Il mostro del governo grillino

Il garantismo è un gargarismo, no? Lo show della Raggi ci ricorda cosa vuol dire alimentare la bolla grillina

Il mostro del governo grillino

Beppe Grillo e Davide Casaleggio (Foto LaPresse)

Garantisti sì, fessi no. In un paese normale, un sindaco che riceve un avviso di garanzia, anche in presenza di capi di imputazione gravi, dovrebbe costituire una notizia poco interessante: un politico indagato non è un politico condannato, e fino a che non vi è una sentenza definitiva quel politico, come tutti i cittadini, è innocente fino a prova contraria. Se fossimo un paese normale, la convocazione di Virginia Raggi in procura sarebbe dunque una notizia importante che verrebbe trattata nel pieno rispetto dell’articolo 27 della Costituzione: l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Stop.

 

Grazie al Movimento 5 stelle, invece, l’articolo 27, in nome del moralismo chiodato, è stato definitivamente cancellato dalla Costituzione materiale del paese: il garantismo, come ci insegnano ogni giorno Marco Travaglio e Piercamillo Davigo, è diventato un gargarismo; i politici indagati devono essere sputtanati e scacazzati fino a prova contraria; la volontà dei giudici è infinitamente più importante della volontà degli elettori; le procure sono legittimate a fare e a disfare governi e giunte grazie all’affermazione di una grande democrazia giudiziaria. E così, sotto questa prospettiva, il cortocircuito grillino, il solito caso del moralizzatore moralizzato, promette di essere un grande spettacolo politico all’interno del quale il mostro alimentato dal 5 stelle è destinato a risucchiare il sindaco moralizzatore di Roma e a rendere magnificamente ridicoli coloro che proveranno a improvvisarsi per l’occasione fenomenali garantisti.

 

Il fatto che in un paese democratico sia necessario discutere su come comportarsi di fronte a un sindaco indagato ci dice molto su un dato acquisito della nostra cultura politica: la volontà popolare conta meno della volontà giudiziaria, la gogna è sempre giustificata per raggiungere il fine della delegittimazione del nemico. Negli ultimi anni, la politica ha dato spesso prova di ispirarsi al principio del sospetto generalizzato, che è l’anticamera dell’autoritarismo. E più si alimenta la bolla grillina più si alimenterà un sistema politico anti democratico e autoritario in cui gli anticorpi valgono soltanto quando a essere moralizzato è il moralizzatore di turno. Garantisti sì, fessi no. E ora mi raccomando sotto con l’elogio del garantismo grillino.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Gennaio 2017 - 13:01

    Aspettando la Consulta. Una bella botta di proporzionale, sbarramento al 2%, due preferenze e niente premio di maggioranza, sia per la Camera, sia per il Senato, sarebbe salutare. Il partito di maggioranza relativa, chiunque fosse, sarebbe costretto a “reperire” una maggioranza parlamentare attraverso alleanze post. Poiché, a parte miracoli centrodestristi, Pd e M5S saranno i più votati, ne deriva che ambedue, o si fanno una bella GK tra loro, perché no? Oppure sia l’uno che l’altro devono allearsi con qualcuno. Il Pd avrebbe solo l’imbarazzo delle scelta, il M5S, sic rebus stantibus, o mette in piedi un “Ulivo 5 Stelle”, o chiama la Lega e FdI. Non cogliete il fascino intrigante, creativo, eccitante della situazione?, “circences”, senza fine. Sarebbe soddisfatta l'unica condizione che piace tanto e a tanti: mai un governo che possa governare. Quando di dice il destino ...

    Report

    Rispondi

Servizi