Franceschini ha una strategia per votare nel 2018 e commissariare il potere renziano

Il ministro conosce bene l’ex premier e i suoi limiti. Uno di questi è non sapersi adattare alla fase post-referendaria

Franceschini  ha una strategia per votare nel 2018 e commissariare il potere renziano

Dario Franceschini (foto LaPresse)

Roma. Una parte del Pd – non più solo quella storicamente ostile al segretario – è convinta che Matteo Renzi non riuscirà a mettere di nuovo piede a Palazzo Chigi. “Matteo dà l’impressione di non sapere dove sta andando”, dice un parlamentare vicino all’ex premier. “Ora che l’alieno non c’è più, vogliono evitare che torni”. Anche Dario Franceschini, che punta al voto nel 2018 e che ipotizza un nuovo schema di gioco, quello fra il sistema e i populisti, pensa che Renzi sia in difficoltà. Ormai conosce bene l’ex premier e i suoi limiti. Uno di questi, dice, è non sapersi adattare alla fase post-referendaria. L’ansia certo non aiuta Renzi a risollevarsi. E anche questo Franceschini lo sa.

 

Sa che Renzi al 2018 non ci arriverà facilmente facendo solo il segretario e senza ricoprire un ruolo di primo piano come quello di governo. Anche per questo preferirebbe il voto a scadenza naturale (e non è l’unico; ieri 40 senatori hanno prodotto un documento di sostegno a Paolo Gentiloni e di rilancio del partito). I due si sentono in continuazione – telefonate, messaggi e ogni volta son discussioni serrate – ma nessuno dei due si fida completamente dell’altro. Renzi non si fida di Franceschini, che peraltro avrebbe bisogno di una deroga per essere ricandidato in Parlamento, e Franceschini non si fida di Renzi.

 

Ognuno riunisce i suoi. Se Renzi ha il suo Giglio Magico, anche il ministro ha parlamentari di stretta osservanza, come Pinotti, Sereni e Zanda. Parla spesso con Migliavacca, con Martella e con Delrio. Secondo la dicotomia franceschiniana, il Pd starebbe dalla parte del sistema. Il ministro teme però che, con questa legge elettorale e il premio alla lista, il Pd possa arrivare non secondo, ma addirittura terzo. Davanti ci starebbero il M5s, che secondo il ministro ormai furoreggia, e persino di Berlusconi con un super listone nel quale ci sarebbero tutti. Così Franceschini insiste molto sul cambio di premio, non più alla lista ma alla coalizione. Una coalizione che andrebbe, a questo punto, da Pisapia ad Alfano. Il piano per votare nel 2018 Franceschini lo ha messo in campo, ma se si dovesse votare prima il ministro asseconderà Renzi, riempiendo le liste di suoi parlamentari per essere il vero uomo chiave della prossima legislatura.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    10 Febbraio 2017 - 08:08

    Dunque le sorti di Renzi e del Pd sarebbero in buona parte nelle mani di Franceschini. Se qualcuno dei simpatizzanti Pd per caso ricorda cosa combino' Franceschini nei mesi in cui fu segretario del partito non credo possa stare allegro. E' ben vero che di Franceschini segretario il partito si libero in fretta, ma per far posto all'on. Bersani, sbiancatore di giaguari. Mi riesce proprio difficile, a questo punto, dar torto a Michele Magno che suggerisce a Renzi di liberarsi del partito prima che sia troppo tardi.

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