Renzi studia il discorso di domenica e si prepara alla scissione

"Le mediazioni sono finite, prendere o lasciare". La strategia dell'ex premier è cercare di mostrare il "bluff" dei tre tenori con l'idea che alla fine la rottura nel partito non sarà quel cataclisma che in molti immaginano

Renzi studia il discorso di domani e si prepara alla scissione

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Il discorso di rottura dei tre tenori della sinistra del Pd è chiaro: o Renzi fa un passo indietro, magari facendosi da parte dalla guida del Pd, o la scissione sarà inevitabile. L'attesa a questo punto è tutta per il discorso che farà domani il segretario dimissionario del Pd. Aprirà o non aprirà? I pontieri del Pd cercheranno fino all'ultimo di trovare una mediazione ulteriore cercando di allungare i tempi del congresso.

 

Ma l'intenzione di Renzi, confermata al Foglio da fonti vicine all'ex premier, è non cercare più mediazioni, basta: prendere o lasciare. La strategia di Renzi, a questo punto della partita, è cercare di mostrare il "bluff" dei tre tenori con l'idea che alla fine la scissione del Pd non sarà quel cataclisma che in molti immaginano oggi. Nessuna mediazione, dunque. E se scissione sarà, lo sapremo domani pomeriggio, subito dopo il discorso di Renzi. E l'impressione è che il Pd di oggi non somiglierà più al Pd che vedremo domani.

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Commenti all'articolo

  • carlofrisaldi

    19 Febbraio 2017 - 09:09

    Mi pare che al punto in cui sono giunte le cose a Renzi non resta altra via che costringere una sinistra riottosa che è stata la palla al piede del governo, che ha contribuito meglio che poteva alla sconfitta referendaria brindando poi(D'Alema)all'insuccesso del proprio partito, a scegliere e se la scelta, come sembra e come mi auguro,sarà quella scissione ciò sarà meglio per tutti. Un partito che rappresenta ormai due mondi diversi sarà sempre meno attraente per un elettorato che, alle prese con gravi problemi esistenziali, vuole una azione di governo chiara con un partito che all'interno non si divida su tutto non solo nel merito ma per il fatto che una parte non riconosca la legityimità dell'altra.

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  • carlo.trinchi

    18 Febbraio 2017 - 22:10

    "Ed il PD di oggi non somiglierà più al PD che vedremo domani". ERA ORA. Ci sono voluti serrant'anni.

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  • info

    18 Febbraio 2017 - 19:07

    Ilpiano è deciso! Renzi fa un suo partito poi si allea con Berlusconi e governano insieme! Senza il mio voto !

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    • mauro

      19 Febbraio 2017 - 11:11

      Da quando Berlusconi si è alleato con i vari Rodotàtàtà (per andare in saccoccia a Renzi sapendo però che così facendo andava in saccoccia al paese) per me è diventato un Rodotàtàtà qualsiasi. Solo che guardandoci intorno chi potremmo, ipoteticamente, votare? Salvini o Meloni? Nessuno dei due, a mio avviso ha delle reali possibilità di ottenere un consenso tale da prevalere. Non ci resta che Grillo oppure tornare agli anni settanta del secolo scorso con Bersani e Baffino che mandano avanti il nuovo nerboruto proconsole Emiiliano, cantando insieme a loro, come hanno fatto al teatro Vittoria, Bandiera rossa la trionferà. Certo, abbiamo delle eccellenti prospettive; non so perchè ma mi sembra di vedere la Raggi (o l'equivalente) presidente della camera. Ma dopo elementi come Fini e la Boldrini, perchè, in caso, stupirci ? Siamo proprio messi bene.

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  • ghichi

    18 Febbraio 2017 - 18:06

    Oggi il bacino dei voti moderato è inferiore al 50%, occorre che Renzi da una parte e Berlusconi dall'altra cerchino di inglobare un po' di voti che tanto moderati non sono, altrimenti finiranno solo per rubarsi gli elettori moderati 'border line' tra di loro restando comunque in minoranza.

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