Inutile parlare di classe dirigente in un paese senza guida editoriale

Il direttore del Corriere grillescamente contro il vincolo di mandato, nella rubrica delle lettere, e l’erede di Scalfari che lancia l’uomo solo al comando via sondaggi e Diamanti, ce li potevamo risparmiare, no?

Inutile parlare di classe dirigente in un paese senza guida editoriale

Foto LaPresse

Voglio dire, Luciano Fontana è un simpatico Bartleby che preferisce fare piuttosto che no, e Marione Calabresi è proprio un bravo figliolo. Il pezzo di Sergio Romano sui populisti effimeri (Corriere) era squisito, per esempio, e alla Repubblica, quando si dimenticano per mezza giornata di mezzo Saviano, e piazzano un buon Ezio Mauro, fanno un parapiglia. Ma il direttore del Corriere grillescamente contro il vincolo di mandato, nella rubrica delle lettere, e l’erede di Scalfari che lancia l’uomo solo al comando via sondaggi e Diamanti, bè, ce li potevamo risparmiare, no? De Benedetti secondo me lo sa, ma l’editore Urbano Cairo, una promessa sempre mantenuta finora, deve essere informato del fatto che Gribbels è buono per gli ascolti di Alice nel paese delle meraviglie, Mentana e Crozza, ma la borghesia consumadora d’Italia ha espresso altro contenuto alla testa del giornalone di via Solferino: Montanelli, Spadolini, Ottone, Mieli, De Bortoli, parlando con pardon. Bisogna vendere, lo sappiamo, e anche convincere, però inutile parlare di classe dirigente in un paese senza guida editoriale. Va bene, l’effimero tira. Ma non stiamo esagerando? Tutto a posto per la cronaca, mai così nera e dolorosa, ma la ricostruzione dell’Italia in Europa è una questione che Fontana e Calabresi dovrebbero non dico disbrigare, non è affar loro né nostro, ma raccontare come problema di ogni giorno.

Invece siamo un po’ tutti al di sotto del nostro stesso livello. La spariamo così come viene. Accontentiamo casta e anticasta con mezzucci spesso improbabili. E’ un mestieraccio, siamo tutti artigiani più o meno di successo, eppure a qualcosa dovrebbe servire. La faccenda del vincolo di mandato mandato affanculo da una setta privata che spaccia sue candidature al governo del paese non te la puoi sbrigare nelle letterine, colpo al cerchio colpo alla botte, per dire che i transfughi sono cattivi e qualcosa bisogna pur fare. La gente non ama i cambi di casacca, che però sono un tema politico, forse morale, non possono essere elusi con una penale nel nome di Jean-Jacques Rousseau. Ovvio. La democrazia rappresentativa, specie dopo la sentenza della Corte di Londra sulla Brexit, che rinvia la decisione vera a una House of Commons dove il vincolo di mandato sarebbe considerato come la ghigliottina, dovrebbe essere considerata con attenzione, cura analitica, dalla plancia di tanto organo di stampa. E sull’uomo solo al comando, come si fa a non ricordare che l’ultimo progetto legato a una leadership personale, dopo Craxi e Berlusconi, e se volete anche Fanfani, è naufragato specie tra i giovani cazzoni che ora, secondo i sondaggi di pronta beva, vogliono un Trump o un Grillo alla guida della nave quando appena ieri consideravano Renzi come un giovane e indisponente e pericoloso Bonaparte?

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I giornali vendono poco. Forse a un euro venderebbero di più. E se le donnine di Jack O’Malley dilagassero in prima, farebbero furore. Se a ogni curva il volante rispondesse con un pezzo di dodici righe, per lettori di dodici anni, le cose andrebbero sicuramente meglio. Se parlassimo come Trump, in un jerkish fatto di 77 parole, come dice Philip Roth, saremmo tutti eletti. Però ci sono la storia, la cultura, che secondo l’ex ad di Repubblica Renzi ha trascurato, trattato come ingombri, e allora questo vale per tutti. Non basta l’amaca deliziosa e letteraria sopra la testata, che tra l’altro così non so perché si legge di meno, serve la mano del conducente al quale nessuno può intimare di non fare osservazioni, specie se sta sempre al telefonino. Fatevi coraggio, insigni direttori, provate a comunicarci come la pensate, ottimisti o pessimisti, e aiutateci a pensare il mondo e la patria in pericolo con altro che non siano petardi o pernacchi.

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  • DBartalesi

    25 Gennaio 2017 - 17:05

    "L'Europa torni sovrana", dice Emmanuel Macron dopo cheTrump ha vinto col "Make America great again". Libero mercato contro protezionismo, nuove alleanze per nuovi nuovi scenari internazionali. Basterebbero questi argomenti per saltare giù dalle amache o mollare i telefonini e riportare i giornali a quello che furonono al loro inizio: strumenti per scambiare idee e opinioni su un mondo che cominciava a correre e necessitava di progetti, leggi, prospettive. Oggi per arginare la pancia occorre la parte "alta". Tornare a parlare alla testa della gente.Cosa tuttaltro che semplice se, come evidenziato dall'Elefantino,chi sta in alto non si è ancora accorto di quello che realmente sta accadendo. Una valanga.

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  • carlo.trinchi

    25 Gennaio 2017 - 16:04

    Se metti un uomo in una stamberga piano piano si adegua ed alla fine ci sta bene. Questo vale per tutto. Ora Trump potrebbe tirare la volata alla Fiat leggi FCA e troppo sbrodarlo non va bene. Cominciamo a riassaporarlo. Se poi passiamo all'interno vediamo che sì' vorrebbero un uomo forte ma come dicono loro. De Bortoli ha cominciato con lo stanamento di Renzi, poi a seguire La Stampa e poi e poi. Renzi non è morto, vinto e abbattuto e finché questo non avverrà ne vedremo altre di incursioni. Per ora aspettiamo qualche altra Tempa rossa, come pure una conversazione tra famigli, dove per forza si vuole incastrare il sindaco di Roma. Questi a chiacchiere dicono di volere il mostacciolo ma nei fatti vorrebbero continuare con le brioshe ed i famosi croissant sia dolci che salati. Sembrano i romani alle terme di Caracalla che sentendo delle urla di guerra chiedono sgomenti di chi fossero ed il popolo grida: dei barbari. Per tutta risposta si chiede: dove ad Aquileia? No al Mandrione.

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  • p.ascari

    25 Gennaio 2017 - 15:03

    Caro Ferrara, la classe dirigente di un paese è composta, come lei ben sa, da politici, banchieri, industriali, giornalisti, universitari, scrittori, uomini di spettacolo, sindacalisti e altro (non molto altro). In questo paese (ma non solo, temo), tutti hanno corso , negli ultimi decenni, verso il basso, e nessuno si può chiamarsi fuori. Nessuno. Quindi se lei mi evoca Montanelli e Spadolini, io le rispondo con Sallusti e Belpietro (e relativo sponsor,... ci siamo capiti vero?) . E invece di Fellini abbiamo Sorrentino, e invece di Flaiano abbiamo Baricco, e così via. Di che stupisce, lei che faceva le paginate elogiative della Michela Vittoria Brambilla (giusto un esempio) ? Che fa, si chiama fuori?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Gennaio 2017 - 14:02

    Caro Ferrara, comunicare, dicendo, facendo capire come, stanno le cose e chiamarle col loro vero nome, anche se come espressione di "opinioni" personali, postula il poterselo permettere. Nemo tenetur se prodere. Nei quartieri alti, poi è imperativo categorico. Prevale la necessità dell'adeguarsi e barcamenarsi nell'aria che tira. Giusto mettere in risalto l'inconsistenza "culturale" dell'insieme, ma Lei, ben lo sa: è roba vecchia. Dovrebbero essere i "lettori" a farci la tara. Già, i lettori. E' proprio per non perderli che si "tegameggia". Tutto si tiene.

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