"Fare giustizia non è ricerca del consenso". Lo stato dell'arte secondo Andrea Orlando

Il ministro in Parlamento per la sua relazione: "Stiamo migliorando e siamo più vicini alle medie europee". Poi rilancia l'idea di un intervento sulla diffusione delle intercettazioni non rilevanti 

"Fare giustizia non è ricerca del consenso". Lo stato dell'arte secondo Andrea Orlando

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando (Foto LaPresse)

Negli ultimi giorni il tema della giustizia è tornato al centro del dibattito politico. L'Anm è tornata sulle barricate e ha fatto sapere con largo anticipo che diserterà la cerimonia dell'apertura dell'anno giudiziario in Cassazione. L'accusa al governo è quella di non aver rispettato i propri "impegni politici". Eppure, per il ministro Andrea Orlando, la situazione è meno grave di quello che si vorrebbe far credere.

Il Guardasigilli ha tracciato il suo bilancio in Parlamento durante la relazione sullo stato dell'amministrazione della Giustizia. Un atto formale che rappresenta, per l'appunto, il primo passo dell'apertura del nuovo Anno giudiziario.

 

Per il ministro "in questi anni abbiamo agito per uscire da emergenze vere, quale quella carceraria e quella dell'arretrato civile; abbiamo inciso sull'organizzazione della giustizia; abbiamo inteso favorire un clima più disteso. Sento di potere rivendicare i progressi significativi realizzati sul versante di alcuni fondamentali diritti e di poter rappresentare con convinzione i valori per i quali abbiamo operato".

 

A sostegno della sua posizione Orlando ha citato anche dei numeri. La popolazione carceraria al 31 dicembre 2016 era di 54.653 unità, "ancora superiore complessivamente alla capacità regolamentare degli istituti", ma diminuita di oltre 10 mila unità in tre anni. Per quanto riguarda le cause civili, invece, erano 5.200.000 nel giugno 2013, lo scorso anno, "al netto dell'attività del giudice tutelare, sono scese a 3.800.000.

 

Il Guardasigilli ha quindi indicato le priorità del momento. Anzitutto il "rafforzamento della cooperazione giudiziaria" a livello europeo. Dall'istituzione della "procura europea" alla lotta al terrorismo con particolare attenzione "all'uso della rete". "Si governa sempre più su scala internazionale, tramite accordi fondati sulla condivisione dei poteri - ha sottolineato -, cresce la criminalità transfrontaliera e informatica, e la risposta non può più essere solo nazionale. Il rischio è che rimaniamo a fare la guardia a un bidone ormai vuoto".

 

E anche se lo sport preferito dagli italiani resta quello di dire che all'estero va meglio, Orlando respinge questa semplificazione: "I dati mostrano un progresso del sistema giudiziario italiano con numeri sensibilmente avvicinatisi alla media europea. Un'inversione di tendenza evidenziata anche nei rapporti internazionali, dove l'Italia è valutata assai positivamente per l'ampia disponibilità di sistemi di risoluzione alternativa delle controversie, su cui in questi anni abbiamo spinto molto, grazie ad una significativa politica di incentivi".

 

Poi qualche messaggio più "interno". Il primo sulla riforma della prescrizione che ha "le più vivaci discussioni": "Credo si sia pervenuti a un punto di equilibrio fra l'esigenza di assicurare alla giurisdizione tempi congrui allo svolgimento delle attività di accertamento dei fatti di reato e quella di garantire la ragionevole durata del processo, conservando alla prescrizione la sua funzione di stimolo a una definizione dei processi penali in tempi non troppo estesi". 

 

Il secondo sulla diffusione delle intercettazioni prive di rilevanza penale: "Ho molto apprezzato le circolari diramate da alcune Procure, che invitano a una maggiore sorvegliatezza. Credo vadano nella giusta direzione. Noto anche, e spero di non essere smentito dai fatti, che la loro diffusione è diminuita, ma non per questo ritengo che non sia necessario un intervento normativo, secondo le linee della delega che il Parlamento è chiamato ad approvare nell'ambito della riforma penale".

 

Infine una dichiarazione di principio: "Fare giustizia non può mai significare ricerca del consenso". Chi ha orecchie per intendere, intenda. 

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    19 Gennaio 2017 - 06:06

    Parole, parole, parole...non sufficienti a celare la sostanziale, vile e grave, sudditanza di chi e' democraticamente investito di responsabilità politiche nei confronti del circo mediatico giudiziario il cui spettacolo continua ad andare in scena ogni giorno. Non vi e' compagno di partito del ministro che in ogni dibattito non finisca col dire che di ogni malservizio deve occuparsi la magistratura, che occorre aspettare le conclusioni della magistratura, che in primo luogo e' dovere di tutti aver fiducia nella magistratura...Ma alcuno non trova grottesco e penoso che nell'ordinamento democratico si sia istituita una autorità anticorruzione con l'allucinante compito di vigilare preventivamente che gli atti degli eletti non siano viziati da un qualche possibile reato?

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