A rischio non sono né il governo né Lotti, ma l’immagine di Renzi

Tutti i calcoli di Palazzo dopo l’inchiesta Consip. La mozione di sfiducia non può passare, ma (in attesa di sondaggi) ci sono dei ma

A rischio non sono né il governo né Lotti, ma l’immagine di Renzi

Luca Lotti (foto LaPresse)

Roma. È il momento dei calcoli, quelli possibili e quelli impossibili, quelli fondati sulla solidità certa dei numeri in Parlamento e quelli che invece hanno a che vedere con cose impalpabili, mutabili come gli umori popolari. E allora mentre la vicenda giudiziaria di Luca Lotti e di papà Renzi si intreccia inevitabilmente con i destini del governo, con le primarie del Pd e con l’immagine pubblica di Matteo Renzi, nei palazzi romani della politica è tutto un far di conto che ieri sera ha provocato evidenti sospiri di sollievo (per quanto riguarda la tenuta della maggioranza, e di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi), ma che pure impensierisce i collaboratori di Renzi, la squadra che circonda l’ex segretario del Pd, i deputati più amici, loro che a denti stretti consegnano una riflessione, al netto della sicumera pubblicamente esibita, che suona all’incirca così: “Non ci sono alternative vere a Matteo, e dunque le primarie sono praticamente in cassaforte. Ma tutta questa storia è un danno d’immagine ancora difficile da calcolare”. E questo senza tener conto di possibili novità – che ovviamente tra i renziani nessuno si augura – provenienti dalla procura. Così si alternano riflessioni tranquillizzanti a pensieri invece un po’ più cupi.

 

La mozione di sfiducia, presentata ieri dal Movimento cinque stelle contro Lotti, non passerà, non ha i numeri, come dimostra facilmente, calcolatrice alla mano, uno degli uomini più vicini all’ex segretario del Pd. Al Senato, dove la maggioranza è ballerina, i voti a favore della sfiducia, calcolati per eccesso, sono al massimo 92, ammesso che tutti i senatori di Pier Luigi Bersani, che sono quattordici, votino davvero contro Lotti, e ammesso che così facciano anche i senatori di Raffaele Fitto (cosa improbabile), che sono nove. A questi 92 dovrebbero poi aggiungersi i 42 senatori di Forza Italia – ma giovedì sera Silvio Berlusconi ha detto ai suoi di mantenere una linea garantista (e inoltre FI per prassi non vota mai la sfiducia singola) – raggiungendo un totale di 134 voti. Troppo pochi comunque.

 

Il foglio di calcolo che circola al Nazareno assicura infatti contro la sfiducia una forbice che fa dai 175 fino ai 185 voti: i 99 del Pd, i 27 di Ap, 15 del Misto, 19 delle autonomie, i 13 di Gal… E insomma Lotti è al sicuro. Così come il governo, che nessuno, nemmeno i leader dell’opposizione (figurarsi gli scissionisti del Pd) ha intenzione di mettere in difficoltà sul serio: Berlusconi ha bisogno di tempo, non solo per la legge elettorale, ma anche per mettere ordine in casa. E persino la Lega – che comunque non ha forze sufficienti in Parlamento, nemmeno sommata al M5s – al di là delle posizioni pubbliche, non frigge dalla voglia di provocare una crisi. Dunque calcoli e previsioni sulle conseguenze dell’inchiesta Consip finiscono per concentrarsi sull’elemento, sulla variabile più mobile, complessa e difficile da interpretare: l’umore degli elettori. Effetti sulle primarie del 30 aprile? “Qualcosa potrebbe spostarsi su Emiliano”, ammettono alcuni renziani, che pure non sono preoccupati perché né il presidente della Puglia né il ministro della Giustizia Andrea Orlando appaiono come candidati capaci d’impensierire Renzi (anche un Renzi ammaccato). Tuttavia questa valutazione potrebbe anche ribaltarsi qualora nei prossimi mesi dovessero arrivare novità giudiziarie che gettano una luce più fosca sulla posizione non tanto di Lotti quanto del padre di Renzi. Ma a scenario invariato, la riconquista della segreteria non è a rischio. Piuttosto in tanti, non solo in area renziana – è un ragionamento che viene attribuito al solito Dario Franceschini – interpretano gli effetti dell’inchiesta giudiziaria come un “ulteriore elemento di indebolimento della figura nuova” di Renzi: un danno d’immagine che, nella prospettiva delle elezioni, non è calcolabile, ma impensierisce assai. Si attendono i sondaggi riservati, la settimana prossima. Non ci azzeccano quasi mai, ma ogni tanto sì.

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Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    04 Marzo 2017 - 14:02

    Il cosidetto trasformismo parlamentare è diretta conseguenza di sistemi elettorali/istituzionali non in grado di produrre maggioranze e stabilità. Deboli governi di coalizione sono alla base della scarsissima chiarezza del nostro quadro politico. Potremmo votare anche ogni settimana ma senza riforme (che abbiamo respinto d'altronde) non cambierebbe molto.

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  • giantrombetta

    04 Marzo 2017 - 10:10

    Sia detto per inciso e senza ironia, ma con malinconica delusione. Merita ancora il felice titolo di Royal Baby che si precipita a dire in TV che se suo padre ha commesso reati merita una pena doppia rispetto a quella prevista dal codice vigente? Sarebbe come a dire: se fossi ancora al governo promulgherei subito un decreto che preveda pene aggravate per i famigliari dei politici. A mo di esempio, s'intende.

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  • giantrombetta

    04 Marzo 2017 - 08:08

    Questa lunga inaudita agonia di un Parlamento profondamente screditato e' qualcosa di democraticamente insopportabile. C'era un tempo in cui ogni sognifIcativo mutamento politico nella composizione del Parlamento comportava una,naturale e corretta verifica elettorale. Da anni questo Parlamento non è più rappresentativo del voto espresso nelle urne. Trasmigrazioni e scissioni hanno costamente segnato e minato gli equilibri politici generali senza che alcuno avvertisse il dovere di riaffidare immediatamente al popolo la sovranità che la Costituzione gli attribuisce. Uno schifo che non sembra aver fine.

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