Tutte le mosse sbagliate di Casaleggio

David Allegranti

Due eurodeputati mollano il M5s (uno con i verdi, l’altro con i lepenisti). Fughe, multe e ripensamenti: situazionismo grillino a Bruxelles

Roma. Fughe, ripensamenti, marce indietro, minacce di multe, pernacchie. Il M5s è finito dentro un film di Alberto Sordi: “Il marchese del Grillo”. L’eminenza grigina Davide Casaleggio, che pensava di portare a casa l’accordo con i liberali dell’Alde, è stato costretto a tornare fra le braccia di Nigel Farage, che ha (im)posto le sue condizioni, tra cui l’impegno a sostenere pubblicamente un referendum per l’uscita dall’euro.

 

Casaleggio jr. e Beppe Grillo insomma saranno costretti a dormire sul divano per qualche settimana. Niente male per un presunto giocatore di scacchi dalla strategia piuttosto limitata: Casaleggio per mesi è stato descritto come un leader silente ma brillante, degno erede di Gianroberto, anche se – come si legge nelle controdeduzioni presentate dal giovane Casaleggio all’avvocato Venerando Monello – l’erede formalmente non conta nulla nel M5s. A seguito della scomparsa del padre, si legge nei documenti, “è rimasto a ricoprire il ruolo di Garante del Movimento 5 Stelle solo Beppe  Grillo”, e Davide “non ricopre all’interno del MoVimento 5 Stelle alcun ruolo”. Resta il fatto che Casaleggio jr. è sempre stato raccontato come un novello Churchill. Alla fine però, come sempre avviene in politica, c’è stato il momento del disvelamento e del bluff.

Rimasto fuori dall’Alde, il M5s è tornato con il leader dell’Ukip, pagando un prezzo alto. David Borrelli, un altro degli strateghi a Cinque Stelle (arrivato a Bruxelles con 501 preferenze, è uno dei tre triumviri insieme a Max Bugani e allo stesso Casaleggio dell’associazione Rousseau, il sistema operativo dei Cinque Stelle) naturalmente non sarà più vicepresidente dell’Alde, come prevedeva l’accordo con i liberali. Epperò non sarà più neanche co-presidente dell’Effd, il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta formato da Ukip e M5s. Da un paio di giorni peraltro l’immagine di Borrelli è stata tolta dalla copertina dell’account Twitter del gruppo, un po’ come si fa con le fidanzate o i fidanzati quando ci si molla e si provvede alla cancellazione delle loro foto da Facebook.

 

Nel frattempo a Bruxelles va in onda il caos. L’eurodeputato Marco Affronte è entrato nei Verdi, facendo salire a 51 i parlamentari provenienti da 18 paesi diversi. Grillo attraverso il Sacro Blog lo ha subito attaccato e ha preteso il pagamento delle penali. “Gravi inadempienze al rispetto del codice di comportamento prevedono la richiesta di pagamento della sanzione di 250.000 euro prevista. Affronte dovrebbe dimettersi immediatamente e lasciare spazio a un eletto del M5s. Se questo non avverrà, con i soldi della sanzione di Affronte, che gli sarà notificata non appena saranno svolte le procedure burocratiche, aiuteremo i terremotati delle Marche e dell’Umbria”, si legge sul Sacro Blog. C’è già una disputa giuridica in corso. Secondo l’avvocato Lorenzo Borrè, ex M5s e difensore di un gruppo di dissidenti espulsi e riammessi grazie a una sentenza, l’ipotesi del pagamento “è estremamente remota” perché contrasta con il principio di autonomia del mandato. Non solo. “Se violazione del codice di comportamento c’è stata – dice Bollè – questa sarebbe casomai ascrivibile a chi ha deciso di costituire un gruppo politico in seno al Parlamento europeo con partiti che non condividono i valori fondamentali del M5s”, come nel caso dell’Alde.

 

Per Affronte, il “foglio” firmato al suo arrivo a Bruxelles, in cui si prevede la penale di 250mila euro, ha un “valore legale” inferiore alla “carta straccia” e si rifiuta di credere “che arriveranno al punto vergognoso” di chiederla. “Spesso nel movimento si sta un po’ troppo zitti”, dice Affronte. E’ una situazione voluta. Spero che i miei colleghi capiscano che se M5s può tornare sui binari originari, il cambiamento deve partire da loro”. L’eurodeputato giudica il fallito matrimonio con l’Alde, una “questione trattata con una superficialità che un movimento così grande non può permettersi. Tutto sommato però ci sarei potuto anche passare sopra. Ma avevo già molte cose dentro che bollivano da tempo. Lunedì c’è stato un incontro con Grillo e Casaleggio. Ho mostrato loro le mie perplessità su molte cose, che al momento non funzionano e le loro risposte non sono state soddisfacenti”. In serata, anche l’eurodeputato Marco Zanni ha abbandonato il gruppo Efdd per aderire allo Enf (Europa delle Nazioni e della Libertà), la formazione eurofobica di cui fanno parte la Lega Nord di Matteo Salvini, il Front National di Marine Le Pen e il Pvv di Geert Wilders. Zanni era stato fra i primi parlamentari europei del Movimento a lamentarsi per la trattativa con l’Alde: “Io come eurodeputato non ne sapevo niente e come voi attivisti e non, ho appreso la notizia, con sorpresa e sconcerto, questa mattina”, aveva scritto Zanni su Facebook l’8 gennaio, giorno dell’apertura della votazione online sul Sacro Blog. Naturalmente, lui aveva votato contro “un gruppo come l’Alde che rappresenta il liberismo e l’eurismo più sfrenato”.

L’ingresso di Zanni è stato applaudito dal segretario leghista Salvini.  “L’Italia non riparte se non torna a decidere in autonomia sulla propria moneta, sulle banche, sull’economia. Marco Zanni, da oggi (ieri, ndr) nel nostro gruppo come componente indipendente, darà una mano a raggiungere questi obiettivi. Noi non abbiamo paura dell’Europa, non siamo eurofobici, semplicemente quest’Europa vogliamo cambiarla davvero. Non prendiamo in giro i nostri elettori e i cittadini con giravolte o battaglie inutili e irrealizzabili come impossibili referendum sull’euro ma lavoriamo in maniera seria e responsabile per un progetto vero”.

 

Non sono mancati momenti di puro situazionismo a Bruxelles. I Verdi avevano approvato l’ingresso non solo di Affronte ma anche di un’altra eurodeputata grillina Daniela Aiuto (un solo voto contrario e due astenuti), che però dopo il risultato ha annunciato di voler restare nell’Effd. “Io sto bene qui. Si sta facendo molta confusione”. Grande è la confusione sotto il cielo. Ma la situazione non è eccellente.

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  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.