La commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario: i rischi di un tribunale del popolo

Non v’è dubbio che il nostro sistema bancario ha evidenziato importanti lacune, per questo l'obiettivo d'indagine dovrebbe essere ben circoscritto, senza cercare le responsabilità penalmente rilevanti (ci penserà la magistratura) e screditare l’avversario politico

La commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario: i rischi di un tribunale del popolo

La annunciata, praticamente decisa, costituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario è destinata a essere un nuovo campo di battaglia tra le forze politiche? Esito non improbabile, visto anche il clima pre-elettorale, ma non auspicabile, sarebbe quello di dare ancora una volta l’immagine di un paese diviso senza che emergano indicazioni utili per risolvere i problemi che affliggono il nostro sistema bancario. Ricordo che la commissione d’inchiesta parlamentare ha i poteri e i limiti della magistratura inquirente e che la storia relativamente recente di queste commissioni (vedi Telekom Serbia o Mitrokhin) non è stata proprio una bella storia (conflitti con la magistratura e scontri duri tra maggioranza e opposizione, con una interpretazione paragiurisdizionale dei propri compiti assai discutibile, come osservato da diversi costituzionalisti) a dimostrazione che questo strumento, previsto dai nostri Costituenti quando la dialettica politica aveva forse altre regole informali e altri stili, non è esattamente funzionale a favorire uno spirito cross bench. Che invece è proprio lo spirito che si richiederebbe quando si tutela un interesse pubblico così diffuso e sensibile come il risparmio.

 

I precedenti e “lo spirito del tempo” alimentano piuttosto il dubbio che si vogliano colpire politicamente le scelte del governo Renzi stigmatizzandone la sua – ma, nel caso dei Monte dei Paschi, anche dell’intero Pd - presunta contiguità con gli organi amministrativi di alcune banche in crisi. Né si potrebbero escludere tentativi di nuove rese dei conti all’interno dello stesso partito di maggioranza. Ma tutto questo a uno sistema bancario già in difficoltà non servirebbe a nulla. Né tutelerebbe il risparmio degli italiani. La strada intrapresa è dunque perigliosa (e tra i pericoli c’è anche quello dell’inutilità della commissione, facilmente strumentalizzabile, qualora venisse artificiosamente instradata su un binario morto, contro “i partiti amici delle banche”).

 

Come proteggersi da questi rischi?

 

Se si legge il documento del presidente della Commissione Finanze del Senato, reso noto qualche giorno fa, “gli indirizzi” da seguire nell'attività dell'inchiesta sarebbero estesissimi. Si va dall’analisi della gestione delle banche a fronte della crisi alle modalità di raccolta della provvista e gli strumenti utilizzati; dalla remunerazione dei manager e degli azionisti all’erogazione del credito a prenditori di particolare rilievo e alla diffusione di pratiche scorrette di abbinamento tra erogazione del credito e vendita di azioni o altri strumenti finanziari della banca; dalla struttura dei costi alla politica di aggregazione e fusione fino alle forme, modalità e obiettivi della vigilanza sulle banche.

 

Praticamente tutto lo scibile bancario, non esattamente degli “indirizzi”. Piuttosto, visto che la commissione sarà istituita con una legge, sarebbe opportuno delimitare l’obiettivo: l’esperienza ha dimostrato come le commissioni d’inchiesta riescano a conseguire gli obiettivi prefissati solamente se l’oggetto è circoscritto. Ora non v’è dubbio che il nostro sistema bancario ha evidenziato importanti lacune, nei comportamenti e forse in alcune regole. Ecco allora che un obiettivo semplice, possibile, sarebbe non quello, peraltro non dichiarato, di far emergere responsabilità penalmente rilevanti (ci penserà la magistratura) o screditare l’avversario politico (con inevitabili reazioni a catena) ma verificare le dimensioni della crisi del settore, valutare l’adeguatezza della regole e la loro efficacia di fronte a comportamenti che si sono rilevati non all’altezza, tenendo conto della grande recessione che abbiamo attraversato.

 

Insomma, tentare di girare la bussola della commissione verso un obiettivo costruttivo, in una fase in cui il fabbisogno di capitale del sistema bancario (si pensi al prossimo aumento di capitale di Unicredit) è rilevante e il mondo ci osserva preoccupato per la perdurante incapacità di affrontare i problemi che ci affliggono da decenni (efficienza amministrativa e debito pubblico per citare solo quelli che in queste settimane ci portano nella prima pagina dei giornali internazionali). Il sistema bancario ha bisogno di essere rafforzato; speriamo che il Parlamento lavori con questo obiettivo. Un tribunale del popolo non serve.

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