Il Pd è nel caos, Bersani: "La scissione è già avvenuta"

L'ex segretario attacca Matteo Renzi: "Da lui solo dita negli occhi. Facciamo il congresso nei tempi ordinari. Chi ha buonsenso ce lo metta. Perché siamo a un bivio molto serio"

Scissione del Pd, forse ci siamo

Pier Luigi Bersani (Foto LaPresse)

Ci siamo, forse. Perché quando si parla di Pd e scissioni tutto può essere rimesso in discussione nel giro di poche ore. Ma stavolta la spaccatura interna ai Democratici appare più profonda del solito. Anzi, per dirla con Pier Luigi Bersani, "la scissione è già avvenuta tra la nostra gente. E io mi chiedo come possiamo recuperare quella gente lì".

 

Già, come recuperarla? Nel corso della Direzione nazionale Matteo Renzi ha provato a indicare la propria ricetta: congresso subito, sfida sulla leadership e poi tutti insieme a lavorare in vista delle elezioni che, a questo punto, difficilmente si terranno alla scadenza naturale della legislatura. Ma la cosa non è piaciuta alla minoranza che ora potrebbe decidere di andarsene altrove.

 

La scissione è meglio della malattia

Nonostante le aperture Renzi ha mosso un passo verso una direzione che potrebbe avere un futuro: quello già intrapreso in Francia da Emmanuel Macron

 

"Io ieri - spiega Bersani - ho visto solo dita negli occhi. Qui non è questione di calendario, quella è una tecnica. Qui il problema è se siamo il Pd o il Pdr, il Partito di Renzi. Io da Renzi non mi aspetto nulla, ma chi ha buonsenso ce lo metta. Perché siamo a un bivio molto serio. Noi, come ogni partito normale, ce l’abbiamo un canale per discutere a fondo ed eventualmente correggere la linea politica o no? Chi ha buonsenso ce lo metta perché la questione è seria".

 

Quei litigi democratici a cui non siamo più abituati

Renzi gioca la carta delle dimissioni e anticipa il congresso. Il voto è più lontano, forse. Minoranza in tumulto

 

Insomma per l'ex segretario "serve una riflessione politica. Da Renzi non me l’aspetto, dopo averlo sentito ieri, ma da quelli che stanno attorno a lui me l’aspetto. Il congresso si deve tenere a giugno. Diamoci un percorso ordinario. Facciamo il Congresso nei tempi ordinari, da qui a giugno mettiamoci alle spalle la legge elettorale, facciamo le amministrative, poi prepariamo bene il Congresso". Nel frattempo, però, la convocazione per l'Assemblea nazionale che dovrà decidere regole e tempi del congresso (oltre a prendere atto delle dimissioni di Matteo Renzi da segretario) è pronta. L'appuntamento dovrebbe essere per domenica a Roma. Ma Bersani avverte: "Non lo so se ci andremo. Non si è deciso niente. Stiamo aspettando se c'è qualche riflessione". E già c'è chi evoca i fantasmi del Congresso di Livorno del 1921.

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Commenti all'articolo

  • Andrea

    14 Febbraio 2017 - 18:06

    Eh eh... Anche "Il Foglio" sembra esserci caduto. Ricordarsi, dei sì e no referendari di Bersani. Come dire, l'uomo è mutevole. (e poi ancora non si sono viste metafore esemplificative... - siamo ancora agli inizi - perché lasciare la scena anzitempo?) A tirare le fila, è il generale Massimo, che già ha mandato avanti il centravanti di sfondamento paragrillino: Emiliano. La scissione avverrà a lavori congressuali conclusi. Questo è il tempo dei titoloni.

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  • Giovanni Attinà

    14 Febbraio 2017 - 18:06

    Non sono del Pd e non ho lo statuto di questo partito, ma i partiti della prima Repubblica erano migliori degli attuali, nel rispetto delle regole democratiche e lo stesso dicasi dei segretari e dirigenti, meno arroganti degli attuali. Quanto al Pd dovrebbe scendere dal piedistallo pensando di essere al centro del mondo. La grande Dc a suo tempo non era egemone e arrogante come questo partito.

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