Costituzionalisti compatti contro la truffa grillina

Le sanzioni contro chi viola il codice di comportamento del M5s sono contrarie alla Costituzione. In difesa dell'articolo 67 sul vincolo di mandato

Costituzionalisti compatti contro la truffa grillina

(foto LaPresse)

Domani si riunisce la camera di consiglio del tribunale di Roma che deciderà sulla legittimità della sanzione da 150 mila euro prevista nel caso in cui il sindaco di Roma, Virginia Raggi, violasse il codice di comportamento dei candidati del Movimento 5 stelle. Beppe Grillo tenta di disincentivare l'emorragia di membri del partito, un fenomeno che negli ultimi giorni riguarda anche gli europarlamentari grillini, dopo l'annuncio di Marco Zanni e Marco Affronte di lasciare il Movimento in seguito all'accordo fallito con il gruppo Alde di Guy Verhoftadt.

Nei giorni scorsi, il Foglio ha pubblicato il testo del ricorso dell'avvocato Venerando Monello che chiedeva di dichiarare nullo il contratto e, allo stesso tempo, di rendere ineleggibile la stessa Raggi. "Il problema politico è evidente", ha scritto il direttore Claudio Cerasa qualche giorno fa: "Può essere parte di un sistema democratico un movimento che non rispetta un principio costituzionale chiave come quello contenuto nell’articolo 67 (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) e che spaccia per democrazia diretta una democrazia diretta da una società privata (la Casaleggio Associati) non eletta da nessuno ed eterodiretta da un blog solo al comando (beppegrillo.it)?". Anche il costituzionalista Sabino Cassese aveva dichiarato Foglio che "nessun partito al mondo funziona in questo modo”.

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Sull'attesa sentenza di domani è tornato oggi anche il Corriere della Sera che ha riportato le dichiarazioni di altri costituzionalisti. "All'interno di un gruppo, prevedere penali per certi comportamenti è legittimo", dice al quotidiano di Via Solferino il presidente emerito della Corte costituzionale, Antonio Baldassarre. Ma prevedere multe per un membro del partito che decide di fare un passo indietro o di cambiare casacca e cosa molto diversa. Dice Baldassarre: "Se io sono stato eletto e decido di uscire, può essere un comportamento eticamente riprovevole, ma in questo caso sanzionarlo sarebbe davvero di dubbia legittimità costituzionale. Tenderei a escludere che si possa fare". Anche il costituzionalista Antonio Saitta dice al Corriere che "chi viene eletto risponde solo alla propria coscienza" e ricorda che le sanzioni violano l'articolo 67 della Costituzione, quello sul vincolo di mandato. "Non ci può essere una pena privata, un risarcimento punitivo", aggiunge il presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli: "Questo vale per ogni carica elettiva. Difficilmente troverà qualche giurista che dica il contrario".

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