Rapporti non occasionali tra Salvini e Camusso su lavoro e pensioni

Dall’articolo 18 alla Legge Fornero: è lega rossonera. Perché i due sono dalla stessa parte della barricata su molti temi

Rapporti non occasionali tra Salvini e Camusso su lavoro e pensioni

Susanna Camusso (foto LaPresse)

Roma. “Dalla Consulta una sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo, come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero”, ha detto lui. “E’ stato dato per scontato l’intervento del governo e dell’Avvocatura dello stato, non era dovuto, è stata una scelta politica”, ha risposto lei. Dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito del referendum sull’articolo 18, le parole di Matteo Salvini, leader della Lega nord, e quelle di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, sono state incredibilmente simili. E non si tratta di una semplice coincidenza, visto che negli ultimi anni le strade di Matteo e Susanna, entrambi milanesi, entrambi studenti alla Statale senza riuscire a completare gli studi (lei archeologia, lui  storia), entrambi con radici di sinistra (comunista padano lui, socialista lei), si sono incrociate spesso.

 

Prima di questo fronte comune sull’articolo 18, i due erano dalla stessa parte della barricata anche al referendum costituzionale, ovviamente schierati per il No: “Come previsto arrivano le minacce... Goldman Sachs, una delle più grandi e pericolose banche d’affari al mondo e il Financial Times dicono che è pericoloso votare No. Votiamo No alla faccia dei poteri forti”, diceva lui. “Dobbiamo sapere che le agenzie di rating e altri centri di interesse finanziario non sono estranei alla battaglia politica. E si capisce perché: la nostra Costituzione, essendo fondata sull’eguaglianza, va esattamente contro l’aumento delle diseguaglianze causato in questi anni dal pensiero liberista”, rispondeva lei. Si dirà che quello era un fronte costituzionale (o un’accozzaglia, direbbero altri) e quindi è possibile avere compagni di viaggio inaspettati. Ma i rapporti, le intese e gli accordi politici tra la nuova Lega salviniana e il più grande sindacato della sinistra non si limitano a questo e non sono occasionali.

 

Se Salvini è oggi favorevole ai referendum di oggi della Camusso su articolo 18 e voucher, la Camusso si schierò con Salvini quando era stata la Lega a raccogliere le firme per un referendum abrogativo della riforma Fornero delle pensioni. “Se la Corte costituzionale ammette la consultazione, la Cgil è favorevole”, diceva lei. “E’ la dimostrazione che si può andare oltre gli steccati ideologici”, rispondeva lui. Stessa coincidenza di vedute su un altro referendum, mai tenuto per il flop nella raccolta delle firme, contro il pareggio di bilancio.

 

Sarebbe però ingeneroso, e lontano dal vero, attribuire una svolta filo-leghista alla Camusso, dato che su questi temi la posizione delle Cgil è sempre identica e che su altre questioni come l’immigrazione la distanza rimane siderale. La svolta piuttosto è del Carroccio, che con la scalata del “comunista padano” Salvini ha fatto un’inversione a U rispetto alla piattaforma riformatrice della Lega di governo di Umberto Bossi e Roberto Maroni.

 

Proprio sul tema del lavoro è stata la Lega per prima, con Bossi ministro delle Riforme e Maroni ministro del Welfare, a proporre incisive riforme del lavoro. Quando l’allora segretario della Cgil Sergio Cofferati riempì il Circo Massimo in difesa dell’articolo 18, al ministero del Lavoro c’era Maroni, consigliato da Marco Biagi (ucciso dalle Brigate rosse proprio pochi giorni prima della manifestazione della Cgil. Lo stesso sulle pensioni. Anche se nei governi di centrodestra la Lega ha sempre difeso le vantaggiose pensioni di anzianità, diffuse soprattutto al nord, è stato Roberto Maroni ad approvare una riforma delle pensioni – successivamente azzoppata in maniera miope dal centrosinistra – che anticipava molti aspetti della riforma Fornero).

 

Di quella Lega, sia sulle riforme economiche sia sui temi dell’autodeterminazione territoriale, non resta molto. La piattaforma di Salvini è fatta di nazionalismo xenofobo e sindacalismo. La Lega non si ispira più a Gianfranco Miglio e Marco Biagi, ma a Marine Le Pen e Susanna Camusso. Non è più verde, ma rossonera.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    15 Gennaio 2017 - 13:01

    La riforma Maroni delle pensioni era tutt'altra cosa dalla legge Fornero: infatti prevedeva il mantenimento delle pensioni di anzianità legata all'età anagrafica per chi aveva da 35 a 39 anni di contributi, comunque 40 di contributi senza riferimento all'età anagrafica. In più era possibile continuare a lavorare in maniera volontaria dal raggiungimento dell'anzianità fino al raggiungimento della vecchiaia ricevendo una retribuzione che comprendesse anche i contributi pensionistici (come misura transitoria). Il tutto accompagnato dallo "scalone", che faceva entrare in vigore la riforma senza gradualità. Viceversa la legge Fornero pone a termine l'anzianità e sposta sempre più avanti la vecchiaia, secondo le aspettative di vita. Come si vede riforme concettualmente diverse.

    Report

    Rispondi

Servizi