Zagrebelsky riscopre l'arte del compromesso. Con Berlusconi

L'ex presidente della Corte costituzionale, da sempre schierato sulla barricata opposta a quella del Cav., apre a un'intesa tra Pd e FI e auspica un ritorno dei "professionisti della politica"

Zagrebelsky riscopre l'arte del compromesso. Con Berlusconi

Gustavo Zagrebelsky (foto LaPresse)

Oggi Gustavo Zagrebelsky cita Hans Kelsen per ricordare a tutti che "la democrazia è il regime del compromesso" e che un patto con Silvio Berlusconi (forse addirittura il tanto vituperato, da lui, patto del Nazareno) potrebbe essere persino accettabile. L'ex presidente della Corte costituzionale, da sempre schierato, e fieramente, sulla barricata opposta a quella del Cavaliere, intervistato dalla Stampa ammette candidamente che "le cose cambiano".

 

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"Il punto è - spiega -: compromessi con chi, con quali contenuti, in vista di che cosa. Non ogni compromesso è, come si dice, “inciucio”. Se non è un compromesso corrotto, sugli interessi, chi l’ha detto che è inciucio per definizione? Le cose cambiano, bisogna leggere bene le carte. Se sono pulite, a costo di scandalizzare, dico che non vedo a priori lo scandalo". 

 

Insomma, verrebbe quasi da gridare: viva Silvio. E dire che il partner storico di Rodotà&Asor Rosa – con cui compone il Pantheon giustizialista dei moralizzatori – ha alle spalle anni di opposizione militante ai governi Berlusconi, portata avanti a suon di appelli e petizioni firmate anche sulle pagine di Repubblica e La Stampa. Dal "rischio regime", come definì il berlusconismo (una "sottocultura") dalle colonne dell'Unità nel 1994, Zagrebelsky passa ora a una sorprendente riabilitazione del Cav. Dall'esigenza di una "deberlusconizzazione" del panorama politico, il giurista concede ora che "bisogna leggere bene le carte. Se sono pulite dico che non vedo a priori lo scandalo". Il populismo grillino, di cui Zagrebelsky è stato partigiano per tanto tempo, sembra essere sfuggito di mano anche a quell'intellighenzia che ha sempre difeso lo "spirito di novità" del M5s– come ha ripetuto il giurista ancora oggi alla Stampa. E allora? "Si ripiomberà nella prima Repubblica?", chiede Giuseppe Salvaggiulo: "Potrebbe essere un’uscita non voluta ma subita. Con prospettive inquietanti che spetta ai professionisti della politica scongiurare. Se la Repubblica di Weimar è in vista, spetta a loro agire per evitarla". Zagrebelsky riscopre ora lo scandaloso ritorno della politica e dell'arte del compromesso.

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Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    09 Marzo 2017 - 18:06

    In un Paese normale la correzione, visti i danni prodotti, sarebbe da apprezzare, meglio tardi che mai e benvenuto tra i mortali. In un Paese meno normale parrebbe che la scena politica occupata con gran seguito, è stata avvicendata dai grillini verso i quali non può non nascere qualche perplessità. Non sarà un riposizionamento rispetto all'egemonia culturale denunciata ieri sul Corriere da Panebianco?

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