieri con relative deleghe: il giovane Domenico De Santis, che è anche blogger sull’Unità, (rapporti con organi parlamentari ed enti locali), l’ex parlamentare di Rifondazione Titti De Simone (attuazione del programma), che aveva lavorato alla costruzione partecipata del programma attraverso le famose “sagre”; l’ex senatore del Pd Giovanni Procacci (rapporti con il consiglio regionale), prodiano di vecchia data e con Emiliano già nella segreteria regionale in Puglia; il giovane Fabio Di Fonte (social media manager). Il factotum-autista è Gianni Paulicelli, che in campagna elettorale lo aveva scarrozzato per tutta la Puglia, un tempo noto per le sue televendite di elettrodomestici a rate. Tra gli economisti vicini a Emiliano c’è Luca Scandale, classe 1975, uno dei promotori di Bari Partecipa. In Parlamento i punti di riferimento sono Francesco Boccia e Dario Ginefra.

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