La vera “dark room” non è quella dell’Unar, ma delle ong costruite attorno a cause “opache”

Molte organizzazioni non governative si adoperano per "missioni" anti-Israele

Giulio Meotti

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La vera “dark room” non è quella dell’Unar, ma delle ong costruite attorno a cause “opache”

Roma. Cinquantamila euro stanziati da una agenzia del governo per organizzare orge Lgbt non sono poca cosa. L’Ufficio antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio è stato accusato dalle Iene di aver finanziato una associazione omosessuale a cui fanno capo circoli al cui interno ci sarebbero “dark room” per il sesso libero e “servizi extra” a pagamento (il direttore dell’Unar, Francesco Spano, si è dimesso). Ma il vero scandalo della “lobby delle Grandi coscienze”, come il giornalista canadese Mark Steyn ha definito le organizzazioni non governative, è un altro. E’ che costituiscono uno degli apparati economici, umanitari, politici e ideologici fra i più potenti. Nei giorni scorsi, inchieste sono state aperte sulle ong accusate di fare da “taxi” ai migranti in combutta, spesso, con gli scafisti. E se 50 mila euro investiti in festini Lgbt fanno scandalo, dovrebbero farlo anche i cinque milioni che alcune ong hanno ricevuto dal contribuente italiano per condurre campagne contro Israele, ad esempio. Come ha scritto Gerald M. Steinberg, direttore di Ngo Monitor, “milioni di euro (stanziati dal governo e dalle regioni italiane, ndr) sono sperperati ogni anno in favore di un piccolo gruppo di ong politicizzate che non realizzano nessun obiettivo in particolare”.

 

I maggiori finanziatori delle ong italiane che operano contro Israele sono la “Cooperazione italiana”, settore del ministero degli Affari esteri, e le regioni. Tredici su venti in particolare finanziano i gruppi che operano in Israele: come ha documentato Ngo Monitor in un report di Giovanni Quer, “l’ammontare del finanziamento che si è potuto accertare da parte delle regioni italiane alle ong è 4.947.832 euro. Alcune ong sono particolarmente ricorrenti, sia nei finanziamenti delle regioni sia in quelli della Cooperazione italiana. Tra queste ci sono l’Associazione pace per Gerusalemme (provincia autonoma di Trento); Nexus (ente di cooperazione della Cgil); Gruppo volontariato civile; Peace games; Educaid (Emilia-Romagna); Medina ong (Toscana); Associazione Kenda (Puglia)”.

 

La regione Emilia-Romagna ha finanziato il progetto “Lasciateci giocare in pace”, gestito da Educaid con il titolo “Il gioco contro il muro” in molte zone della Cisgiordania e di Gaza. Simile il progetto “Terra Santa: infanzia ferita”, finanziato dalla Toscana, e il progetto “Emergenza educazione a Betlemme”, finanziato dalla Puglia. La Toscana ha finanziato anche un progetto intitolato “Azione per promuovere la riabilitazione dei minori ex detenuti palestinesi”, gestito da Arci Prato, secondo cui i minori detenuti nelle carcere israeliane “sono soggetti a violenze e senza alcuna assistenza”. C’è il progetto “Palestina: infanzia e acqua”, finanziato dalla regione Umbria, mentre la regione Abruzzo ha sostenuto “Asili di Gerusalemme”, gestito da Arci Teramo, nella cui scheda si legge che “Gerusalemme è occupata dalle truppe israeliane, con conseguenti discriminazioni a sfavore dell’infanzia palestinese”. Immagini di case palestinesi distrutte campeggiano sul sito di Medina, la ong finanziata da Toscana e Cooperazione italiana. Per chiudere con quelle ong molto attive sulla Siria, le cui attività sono a dir poco “opache”. La vera “dark room” è questa gigantesca greppia umanitaria. 

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Commenti all'articolo

  • mauro

    22 Febbraio 2017 - 12:12

    Il post comunismo è antisemita anche quando non sa di esserlo. Il postcomunismo governa in periferia, al centro fa finta.

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      22 Febbraio 2017 - 18:06

      Caro Mario, le classi dirigenti post comuniste sono l'evoluzione, in senso spiccatamente borghese, delle vecchie nomenklature.

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