Il manifesto di Lubiana. Ovvero ragioni per iscriversi al PD: il Partito di Draghi

L’Europa può sconfiggere il trumpismo con l’apertura. Il governatore della Bce ha indicato la strada da seguire utilizzando l’unico linguaggio possibile per combattere le balle della post verità: i fatti

 

Il manifesto di Lubiana. Ovvero ragioni per iscriversi al PD: il Partito di Draghi

Mario Draghi (foto LaPresse)

“There are things that need to change in Europe, but there is much we can be proud of as well”. Il duemiladiciassette, si sa, sarà l’anno in cui l’Europa infilerà il suo corpo nel gelido tubo di una risonanza magnetica e nel giro di pochi mesi sarà chiaro se il batterio del sovranismo, il virus del populismo, l’infezione del nazionalismo e il bacillo del protezionismo avranno preso, o no, il possesso del nostro continente. Il partito della chiusura, come è noto, ha oggi un suo leader indiscusso che si trova alla Casa Bianca ed è prevedibile che Donald Trump, il quale non perde occasione per affermare che l’Europa altro non è che una espressione geografica, nelle prossime settimane soffierà forte sulle vele dei partiti anti sistema in Olanda, in Francia, in Germania e forse anche in Italia, triangolando discretamente, magari, anche con la Russia di Vladimir Putin.

 

Le elezioni che si terranno nel corso dell’anno ci diranno se l’Europa riuscirà a offrire una risposta politica e culturale all’internazionale della chiusura, ma nell’attesa di capire quali saranno i risultati nei paesi in cui si andrà a votare nel 2017 c’è un fatto importante che va segnalato, ed è la maturazione all’interno del partito dell’apertura di una leadership definita. Il discorso fatto due giorni fa da Mario Draghi a Lubiana, in occasione del decimo anniversario dell’adozione dell’euro in Slovenia, è stato trattato con sufficienza dai giornali, ma merita di essere ripreso e valorizzato perché rappresenta una testimonianza preziosa di quello che potrebbe essere un manifesto del patriottismo europeo. Il governatore della Bce ha svestito per un attimo i panni del tecnico, ha indossato gli abiti dell’uomo politico e ha indicato le stelle fisse che dovrebbe seguire chiunque intenda portare avanti la rotta del partito dell’apertura, utilizzando l’unico linguaggio possibile per combattere le balle della post verità: i fatti.

 

Punto numero uno: il problema dell’Europa non è l’euro, che ha prodotto benefici attraverso l’apertura del mercato, maggiore stabilità dei prezzi, minori tassi di interesse sul debito, certezze delle condizioni negli investimenti, ma è la mancanza di volontà riformatrice di alcuni paesi europei, che non hanno saputo sfruttare le condizioni favorevoli create dalla moneta unica per riformare le proprie economie.

 

Punto numero due: se un paese ha una bassa crescita della produttività, dovuta a problemi strutturali, la risposta non può essere giocare con il tasso di cambio delle monete, ma deve essere quella di migliorare il processo di integrazione, nella consapevolezza, dice Draghi, che se in questi anni non avessimo avuto in Europa un’apertura dei mercati il nostro continente sarebbe più povero rispetto a come è oggi.

 

Accanto ai dati economici, nel suo discorso contro il pessimismo populista, il governatore della Banca centrale, elemento di rilievo, ha lanciato anche un appello alle classi dirigenti europee per rendersi conto di un fatto importante: uno dei vantaggi dell’integrazione monetaria, ha detto Draghi, è stato quello di accrescere l’influenza europea nel mondo. E il sottotesto del messaggio è che oggi, in un contesto storico in cui i nazionalismi puntano alla disgregazione dell’Europa (il probabile futuro ambasciatore americano all’Ue, Ted Malloch, ieri ha definito l’euro “un esperimento imperfetto”), i politici che vogliono combattere le spinte alla chiusura devono alzare la voce e trasformare l’Europa nell’istituzione simbolo dell’esportazione delle libertà nel mondo. Il quotidiano tedesco Handelsblatt, di solito severo con il governatore della Bce, ieri ha riconosciuto che Draghi “è l’unico rappresentante delle istituzioni europee che sia stato capace, finora, di articolare una visione propositiva in risposta al reflusso sovranista incarnato dal nuovo presidente degli Stati Uniti”. Il vero anti Trump, scrive Handelsblatt, è lui. E chiunque voglia sconfiggere il batterio del sovranismo, il virus del populismo, l’infezione del nazionalismo e il bacillo del protezionismo, da Macron a Merkel passando per Schulz e speriamo anche Renzi, non può che ritirare velocemente la tessera dell’unico PD in salute in Europa: il Partito di Draghi. Noi ci siamo. Voi?

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    05 Febbraio 2017 - 13:01

    1) Trump non è il nemico ma noi stessi da Monti (the cut), passando per Letta ( the cacciavite) a Renzi (the mistake: job act, mance, mancette in periodo di debolissima ripresina e deflazione) (*). 2) ".per combattere..la post verità:i fatti". No, caro direttore, per combatterla servono i fatti giusti (3 obiettivi: a)ridurre povertà economica e tecnologica; b) diminuire il tasso di disoccupazione nella fascia 15-35 c) ridurre il Debito). Gli indicatori ci dicono che dall'11 a oggi li abbiamo peggiorati tutti; quindi i fatti ci sono stati ma errati. (*) il tanto decantato Job Act ci costerà (nel 2019) 20 Miliardi con risultati, per l'occupazione, scadenti (eufemismo). Risultati di costo(per il people) J.A.20 miliardi+mance 12 miliardi+BMPaschi 20 miliardi+aumento Debito(**) da 2.070.016 (Monti-Letta) a 2.220.662 (Gentiloni-Renzi) D=+150 M.di Grand Total 150 +32 m.di (non ho conteggiato i 19 m.di del Job act)=182miliardi dei nostri soldi (wow che debito populista). (**)fonte Irpef.info

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  • riflessivo

    05 Febbraio 2017 - 12:12

    Caro Direttore Draghi dice:“There are things that need to change in Europe, but there is much we can be proud of as well” I totally agree with this but " i politici che vogliono combattere le spinte alla chiusura devono alzare la voce e trasformare l’Europa nell’istituzione simbolo dell’esportazione delle libertà nel mondo". Will they succeed in this? I hope so with all my heart.

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  • lorenzolodigiani

    05 Febbraio 2017 - 11:11

    Tra le persone che parlano in nome dell'Europa, Draghi e' quella piu' autorevole ed e' il simbolo di quel patriottismo europeo di cui si avverte la necessità. Innanzitutto tende a ripristinare la verita' sull'euro e sui vantaggi apportati dalla moneta unica, difendendola dagli attacchi dei soliti noti e di non disinteressati politici ed accademici d'oltre oceano. Recentemente la nostra stampa di destra moderata sta compiendo una martellante campagna a favore dell'abbandono dell'euro, parrebbe anche sulla scorta di studi effettuati da importanti istituti bancari. A questi attacchi e' necessario rispondere con determinazione ed i politici italiani, in vista delle elezioni che, prima o poi, comunque ci saranno devono schierarsi con chiarezza a favore o contro il partito dell'apertura. I problemi che assillano il nostro paese sono molteplici e li conosciamo, ma è anche importante sapere se li si vuole risolvere in un contesto europeo o puntando al nazionalismo che sta tornando di moda.

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  • moro.paol

    05 Febbraio 2017 - 09:09

    ci sono, dobbiamo esserci, fase storica decisiva, farlo per il futuro dei nostri figli

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