Primarie & scissioni

Perché la candidatura di Orlando disegna una nuova geografia nel Pd

Dove vanno i voti degli ex Ds? Violante e Zingaretti con Orlando Martina e Orfini con Renzi

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Perché la candidatura di Orlando disegna una nuova geografia nel Pd

Andrea Orlando (foto LaPresse)

Roma. Andrea Orlando è ufficialmente in campo per il congresso del Pd. “Ho deciso di candidarmi perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare soltanto prepotenza”, dice il ministro della Giustizia. Una candidatura che, insieme alla fuoriuscita degli scissionisti, ridisegna la geografia del Pd. A partire dall’eredità politica della sinistra, dove Orlando gode di buoni consensi. Vedi Giorgio Napolitano. Ma non solo. Con lui, tra i vecchi saggi della sinistra, ci sono Emanuele Macaluso, Ugo Sposetti, mentre la Sinistra Dem di Gianni Cuperlo deciderà il da farsi il 4 marzo in un’assemblea pubblica a Roma, anche se è scontato il sostegno a Orlando. Con Orlando anche l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, Luciano Violante (le sue posizioni, ha detto al Corriere, “aiuterebbero a dare un carattere pluralista al partito e a consolidare una fiducia nei valori dell’uguaglianza e del merito”), Goffredo Bettini (“E’ colto, sobrio ma deciso e coraggioso. Sembra a me la persona più adatta per guidare il Pd”) e anche Nicola Zingaretti (“Dobbiamo cambiare il Pd. Perché così non va. Ci vuole innovazione, protagonismo, coinvolgimento di chi ne fa parte, collegialità”).

 

(segue dalla prima pagina) “Io non mi candido per fare la sinistra, ma per rifare tutto il centro sinistra, un centro sinistra largo. Senza centro sinistra non si vince”, dice Orlando, che sfida Renzi e Michele Emiliano. E’ evidente però che nel Pd si è aperto fra Renzi e il ministro un duello attorno alla parola “sinistra” e su chi possa rappresentarla meglio. Lo si era già capito domenica scorsa all’assemblea quando in difesa dell’ex premier e contro la scissione si erano schierati alcuni pezzi forti della tradizione post-comunista, da Walter Veltroni a Piero Fassino. D’altronde, se una parte degli ex Ds sostiene Orlando, ce n’è un’altra che sta al fianco di Renzi. Come Maurizio Martina – che indica cinque sfide per Renzi: partito, società, uguaglianza, Europa e nuove generazioni –  ma anche Catiuscia Marini (presidente della Regione Umbria) e Antonello Cracolici (assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia). “Oggi, nonostante i limiti e gli errori che vanno riconosciuti – dice Martina in un intervento pubblicato da Repubblica.it – c’è un’intera generazione che non intende accettare chi spinge per un ritorno alle antiche case madri. Quello di cui abbiamo bisogno è esattamente il contrario: portare a compimento ciò che è rimasto incompiuto. Costruire finalmente una nuova cultura politica, una nuova identità. Un soggetto autenticamente popolare, alternativo al populismo. Di certo non c’è sinistra senza il Pd in questo paese. Abbiamo dato vita al partito nuovo per uscire dal novecento e non vogliamo riavvolgere il nastro della storia”.

 

Sta con Renzi anche il pezzo di Giovani Turchi che fa capo a Matteo Orfini (il resto, inevitabilmente, sostiene Orlando). Con l’ex premier anche Vincenzo De Luca, che però avverte: “Credo di dover sostenere Renzi ma chiedendogli di fare delle innovazioni profonde”: per esempio stop alle posizioni di “arroganza e di supponenza che abbiamo avuto, e bisogna chiedere scusa al mondo della scuola”, dice il governatore della Campania a Night Tabloid. Ora che i candidati ci sono, resta da capire quando il Pd eleggerà il suo nuovo segretario. Nel partito si discute sulle date; i renziani puntano a una data ravvicinata – si parla del 9 aprile, data che terrebbe aperta la finestra del voto a giugno – mentre i contendenti chiedono più tempo per fare campagna elettorale. “Così è impossibile una campagna elettorale degna di questo nome. Renzi ha paura di perdere, gli italiani capiranno che l’unico modo per battere l’uomo politico più sostenuto dai poteri forti è votare per me”. I bersaniani, intanto, si apprestano a creare un gruppo parlamentare con gli altri scissionisti, i 17 deputati fuoriusciti dalla neonata Sinistra Italiana. L’obiettivo naturalmente è costituire un nuovo partito, con Speranza, Bersani e Pisapia. 

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    24 Febbraio 2017 - 12:12

    Il ministro della giustizia Orlando si candida contro la prepotenza di Renzi. Dovrebbe in primo luogo spiegarci come e perche' quella prepotenza l'abbia subita in silenzio per anni in Consiglio dei ministri e in Parlamento, approvando tutti ma proprio tutti i provvedimenti legislativi proposti dal prepotente. Per vocazione al martirio, calcolo meschino o viltà ? Una vera, profonda e necessaria riforma della giustizia volta a ripristinare almeno un minimo di garanzie di legalità democratica dopo le sciagurate devastanti orge del circo mediatico giudiziario e' il buco nero del governo Renzi. A mio modestissimo avviso, s'intende, considero Orlando un pessimo ministro della Giustizia, e mi sono sempre meravigliato che il prepotente Renzi l'avesse nominato e poi non cacciato. Ad ogni buon conto candidarsi contro uno sconfitto dopo essergli stato a fianco nelle vittorie godendone i favori e le coperture la dice lunga sulla sua caratura.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Febbraio 2017 - 00:12

    Una cosa è certa, al netto della nuova geografia del Pd, le prossime elezioni politiche, siano a settembre/ottobre o a febbraio/marzo 2018 non cambia nulla, ci consegneranno, artefici il proporzionale, il bicameralismo paritario, due sistemi elettorali diversi tra Camera e Senato e una accentuata frammentazione politica, un’Italia ingovernabile. Cioè, nessun governo sarà in grado di avere un’autonomia operativa, politica/economica/sociale, credibile e affidabile- Quando la comunità internazionale se ne renderà conto, scatteranno inevitabilmente le procedure di messa in tutela. Desolante, ma tant'è, l’imperativo politico italiano recita: prima che uno di noi possa governare, cento volte meglio un papa straniero. Non resta che sperare nello “stellone”.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Febbraio 2017 - 21:09

    Profili - Tre candidati: Renzi, il più odiato dagli immobilisti di ogni colore, Emiliano, il single senza sponsor, poco affidabile, Orlando, il più complessivamente rassicurante. Vedremo nelle primarie riservate agli iscritti, come reagiranno gli stessi. Sono loro e solo loro i legittimati a scegliere quello che potrebbe diventare il loro Segretario. I responsi dei gazebo aperti a tutti, vengono dopo.

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