Dagli stipendi ai vaccini, le primarie grilline di Michele Emiliano

Il presidente della Puglia, a caccia di voti M5s, prende le distanze dalla legge sull’obbligo vaccinale: “Non è nel programma”

Luciano Capone

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Dagli stipendi ai vaccini, le primarie grilline di Michele Emiliano

Michele Emiliano (foto LaPresse)

Roma. Nel 2009 ci aveva provato Beppe Grillo a candidarsi alle primarie per la segreteria del Pd con un programma a “cinque stelle”, ma la sua iscrizione venne respinta. Ora invece ci prova Michele Emiliano che nella sfida con Andrea Orlando e Matteo Renzi per la leadership del Pd sta facendo ricorso a tutto l’armamentario grillino, vaccini inclusi. Emiliano è sempre stato descritto come un personaggio politico popolare più che populista, ma la campagna elettorale per le primarie e la caccia ai voti in zona M5s stanno sempre più assottigliando questa distinzione, tanto che il presidente della regione Puglia sembra ormai un grillino: una specie di Beppe Grillo candidato alla segreteria del Pd. Prima, il Che Guevara del Tavoliere ha proposto la soluzione cubana per i costi della politica: “Sono per l’eliminazione totale degli stipendi dei politici. Li vorrei eliminare completamente. Nella Costituzione cubana è previsto. Devono essere sostituiti da un’indennità che ripaghi dell’eventuale rinuncia stipendiale che si fa quando un politico è costretto a fare il politico a tempo pieno”. Un’innocua sparata grillina, che ha quantomeno il pregio di mostrare come il taglio dei costi della politica si possa tradurre in un taglio degli impicci della democrazia. Più preoccupante, per i ruoli che Emiliano ricopre, è invece la seconda incursione in terreno grillino, perché riguarda la salute di tutti e in particolare dei più deboli: i vaccini.

 

Come già accaduto in altre regioni, per porre rimedio al preoccupante calo delle vaccinazioni dovuto alle insensate campagne allarmistiche sui vaccini, anche in Puglia alcuni consiglieri regionali hanno presentato una proposta di legge che richiede l’obbligo delle vaccinazioni per poter frequentare gli asili nido: i minori che non hanno effettuato le vaccinazioni obbligatorie e che per questo, oltre alla propria, mettono a rischio la salute degli altri bambini non possono accedere alle strutture che offrono servizi educativi. La proposta, presentata da diversi consiglieri del centrosinistra, ha accolto anche il parere positivo delle altre forze politiche di sinistra e di centrodestra, escluso ovviamente il M5s (come in ogni altra regione). Ma di fronte all’invasione di messaggi di genitori informati all’università di internet, contrari ai vaccini e alla lobby delle multinazionali farmaceutiche, Emiliano – che ha anche la delega alla Sanità – ha scaricato la proposta: “Preciso che non rientra nel programma di governo della regione Puglia vietare l’accesso a scuola dei bambini che hanno scelto di non effettuare vaccinazioni obbligatorie – ha scritto su Facebook – Ciò non impedisce ai consiglieri regionali di presentare disegni di legge difformi dal programma di governo”.

 

Il problema è serio perché, come ha osservato la direttrice dell’Osservatorio epidemiologico regionale, Cinzia Germinario, negli ultimi anni c’è stato un evidente calo delle vaccinazioni che ha portato le “coperture vaccinali al di sotto degli obiettivi” e il “trend è in ulteriore diminuzione”. Il drastico calo delle vaccinazioni in Puglia è stato anche causato dal forte impatto mediatico dell’inchiesta aperta, e poi ovviamente archiviata, dalla procura di Trani sulla farlocca correlazione tra vaccini e autismo. L’indagine fu avviata dal collega di Emiliano, il pm Michele Ruggiero, dopo che il magistrato tranese aveva partecipato a un convegno insieme a un medico della polizia di stato, Massimo Montinari, che da anni ha costruito una macchina da soldi diffondendo false cure e infondate teorie antivacciniste. Il clamore di quell’inchiesta ha prodotto un crollo delle vaccinazioni, contro cui c’è chi cerca di porre rimedio, nonostante la campagna grillina del presidente Emiliano: “Non ritirerò quella proposta neppure sotto tortura”, dice al Foglio il consigliere del Pd Fabiano Amati.

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