E’ tornata la democrazia parlamentare (sveglia!) e ora è tutta un’altra storia

Guida a un nuovo mondo

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

chigi

Palazzo Chigi, sede del governo italiano dal 1961 (foto Simone Ramella)

Perdete pure tempo a sognare una meravigliosa e spassosa legislatura sul modello Plasmon tirata su per le orecchie solo per armonizzare – o meglio o-mo-ge-ne-iz-za-re – la legge elettorale (fantastica) uscita fuori dalla mente dei giudici della Consulta. Perdete pure tempo a sognare che questo Parlamento, dopo la botta del referendum costituzionale, che ha bocciato senza appello qualsiasi sogno maggioritario (di-ci-an-no-ve-mi-li-o-ni-di-no), possa offrire al paese qualcosa di diverso dalla legge proporzionale disegnata dai giudici costituzionali. Perdete pure tempo a immaginare “un percorso ordinato” (di che?) e ad allarmare gli elettori sulle pericolose “fughe in avanti” (avanti non si va, tranquilli). Appena il notista collettivo avrà finito con i suoi piacevoli onanismi politici consigliamo di aprire gli occhi e guardare il nuovo mondo non per quello che sarebbe, per dirla alla Gigino Di Maio, ma per quello che è.

Nonostante l’ottimismo di Renzi (“Il futuro, prima o poi, torna”), il mix prodotto dal No al referendum e dalla sentenza della Corte ha certificato che oggi non c’è più storia, anzi è tutta un’altra storia, e se c’è uno slogan che andrebbe utilizzato in questa nuova e pazzesca fase politica è che il futuro prima o poi tornerà, ne siamo certi, ma al momento è tornato il passato, e chiunque provi a rimettere la politica nel tubetto come se fosse un dentifricio verrà travolto da una fitta pioggia di pernacchie. E’ un cambiamento pazzesco, è una rivoluzione copernicana direbbe Achille Occhetto, e non si tratta di farselo piacere o no, il passato che torna, si tratta solo di studiarlo, capirlo, analizzarlo, per provare a comprendere quali sono gli ingredienti del nuovo e spassoso minestrone politico. Pensavate che il vero vincitore del referendum costituzionale fosse Beppe Grillo o Matteo Salvini e invece no: il vero vincitore del referendum coincide con il profilo del nostro amico Pomicino e il ritorno violento, tosto e poderoso della democrazia parlamentare, back to the future, oh yes, fissa sul terreno di gioco alcune coordinate che è bene tenere a mente.

Intestardirsi con la modalità Plasmon è perfettamente inutile: prima delle prossime elezioni non ci sarà una rinascita del sistema maggioritario, ma ci sarà un trionfo del sistema proporzionale, e nessuno ci può fare nulla. Gli anti casta (Grillo e compagnia) hanno prodotto il massimo del trionfo della casta (la democrazia parlamentare) e così quando si andrà alle urne il risultato sarà evidente e si sorriderà molto: il popolo non inciderà più neppure indirettamente sulla scelta del presidente del Consiglio e tutti noi andremo a scegliere, quando si voterà, non la persona che andrà a formare il governo (ciaone sindaco d’Italia) ma le persone che andranno a comporre le camere di Aula e Senato – e come ai tempi magici di Pomicino saranno loro a decidere a chi affidare il compito di guidare il governo, secondo meravigliose alchimie di palazzo. Non esiste più il candidato premier, al massimo può esistere un suo simulacro. A Palazzo Chigi è più tempo per un Gentiloni che per un Renzi o un Berlusconi. Per questo bisogna adeguarsi al nuovo corso dove l’algebra è infinitamente più importante del carisma e dove anche i leader carismatici non possono che decidere il futuro del proprio partito più in piccoli caminetti che al Lingotto, più in riunioni segrete che in viaggi in camper. La Consulta ha semplicemente fatto il suo dovere e certificato ciò che già aveva anticipato l’esito del referendum. Non c’è nulla di più lineare in una democrazia parlamentare governata dalle oscure burocrazie parruccone che andare al voto con un sistema proporzionale scelto da uno dei simboli della democrazia rappresentativa: la Corte.

Nessuno protesta, tranne timidamente Berlusconi, perché tutti sanno che non c’è alternativa alla nuova epoca. Renzi sa che il suo destino è più al Nazareno che a Chigi e per questo in mancanza di un progetto per ricostruire il Pd è interessato a capitalizzare il prima possibile ciò che il suo vecchio Pd potrebbe raccogliere alle urne. Berlusconi sa che il destino di Forza Italia è incrociare nuovamente il Pd e ci viene da dare un bacino forte a tutti quelli che a sinistra e a destra hanno votato no al referendum costituzionale per non far nascere il Partito della nazione e che ora per i prossimi cinque anni dovranno probabilmente fare i conti con un Governo della nazione (Renzi+Berlusconi). Grillo sa che il destino del 5 stelle non è governare (abbiamo visto la Raggi, va bene così, grazie) e per questo prima bombarda l’unica riforma che avrebbe garantito al 5 stelle di governare (monocameralismo con ballottaggio) e poi elogia l’unico sistema che impedirà al 5 stelle di governare (se sei un partito che non fa coalizioni ed esulti per un sistema che permetterà di fare governi solo attraverso le coalizioni vuol dire che stai dicendo che preferisci che i congiuntivi di Di Maio e i diari di Dibba restino all’opposizione a vita).

Votare subito significa non prendersi in giro e accettare un destino (Pomicino, arriviamo) che è conseguenza naturale della vittoria del no. Lo sa anche il saggio Mattarella che ieri ha fatto capire (via Huffington) che il governo Plasmon non è necessario: ora è tutto in ordine, tutto fila, si può votare. Il futuro, prima o poi, torna, e non vediamo l’ora che ci sia un futuro diverso. Ma nell’attesa, oggi è il passato che torna e non è detto che non sia possibile divertirsi da pazzi. Andiamo a votare (non si sa se a comandare). Con un’avvertenza: chi ha votato per il no al referendum e si meraviglia per una democrazia parlamentare dove vive il proporzionale è pregato di richiamare più tardi, grazie.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    28 Gennaio 2017 - 14:02

    Giuliano Ferrara direbbe: "Hanno vinto gli immobilisti" Ok. Aggiungo che hanno sempre vinto, la prima volta fu nel 1953. De Gasperi, provò sulla sua pelle che era impossibile governare con maggioranze di coalizione. Provò a porvi rimedio con una legge elettorale che assegnava un premio di maggioranza al partito che avesse raggiunto il 50+1% dei voti. Metteva un po’ al riparo il governo dalle bizze e dagli interessi dei suoi “franchi tiratori” e dalle pretese di “bottega” degli alleati. Non passò. Gli anticorpi del sistema erano già forti. Da allora una squallida successione di aborti o di uccisi in culla. Il sistema s’è blindato col metodo della frammentazione politica, della moltiplicazione di “fazioni” di potere, col privilegiare interessi di bottega e, con l’acquiescenza di un elettorato tenuto volutamente diviso in “tifoserie”. La politica nostrana e la Consulta non conoscono altri spartiti. Non lo si vuol capire, il problema da affrontare sarebbe troppo grosso. Infatti ...

    Report

    Rispondi

  • carlo schieppati

    27 Gennaio 2017 - 19:07

    Ci sono voluti 25 anni per capire che Paolo Cirino Pomicino aveva ragione. 25 anni di esperimenti di apprendisti stregoni ignoranti. Rassegnatevi: La realtà è testarda!

    Report

    Rispondi

  • lorenzolodigiani

    27 Gennaio 2017 - 17:05

    Tenendo conto dello scontento che un eventuale governo della Nazione produrra' fra gli elettori del PD e Forza Italia non e' superfluo chiedersi se esisteranno i numeri necessari per consentirgli di nascere. Se, poi, verra' al mondo, sarà il male minore e impedira' all'antipolitica di governare il paese. Caro Cerasa, facciamocene una ragione, il futuro puo' attendere.

    Report

    Rispondi

  • demed

    27 Gennaio 2017 - 17:05

    quasi tutto giusto, l'unico appunto e' che invece questa situazione rappresenta la vittoria di Grillo e Salvini, i due beccamorti che grazie al proporzionale potranno capitalizzare al massimo la propria rendita di posizione. Grillo sa benissimo che il suo potere deriva dall'essere all'opposizione, mentre il governo, che sia Roma o Isernia, non paga e gli crea piu' problemi che altro - soprattutto gruppi di potere locali (vedi Pizzarotti) che gli succhiano voti e potere interno. Per Salvini invece non c'e' strada che porti al governo senza apparentamenti, e quindi puo' tornare al meretricio bossiano dei due forni, vendendosi al miglior offerente quando ci sara' da negoziare i singoli voti in parlamento.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi