PASSEGGIATE ROMANE

La moltiplicazione delle sinistre moltiplica i guai del governo Gentiloni

Il premier ha avuto l’assicurazione che il Pd lo sosterrà fino in fondo. Eppure nel giro stretto di Renzi si continua a dire che le elezioni il 25 giugno potrebbero non essere impossibili

La moltiplicazione delle sinistre moltiplica i guai del governo Gentiloni

Paolo Gentiloni (foto LaPresse)

Gli scissionisti a scoppio ritardato (nel senso che nell’Assemblea nazionale dell’altro ieri si sono guardati bene dal salire sul palco e annunciare la rottura definitiva) , si sono già portati avanti con il lavoro, nell’attesa di capire se Michele Emiliano li tradirà o meno. Loro dicono di avere una quarantina di deputati, anche se in realtà sono una decina di meno. Comunque bastano per fare un gruppo, tanto più che, per avere una pattuglia parlamentare di tutto rispetto, si uniranno ai fuoriusciti di Sel, capitanati da Arturo Scotto, che porterà in dote quindici deputati (mentre i senatori di Sel dovrebbero essere al massimo tre). E qui cominciano i problemi. I bersaniani si erano già spartiti i posti di capogruppo. Doris Lo Moro al Senato – e fin qui nessun problema, perché gli scissionisti di Sel a palazzo Madama hanno ben poco – e Andrea Giorgis alla Camera. E qui nasce qualche questione. Scotto, infatti, chiede che il capogruppo sia del suo spezzone di transfughi e, per l’esattezza, ambirebbe lui medesimo a quel ruolo. Che fare? Nico Stumpo, Davide Zoggia e Roberto Speranza ci stanno ragionando sopra. 

 

La riflessione dei tre scissionisti del Pd non sarà breve. Una fetta di bersaniani in procinto di dire addio al Partito democratico propone infatti di fare gruppo a sé, senza coinvolgere i “fratelli” di Sel, visto che i numeri per creare due pattuglie parlamentari di Camera e Senato ci sono comunque senza l’apporto di Scotto. Ma questo sarebbe un pessimo inizio, dividersi prima ancora di essersi uniti. Perciò i leader bersaniani prendono tempo per capire il da farsi. Anche perché c’è un piccolo problema di non poco conto. Semmai Paolo Gentiloni dovesse mettere la fiducia per un qualsiasi provvedimento, che cosa farebbe il gruppo della famiglia di sinistra allargata? Quelli de Pd hanno detto che il premier attuale deve restare di qui al 2018, Scotto e gli altri di Sel hanno spiegato di non esser in grado di votare la fiducia a un governo contro il quale hanno sempre votato. Insomma, se i transfughi di Sel e quelli del Partito democratico si mettessero insieme rischierebbero di spaccarsi al primo voto di fiducia. Perciò benché lo scissionista Fornaro assicuri che i gruppi saranno già pronti da dopodomani, cioè dal giorno dopo la scissione, c’è ancora un po’ di incertezza sulla soluzione che alla fine verrà trovata.

 

Paolo Gentiloni, però, non è affatto tranquillo. Sa bene che Speranza e la sua compagnia hanno bisogno di tempo per andare alle elezioni, e quindi non hanno nessuna intenzione di far mancare la fiducia al governo, ma teme due variabili assolutamente indipendenti. Primo, Massimo D’Alema: quale sono le vere intenzioni dell’ex ministro degli Esteri? È vero, come va dicendo chi lo conosce bene che non vuole aspettare troppo tempo e che si sente pronto per le elezioni a breve, esattamente come Matteo Renzi? E soprattutto, nell’impazzimento degli ex chi assicura che i deputati scissionisti seguiranno le indicazioni di Speranza o, piuttosto, spingeranno la dirigenza del neonato movimento ad andare sulla scia di Scotto e a votare contro il governo in caso di voto di fiducia? Bell’interrogativo al quale il presidente del Consiglio non ha ancora trovato una risposta. 

 

Gentiloni, comunque, ieri, scambiando quattro chiacchiere con Matteo Renzi, ha avuto l’assicurazione che il Pd, al di là delle dichiarazioni ufficiali, darà veramente un sostegno leale al suo governo fino in fondo. Eppure nel giro stretto del segretario si continua a dire che le elezioni il 25 giugno potrebbero non essere impossibili. Tanto più dopo aver stabilito una volta per tutte che le primarie saranno il 7 maggio e che quindi dopo quel passaggio il partito sarà pronto per le elezioni. 

 

Renzi per ora non dice niente a proposito. Preferisce occuparsi di altro. Ma c’è chi dice di averlo visto nella sua stanza al Nazareno nuovamente con il calendario in mano.

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